Mirabilissimo100’s Weblog

marzo 28, 2020

MEDJUGORJE: MIRJANA NON AVRA’ PIU’ LE APPARIZIONI DEL SECONDO GIORNO DEL MESE

 


La chiesa di San Giacomo a Medjugorje
 
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RADIO SPADA.ORG
 
19 MARZO 2020

Dilaga il virus, gli ospedali tracimano, le libertà personali sono limitate, l’economia è stagnante.

E, nel momento in cui la gospa (che, ribadiamo, NON è Maria SS., vedere in proposito questo ampio dossier *) dovrebbe essere più vicina ai suoi seguaci, che accade? Le apparizioni del 2 di ogni mese a Mirjana finiscono. Insomma: la gospa, ancora una volta, “funziona” all’esatto contrario di Maria SS.

I cattolici avevano appena finito di indignarsi per la sospensione del culto pubblico e per la chiusura delle piscine di Lourdes, fatti vissuti come una privazione del conforto soprannaturale… et violà viene pure a concludersi l’abituale apparizione di Mirjana, che raccoglieva folle considerevoli.

A dare la notizia sono diversi siti.

Scrive Aleteia, grassettature nostre:

Non arriveranno più i tradizionali messaggi (…) alla veggente (…). Lo ha comunicato lei stessa. Ma era già noto che non sarebbero durati per sempre. […]

Eppure l’appuntamento del 2 di ogni mese, era ormai considerato da migliaia di fedeli in tutto il mondo, un punto di riferimento spirituale. In centinaia, ogni volta, accompagnavano Mirjana alla croce sulla collina delle apparizioni, e assistevano con lei, alla presunta apparizione.

Ogni volta Mirjana scriveva, al termine dello stato estatico in cui cadeva per alcuni minuti, il messaggio che le avrebbe lasciato la Vergine, orientato alla conversione dei non credenti. Spesso una sorta di appello, una sollecitazione. Perché la Madonna avrebbe stoppato questi messaggi, non è dato saperlo.

Commentano i “Papaboys“:

E’ per lo meno ‘incredibile’ quello che è accaduto oggi, al termine dell’apparizione alla veggente Mirjana del 18 marzo 2020 (una volta ll’anno quest’apparizione straordinaria, nel giorno del compleanno della veggente, ed un giorno il mondo – dicono i veggenti – scoprirà perchè). Di sicuro che il messaggio comunicato fa molto riflettere. […]

Da un gruppo facebook affidabile, quello degli amici di Medjugorje di Varese, giunge questa conferma ulteriore. Ho parlato con Mirjana e suo marito Marko e ho avuto conferma che la Madonna ha detto alla veggente che NON LE APPARIRA’ PIÙ AL 2 DUE DI OGNI MESE ma di non avere paura perché rimarrà ancora vicino a protezione di ognuno di noi… forza e coraggio […]

CONTINUA NELLA PAGINA

 
 
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Il dossier * di Radio Spada

[Dossier Medjugorje] Perché il fenomeno Medjugorje non c’entra nulla col Cattolicesimo

 
L’ oratorio della chiesa di San Giacomo a Medjugorje
 
 
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14 Gennaio2020
 

Ovviamente la lista di articoli che segue è incompleta e moltissimo si potrebbe aggiungere. Si tratta di un assaggio – comprendente testi, video e immagini – ampiamente sufficienti a fugare ogni dubbio su questi oracoli balcanici, che col Cattolicesimo non hanno nulla da spartire:

CORONAVIRUS COVID-19: COSA ACCADE AMEDJUGORJE ?

 
LA CHIESA DI SAN GIACOMO A MEDJUGORJE
 
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IL SEGNO DI GIONA.COM
 
25 MARZO 2020
 
DAVID MURGIA
 
FEDE E CORONAVIRUS, DOPO SAN PIETRO E LOURDES, CHIUDE ANCHE MEDJUGORJE, L’ULTIMO BALUARDO DEI PELLEGRINI. E MIRJANA NON HA PIÙ LE APPARIZIONI MENSILI
 

Alla fine anche Medjugorje ha capitolato. Dopo la Basilica di San Pietro e il santuario di Lourdes (ancora mi devo riprendere dallo shock) anche l’ultimo baluardo dei pellegrini ha dovuto chiudere ogni celebrazione. Il Coronavirus ha vinto (anche se solo temporaneamente) anche qui, dove la Gospa apparirebbe dal lontano 1981.

La decisione –arrivata a seguito di quanto stabilito dal governo – è stata comunicata dal parroco di Medjugorje, padre Marinko Sakota. Adorazione, Sante Messe, Preghiere di Guarigione e Liberazione saranno visibili in streaming sui canali locali. Sono stati spenti anche gli altoparlanti che generalmente diffondono le celebrazioni.

Queste le misure per evitare i contagi e la diffusione del Coronavirus visto che- sebbene non sembra che ci siano casi sospetti a Medjugorje – ci sono state però alcune segnalazioni di casi di positività nei paesi limitrofi e a Mostar.

Per Medjugorje sono mesi particolari e non solo per il fuggi fuggi di pellegrini di cui avevo scritto qualche giorno fa.

Dopo aver deciso di pubblicare il Dossier vaticano rimasto segreto per molti anni, la veggente  Mirjana Dragicevic ha annunciato – lo scorso 18 marzo, durante l’apparizione annuale della Madonna – che non avrà più apparizioni ogni 2 del mese, come accaduto sino al 2 marzo 2020.

Un annuncio clamoroso che ha destato scalpore tra fedeli di Medjugorje.

Cosa significa questo gesto? Ha a che vedere con i famosi 10 segreti?

In molti mi hanno chiesto un parere su tutto questo.

Io mi sento di ribadire quanto il dossier che ho pubblicato spiega. E cioè che, salve le prime apparizioni, le successive vanno approfondite e considerate come fossero delle esperienze personali. Semplici locuzioni in cui la Gospa parlerebbe ai singoli veggenti. Quindi – per lo studio vaticano – non saremmo di fronte ad apparizioni vere e proprie (come per esempio nel caso de La Salette, Fatima o Lourdes) ma saremmo di fronte ad una fenomenologia mistica personale.

Sulla questione dei cosiddetti Segreti, la Relazione Ruini si è espressa in modo molto chiaro: non hanno assolutamente carattere soprannaturale.

© David Murgia

 
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 15 MARZO 2020
DAVID MURGIA
 
MEDJUGORJE  E’ DESERTA
 
Sembra una città spettrale Medjugorje, il piccolo villaggio della Bosnia Erzegovina dove la Gospa – come qui chiamano la Madonna – apparirebbe dal 1981.
 
Ebbene a sentire e a leggere quello che dicono gli operatori turistici locali  – per colpa del Coronavirus – Medjugorje è diventata una città fantasma.
 
I pellegrini sono scappati. Gli alberghi sono vuoti. Nessuno si siede più nei bar e nei locali che si affacciano sulla strada principale di Medjugorje.
 
“Con il coronavirus è peggio della guerra – si legge in un reportage di un giornale bosniaco –  strade, negozi, caffè e ristoranti sono deserti. Anche la chiesa di San Giacomo è vuota. Un’immagine davvero senza precedenti a Medjugorje dal 1981, poiché il mondo ha sentito la voce della Madonna apparire  qui. Dove hanno fallito le autorità comuniste negli anni ottanta e la guerra degli anni novanta è riuscito invece questo famoso coronavirus, che ha disperso pellegrini e visitatori in questo luogo dell’ Erzegovina”.
 
“Pellegrini dall’Italia e da altri paesi – riporta un altro quotidiano – stanno annullando massicciamente i pellegrinaggi verso questo santuario mariano. Già nella pre-stagione, c’è stato un calo significativo del numero di turisti. I pochi che visitano Medjugorje in questi giorni per trovare la pace spirituale  e trascorrere un po’ di tempo in preghiera affermano di non aver paura del virus”.
 
Secondo Davor Ljubić, CEO di G Tour “a marzo abbiamo avuto delle cancellazioni, i viaggi in Italia e in Polonia sono stati annullati, così come i pellegrinaggi previsti per aprile”.
 
E anche i dati pubblicati sul sito web della parrocchia di San Giacomo sono sconfortanti: a dicembre 2019 le comunioni distribuite sono state ben 90mila; mentre a gennaio scorso sono state  37mila e ora a febbraio scorso sono calate fino a scendere 33mila. E a marzo sarà anche peggio.
Insomma una situazione disastrosa, considerato che – a differenza di quello che comunemente si pensa – a Medjugorje si vive solo di turismo religioso. E la pandemia lascerà sicuramente anche macerie economiche.
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19  MARZO 2020
Medjugorje finite le apparizioni della Madonna . C’entra il Coronavirus Covid-19?
Dopo la chiusura di Lourdes, sono finite le apparizioni della Madonna che avvenivano ogni due del mese, stando alle veggenti ed ai fedeli. Ieri una apparizione straordinaria a Mirjana, che si è svolta eccezionalmente in casa, con la sua famiglia, data anche l’assenza di pellegrini per via del blocco delle frontiere a causa del Coronavirus.
La Madonna ha rivelato alla veggente Mirjana che da ora in poi le apparirà una sola volta all’anno, il 18 di Marzo. E’ previsto nelle prossime ore un comunicato ufficiale. Sapevamo che prima o poi ciò doveva accadere ma speravamo il più tardi possibile. Ora è il tempo della preghiera!
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BREVE STORIA DELLE APPARIZIONI DI MEDJUGORJE
 
Il 24.6.1981 verso le ore 18, sei giovani della parrocchia di Medjugorje, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic, Ivan Dragicevic, Ivan Ivankovic e Milka Pavlovic, hanno visto sulla collina Crnica, nel luogo chiamato Podbrdo, un’apparizione, una figura bianca con un bambino in braccio. Sorpresi e spaventati, non si sono avvicinati ad essa. Il giorno dopo alla stessa ora, il 25.6.1981, quattro di loro, Ivanka Ivankovic, Mirjana Dragicevic, Vicka Ivankovic ed Ivan Dragicevic, si sono sentiti fortemente attirati verso il posto dove, il giorno precedente, hanno visto quella che hanno riconosciuto come la Madonna.
 
Marija Pavlovic e Jakov Colo li hanno raggiunti. Il gruppo dei veggenti di Medjugorje fu così formato. Hanno pregato con la Madonna ed hanno parlato con essa. Da quel giorno, hanno avuto le apparizioni quotidiane, insieme o separatamente. Milka Pavlovic ed Ivan Ivankovic non hanno mai più visto la Vergine.
 
MESSAGGI E SEGRETI
La Madonna ha trasmesso ai veggenti 10 segreti che riguardano tutta l’umanità. Inessi risulterà chiaro il piano di Maria per la salvezza del mondo. Mirjana ha ricevuto i dieci segreti, sa cosa sono, quando e dove si realizzeranno, ed ha il compito di comunicarlo a un frate cappuccino da lei prescelto, Padre Petar, con dieci giorni di anticipo. Faranno assieme una settimana di preghiera e di digiuno poi P. Petar dovrà darne notizia al mondo tre giorni prima che si verifichino. Lo scopo della Vergine, dice Mirjana, è di salvare tutti, invitando tutti a conoscere l’amore del suo Figlio e consegnare il proprio cuore a lui.
Di questi segreti sappiamo solo che il terzo parla di un segno inequivocabile e bello della sua presenza che la Vergine lascerà sulla collina della prima apparizione. Il settimo invece pare sia molto drammatico, ma Mirjana insiste che non c’è di che avere paura. Chi ha il Signore al primo posto nel cuore non ha nulla da temere. Alla fine arriverà il tempo della pace, annuncia con sicurezza Mirjana. La Vergine infatti si è presentata a Medjugorje col titolo di Regina della Pace. Non si sa quando tutto accadrà.
I SEI VEGGENTI
Vicka Ivankovic-Mijatovic è nata il 3.9.1964 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Vicka è sposata, ha una bambina e vive a Krehin Grac presso Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i malati.
Mirjana Dragicevic-Soldo è nata il 18.3.1965 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 24.6.1981. al 25.12.1982. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno il 18 marzo. Dal 2 agosto 1987, secondo la sua testimonianza, ogni secondo giorno del mese Mirjana sente la voce della Vergine e qualche volta La vede ed insieme a Lei prega per i non credenti. Mirjana è sposata, ha due bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per i non credenti, quelli che non conoscono l’amore di Dio.
Marija Pavlovic-Lunetti è nata il 1.4.1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Grazie a lei, la Vergine invia il suo messaggio alla parrocchia ed al mondo. Dal 1.03.1984 al 8.1.1987 il messagio era dato ogni giovedi, e dal 25 gennaio 1987, il 25 di ogni mese. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Marija è sposata, ha quattro bambini, vive con la sua famiglia in Italia e a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le anime del purgatorio.
Ivan Dragicevic è nato il 25.5.1965 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. Continua tuttora ad avere apparizioni quotidiane. La Vergine gli ha rivelato nove segreti. Ivan è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia negli Stati Uniti e a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i giovani e per i sacerdoti.
Jakov Colo è nato il 6.3.1971 a Sarajevo. Ha avuto apparizioni quotidiane dal 25.6.1981. al 12.9.1998. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine gli disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno, il giorno di Natale, 25 dicembre. Jakov è sposato, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lui dalla Vergine: per i malati.
Ivanka Ivankovic-Elez è nata il 21.6.1966 a Bijakovici, parrocchia Medjugorje. E stata la prima a vedere la Gospa. Fino al 7 maggio 1985 ha avuto apparizioni quotidiane. Quel giorno, affidandole il decimo segreto, la Vergine le disse che per tutta la sua vita avrebbe avuto un’apparizione all’anno in occasione dell’anniversario delle apparizioni, il 25 giugno. Ivanka è sposata, ha tre bambini, vive con la sua famiglia a Medjugorje. L’intenzione di preghiera affidata a lei dalla Vergine: per le famiglie.
FINE DELLE APPARIZIONI DEL 2 DEL MESE
La Madonna il 18 marzo 2020 a Medjugorje, ha annunciato alla veggente Mirjana che l’apparizione del 2 di ogni mese si è conclusa.  
La Madonna ha rivelato alla veggente Mirjana che da ora in poi le apparirà una sola volta all’anno, il 18 di Marzo. E’ previsto nelle prossime ore un comunicato ufficiale. Sapevamo che prima o poi ciò doveva accadere ma speravamo il più tardi possibile. Ora è il tempo della preghiera!
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A CURA DEL CENTRO CONTRO IL FALSO CATTOLICESIMO

marzo 27, 2020

UN GRANDE ARCOBALENO E’ APPARSO A LOURDES

Filed under: CHIESA CATTOLICA, miracolo, TEMPO E CLIMA — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 10:45 pm

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25 Marzo 2020

Dopo essere stato chiuso il santuario di Lourdes oggi dal cielo è arrivato questo arcobaleno 🌈 segno di una rinnovata alleanza con il popolo di Dio. Speriamo in bene!

 

 

UNA GRANDE OSTIA APPARE NEL CIELO DI ROMA FORMATA DAL SOLE E UN ALONE LUMINOSO

Roma ai tempi del coronavirus: il sole “ostia gigante”, effetto ottico suggestivo
11 marzo 2020

Tutti con il naso all’insù. In Rete e sui gruppi Whatsapp si diffonde un video virale. Il sole, al Vaticano, crea un’ostia gigantesca in cielo. Effetto ottico o effetto della fotocamera? Mistero. Ma sicuramente tutto questo, all’ombra del Cupolone, rende suggestiva l’immagine. Qualcuno, a due passi dal Vaticano, urla: “Roma come Medjugorie”.

VIDEO
https://www.liberoquotidiano.it/video/italia/21030826/roma_medjugorje_sole_ostia_gigante_vaticano_tempi_coronavirus.html

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Aparece en el cielo sobre el Vaticano una impresionante y gran “hostia”

Desde Roma nos llegan estas imágenes ofrecidas por Enzina Pasquali donde se aprecia en el cielo el sol formando una sorprendente hostia que ilumina las tinieblas del Vaticano, cerrado por el miedo y sumisión al virus de moda. Miedo y también connivencia con las políticas del Nuevo Orden Mundial, que odian a Jesucristo y al santo sacrificio del altar. Pero la última palabra la tiene y la tendrá Dios, por supuesto. Este signo es un guiño del cielo a los católicos italianos y del mundo entero que se sienten solos como ovejas sin pastor. Lo ocurrido en el cielo, hoy 11 de marzo, nos recuerda al rayo que cayó sobre la cúpula del Vaticano, el día de 2013 en que Benedicto fue obligado a decir públicamente que renunciaba al trono petrino. Recordemos que bíblicamente a Jesús, el Señor, se le conoce como “el sol que nace de lo alto” Lucas 1,78. Oh María, sin pecado concebida, rogad por nosotros que recurrimos a vos. Contacto: caminandoconlossantos@gmail.com

marzo 15, 2020

SAN GIOVANNI BOSCO DURANTE IL COLERA DEL 1854

 
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Proponiamo questa lettura tratta dalla Vita di San Giovanni Bosco, scritta da don G.B. Lemoyne (ed. SEI, v. I, p 484 e ss.). Vi si racconta del terribile colera che funestò Torino nel 1854. Una sola osservazione: il clero Subalpino (e perfino la Municipalità…) credeva all’efficacia delle preghiere…

[…] Il dì seguente, 15 agosto [1853], festa di Maria SS. Assunta in cielo, Don Alasonatti inaugurava il suo ministero sacerdotale in Valdocco coll’assistere un coleroso. Da due settimane, a Torino, era apparso il colera! . Don Bosco l’aveva preannunziato. Fin dal mese di maggio aveva detto ai giovani chiaramente che il colera sarebbe giunto a Torino e vi avrebbe fatto strage ed aveva soggiunto: – Voi state tranquilli: se farete quanto vi dico, sarete salvi da quel flagello. – Che cosa dobbiamo fare? – gli avevano chiesto i giovani. – Prima di tutto vivere in grazia di Dio; portare al collo una medaglia di Maria SS. che io benedirò e darò a ciascuno e a questo fine recitare ogni giorno un Pater, Ave, Gloria coll’Oremus di S. Luigi e la giaculatoria: Ab omni malo libera nos, Domine. – Era una conferma della pia pratica iniziata l’anno precedente l’accennato scoppio della polveriera.

Il colera-morbus, dopo aver percorso varie contrade, aveva invaso anche la Liguria e il Piemonte. Nei primi giorni dell’infezione quanti erano i colpiti, tanti erano i morti; appresso su cento casi si avevano in media sessanta decessi. S’immagini lo sgomento generale, che appariva dal cessare del commercio, dal chiudersi delle botteghe, dal fuggire che molti facevano dal punto invaso. Fomentava questo spavento il non conoscere alcun rimedio pel morbo e la persuasione che esso fosse non solo epidemico, ma contagioso. Nel basso popolo aggiungevasi il pregiudizio che i medici somministrassero agli ammalati una bibita avvelenata, chiamata in Torino acquetta, allo scopo di farli morire più presto e così distornare più facilmente il pericolo per sé e per gli altri.

Il 25 luglio, all’annunzio dei primi casi in Torino, il Ministro dava norme di precauzione al Vicario Generale, perché il Clero venisse in aiuto alle autorità civili nell’esecuzione degli ordini emanati. I Parroci obbedirono, il Clero si disse pronto, e i Religiosi di S. Camillo, i Cappuccini, i Domenicani, gli Oblati di Maria si offersero per l’assistenza dei colerosi. Il Municipio stesso, appena comparve imminente lo scoppio del flagello, diede uno splendido esempio di pietà. Dopo avere adottato le dovute misure sanitarie, volle far ricorso alla Regina del Cielo, ed ordinò una funzione religiosa nel Santuario di Maria SS. Consolatrice pel mattino del 3 agosto; e ad essa, insieme con un’immensa folla di fedeli, prese parte un’apposita rappresentanza del Consiglio municipale. Il Sindaco ne dava comunicazione all’Autorità Ecclesiastica con queste nobili parole: “Il Consiglio delegato, interprete del voto della popolazione. di questa Capitale, nella circostanza della temuta invasione del colèra asiatico, ha assistito stamane ad una Messa, susseguita da Benedizione, nella Chiesa della Beata Vergine della Consolata, onde impetrarne il patrocinio”. E la Beata Vergine non sdegnò queste suppliche, poiché la terribile malattia, contro ogni aspettazione, infierì assai meno in Torino, che in tante altre città e paesi d’Europa, d’Italia e dello stesso Piemonte.

Ciò nonostante, i casi da uno salirono a 10, a 20, a 30 e poi sino a 50 e 60 al giorno. Dal 1° agosto al 21 novembre la città coi sobborghi e il territorio ebbe circa 2500 casi e 1400 vittime. La regione più afflitta fu quella di Valdocco, dove nella sola parrocchia di Borgo Dora in un mese furono 800 i colpiti e 500 i morti. Vicino all’Oratorio si ebbero varie famiglie, non solo decimate, ma affatto distrutte. Nelle case Filippi, Moretta, Bellezza, e in quella dell’osteria del Cuor d’oro, cioè nelle case vicine all’Oratorio, morirono in brevissimo tempo oltre quaranta persone.

Quando si sparse la notizia che il morbo cominciava a serpeggiare, anche il Venerabile si mostrò un amorosissimo padre. Per non tentare il Signore, usò ogni possibile mezzo di precauzione, suggerito dalla prudenza, e dall’arte; e fece ripulire il locale, aggiustare altre camere, diminuire il numero dei letti nei dormitori e migliorare il vitto, sobbarcandosi a gravissime spese. Ma non pago dei provvedimenti terreni, si appigliò di gran cuore ad altri di gran lunga più efficaci. Fin dai primi giorni del pericolo, prostrato dinanzi l’altare faceva questa preghiera al Signore: “Mio Dio, percuotete il pastore, ma risparmiate il tenero gregge”; e rivolgendosi alla Beatissima Vergine soggiungeva: “Maria, Voi siete madre amorosa, e potente; deh! Preservatemi questi amati figli, a qualora il Signore volesse una vittima tra noi, eccomi pronto a morire, quando e come a Lui piace”.

Il sabato 5 agosto, festa della Madonna della Neve, raccolse i ricoverati attorno a sé, e annunziando la comparsa del flagello raccomandava a tutti sobrietà, temperanza, tranquillità di spirito e coraggio, e insieme confidenza in Maria Santissima, e una buona confessione e una santa comunione. “Causa della morte – soggiungeva – è senza dubbio il peccato. Se voi vi metterete tutti in grazia di Dio e non commetterete alcun peccato mortale, io vi assicuro che niuno di voi sarà tocco dal colèra; ma se mai qualcuno rimanesse ostinato nemico di Dio, e, quel che è peggio, osasse offenderlo gravemente, da quel momento io non potrei più essere garante né di lui, né per qualunque altro della Casa“.

E’ impossibile esprimere l’effetto prodotto nei giovani da queste parole. Parte di quella medesima sera, parte all’indomani, tutti andarono a gara per accostarsi ai Sacramenti e la loro condotta divenne da quel giorno di tale esemplarità, che non si sarebbe potuto desiderar migliore. Ogni sera molti circondavano il Venerabile per esporgli i propri dubbi o manifestargli le piccole mancanze della giornata, sicché Don Bosco era costretto a starsene un’ ora e talvolta anche più ad udire l’uno e l’altro, assicurando, incoraggiando, consolando.

Egli intanto s’era dato ad assistere con eroica abnegazione gli appestati. Mamma Margherita, che in varie circostanze aveva mostrato tanta trepidazione per la vita del figlio, dichiarò esser doveroso per lui l’affrontare il pericolo. Il Municipio aveva aperto alcuni lazzaretti per raccogliere i colerosi, che non avevano mezzi di assistenza e di cura nella propria casa. Due di questi ospedali vennero improvvisati in Borgo S. Donato, che allora faceva parte della Parrocchia di Borgo Dora; ed uno venne stabilito ov’è il Ritiro di San Pietro ed in una casa attigua, e di questo l’assistenza spirituale fu affidata a Don Bosco.

Ma se al Municipio era tornato facile l’aprire i lazzaretti, era oltre modo difficile il trovar persone, anche stipendiate, le quali volessero prestarsi a servire gli ammalati, tanto nei lazzaretti che nelle case private. Anche i più coraggiosi, temendo di contrarre il male, si rifiutavano di esporre a cimento, la propria vita. Di fronte a quella mancanza, balenò alla mente del Santo una coraggiosa idea. Impietosito alla vista dell’estremo abbandono in cui si trovavano non pochi colerosi, radunò i suoi giovani, espose lo stato miserando in cui quelli si trovavano, esaltò il grande atto dì carità di consacrarsi in loro sollievo, disse aver il Divin Salvatore assicurato di riguardare come fatto a sé ogni servizio prestato agli infermi; soggiunse come in tutte le epidemie e nelle stesse pestilenze vi furono sempre cristiani generosi i quali sfidarono la morte a lato degli appestati, com’allora il Sindaco si raccomandasse per avere infermieri e assistenti, ed egli e il caro D. Alasonatti ed altri sacerdoti si fossero già esibiti, e finì coll’esprimere il vivo desiderio che anche alcuni di loro gli divenissero compagni in quell’opera di misericordia. Tutti i giovani ascoltarono religiosamente l’invitò e, mostrandosi figli degni di un tal padre, quattordici diedero subito il nome perché fosse consegnato alla commissione sanitaria, ed altri trenta dopo pochi giorni ne seguivano l’esempio.

Chi considera il terrore che padroneggiava gli animi e riflette alla naturale timidezza della gioventù, non può non ammirare questo eroico slancio dei figli di Don Bosco, il quale ne pianse di consolazione, e date loro alcune norme affinché le comuni sollecitudini tornassero vantaggiose e al corpo e all’ anima dei colpiti dal terribile male, li slanciò all’opera pietosa. Quando si seppe che i giovani dell’Oratorio si erano consacrati a questa nobile impresa, le domande per averli si moltiplicarono talmente che loro non fu più possibile attenersi a nessun orario. Giorno e notte, al pari di Don Bosco, essi pure furono in moto. Qualche giorno avevano appena tempo di scendere a Valdocco per prendere un boccon di pane e talvolta furono costretti a cibarsene nelle case stesse dei colerosi; poiché, se da principio non avevano mancato di usarsi ogni doveroso riguardo, in seguito non pensarono più che ai loro infermi, lasciando la cura di se stessi alla Divina Provvidenza. Né l’opera di Don Bosco e degli alunni dell’Oratorio fu soltanto personale; ma, quantunque poveri, poterono provvedere anche materialmente a molti malati. Quando avveniva di trovare un infermo che mancasse di lenzuola, di coperte o di camicia, correvano a mamma Margherita e la caritatevole donna somministrava prontamente gli oggetti secondo il bisogno.

Ben presto, con tanta larghezza, si giunse a non aver più nulla fuori di ciò che si aveva indosso; e precisamente in quella condizione di cose un giovane infermiere corse a raccontare alla buona Margherita, come un povero malato, colto allora allora dal terribile morbo, si dimenasse in un misero giaciglio senza lenzuola. In ansia si fruga e nulla si rinviene fuorché una tovaglia da tavola: − Prendi e corri! esclama tosto Margherita; non abbiamo più nulla! Ma ecco che si presenta un secondo chiedendo ancora qualche cosa; e che fa quella donna incomparabile? Vola a prendere una tovaglia della mensa dell’altare, un amitto, un camice, e con licenza di D. Bosco dà in elemosina anche quegli oggetti di chiesa. E non fu una profanazione, ma un atto di squisita carità, poiché quei lini benedetti ricopersero le nude membra di Gesù nella persona di un coleroso!

da fsspx.it (titolo originale “1854: quando a Torino si moriva di colera“)
 
FONTE:
RADIO SPADA.ORG
 
https://www.radiospada.org/2020/03/don-bosco-e-il-colera-del-1854/?fbclid=IwAR2yKqaTKCJ-QT2oHICEKbW6QtblY3RxVhMp1R428BUzfD-jAUrijJbSxyQ

L’ICONA DELLA SALUS POPULI ROMANI CHE SALVO’ ROMA DALLA PESTE

 

Questa icona si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma

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DA PAPA BOYS.ORG
 
LA SANTA VERGINE  SALUS POPULI ROMANI SALVO’ ROMA DALLA PESTE
Nel secolo XVI avvenne il miracolo più grande attribuito a questa immagine: Roma era invasa dalla peste e il Papa, San Pio V, portò in processione l’icona fino a San Pietro. Prima di arrivare alla Basilica, ci fu un grande prodigio: tutto il popolo riunito udì un meraviglioso canto di angeli intonare i versiRegina coeli, laetare, alleluia;
Quia quem meruisti portare, alleluia;
Resurrexit sicut dixit, alleluia.
al che il Santo Padre aggiunse senza esitazione:Ora pro nobis Deum, alleluia.non appena il papa terminò di pronunciare queste parole tutto il popolo vide distintamente l’Arcangelo Michele sopra la Mole Adriana, nell’atto di riporre nel fodero la propria spada. Il Papa comprese che la peste sarebbe presto finita, come di fatto accadde da lì a poco tempo, e la Mole si chiamò da allora Castel Sant’Angelo. 
LA STORIA
L’immagine miracolosa, Protettrice del Popolo Romano, è forse la più amata e onorata icona mariana a Roma, al punto da essere quasi considerata come un palladio della città, Pio XII ne era particolarmente devoto. Si trova nella Cappella Paolina della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.
Anticamente, come risulta da un documento del 1240, questa icona era nota con il titolo di Regina Caeli
La tradizione fa risalire la venerata icona al tempo degli Apostoli. Sarebbe stata dipinta dall’evangelista Luca. Due sono le tradizioni legate alla storia dell’icona: una vuole che l’evangelista la abbia copiata da un’immagineacheropita (ossia non dipinta da mano d’uomo) che si trovava a Lidda, in Palestina.
Quando Pietro e Giovanni ebbero convertito una grande folla a Lidda, vi eressero una chiesa consacrata alla Madre di Dio. Chiesero poi a Maria di visitare quella chiesa, ma la Madre di Dio rispose: “Andate con gioia, perché io sarò con voi!”. Quando gli Apostoli arrivarono alla chiesa di Lidda, trovarono su una delle sue colonne un’immagine della Madre di Dio, miracolosamente fatta “senza mano d’uomo”. Più tardi, la Vergine in persona visitò questa chiesa: benedisse l’immagine e le conferì la grazia di compiere miracoli. Nel IV secolo l’immagine fu minacciata da Giuliano l’Apostata, che mandò dei tagliapietre con l’ordine di toglierla. Ma essa resistette agli scalpelli. Questo fatto miracoloso fece affluire in seguito folle da tutto l’Oriente.
L’altra tradizione vuole che dopo la crocifissione, quando la nostra Mamma Celeste si trasferì nella casa di San Giovanni, portò con sè tutti i suoi effetti personali, fra i quali c’era una tavola fatta dal Redentore stesso nella falegnameria di San Giuseppe, suo padre putativo. Questa tavola passò nella proprietà di alcune pie vergini di Gerusalemme che convinsero San Luca a dipingervi sopra un ritratto della Madre di Dio. Quando Luca dipingeva aveva ben in mente i fatti che la Santa Vergine stessa gli aveva raccontato della vita di suo figlio Gesù, cose che poi trascrisse nel suo vangelo. La tradizione vuole che questa icona sia rimasta a Gerusalemme, fin tanto che fu scoperta da Sant’Elena, madre di Costantino, nel VI sec. Questa icona assieme ad altri oggetti sacri fu presto trasportata a Costantinopoli ove il figlio Costantino il grande fece erigere in suo onore una chiesa.
Quando nel 730 l’imperatore Leone Isaurico scatenò la distruzione delle icone, il Patriarca San Germano, fervente difensore della sacre immagini, fu destituito dalla sua carica ed esiliato. Prima di imbarcarsi, scrisse una lettera al Papa San Gregorio Magno, la fissò sull’icona e l’affidò ai flutti del mare. L’icona navigò fino a Roma, dove arrivò in un solo giorno. Papa Gregorio Magno, avvertito da un sogno, la ricevette col clero, in preghiera, sulla riva del Tevere.
Quando il Papa ebbe terminato la preghiera, l’icona si sollevò dall’acqua e venne a posarsi tra le sue mani. Fu portata in processione fino a San Pietro, e lì esposta alla venerazione dei fedeli. Dopo la fine dell’iconoclastia, durante un’ufficiatura celebrata dal Papa Sergio II (844-847), l’icona cominciò a muoversi. Il popolo, spaventato dal fenomeno, cantò il Kyrie, e l’icona si immobilizzò. Poi si innalzò, e uscì dalla chiesa dirigendosi al Tevere, seguita dal Papa e dal popolo. Allo stesso modo in cui era arrivata un secolo prima, si allontanò sul mare, e l’indomani giunse a Costantinopoli, dove fu ricevuta dal Patriarca San Metodio. L’icona venne solennemente trasferita nella chiesa di Chalkopratia, dove fu venerata col nome di “La Romana” e festeggiata l’8 settembre.
Una copia (?) di questa icona si trova nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Roma chiamata anche “Santa Maria della Neve”, perché una prodigiosa nevicata il 5 agosto avrebbe delimitato il perimetro per l’edificazione della precedente basilica liberiana.
Nel secolo XVI avvenne il miracolo più grande attribuito a questa immagine: Roma era invasa dalla peste e il Papa, San Pio V, portò in processione l’icona fino a San Pietro. Prima di arrivare alla Basilica, ci fu un grande prodigio: tutto il popolo riunito udì un meraviglioso canto di angeli intonare i versiRegina coeli, laetare, alleluia;
Quia quem meruisti portare, alleluia;
Resurrexit sicut dixit, alleluia.
al che il Santo Padre aggiunse senza esitazione:Ora pro nobis Deum, alleluia.non appena il papa terminò di pronunciare queste parole tutto il popolo vide distintamente l’Arcangelo Michele sopra la Mole Adriana, nell’atto di riporre nel fodero la propria spada. Il Papa comprese che la peste sarebbe presto finita, come di fatto accadde da lì a poco tempo, e la Mole si chiamò da allora Castel Sant’Angelo. L’icona e’ stata copiata da innumerevoli artisti del Rinascimento e per questo e’ anche la più antica immagine della Vergine; attraverso le numerose copie, è anche conosciuta in Cina, dove fu portata dai Gesuiti. La ”Salus Populi Romani” è inoltre conosciuta in Russia, dove è stata dipinta da Teofane il Greco nella Chiesa della Trasfigurazione a Novgorod, alla fine del secolo XVI. Pure in Etiopia esistevano migliaia di copie esatte dell’icona di Roma, che divenne l’icona canonica di questo Paese.

Moltissimi papi del presente come del passato hanno avuto una grande devozione per questa immagine. Paolo VI pregò a lungo di fronte a questa immagine dopo aver proclamato la Santa Vergine come

Madre di tutta la Chiesa.

L’icona venerata a Santa Maria Maggiore era presente a Tor Vergata nell’agosto 2000 in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù e in quell’occasione Giovanni Paolo II ha voluto affidarla ai giovani insieme alla Croce della Gmg, ”perchè rimanga anche visibilmente sempre evidente che Maria e’ una potentissima Madre che ci conduce a Cristo”.
 
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“…Con Maria si orienta il cuore al mistero di Gesù e questo ci aiuta a purificare la nostra vita da tante forze negative. Il rosario, infatti, pregato in modo autentico, da’ pace e consolazione. Nella mia mente – ha aggiunto il Pontefice – e’ rivissuta questa sera la bella tradizione che ho vissuto nella mia infanzia, evocando i dolci ricordi degli appuntamenti vespertini delle sere di Maggio in parrocchia, o nei cortili delle case. Ringraziamo Dio che ci ha concesso di vivere quest’ora così bella, davanti all’iconaMaria Salus Populi Romani che è tanto venerata a Roma. Uniti nella preghiera con Maria – ha detto il Papa – invochiamola per ”le intenzioni più urgenti del mio ministero: le necessità della Chiesa, i grandi problemi del mondo, la pace, il dialogo fra le culture, l’unità dei cristiani e – ha scandito -, pensando a Roma e all’Italia, lo sviluppo solidale di questo amato Paese”.  (Benedetto XVI, sabato 5 Maggio 2008, saluto ai fedeli intervenuti presso la basilica di Santa Maria Maggiore)
 
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marzo 10, 2020

SANTA ROSALIA SALVO’ PALERMO DALLA PESTE

SANTA ROSALIA  ORANTE

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LA PESTE COLPISCE SEMPRE PIÙ PALERMO

27 luglio 1624

Il Pubblico Consiglio stabilisce di onorare S. Rosalia come patrona di Palermo, dedicarle una cappella in Cattedrale, venerare le sue reliquie con una solenne e “pomposa” processione e realizzare un’arca d’argento dove riporle.

Pochi giorni dopo, il 3 di agosto, muore colpito dal contagio il Viceré Emanuele Filiberto.

 2 settembre 1624

Il Senato ordina di far “luminarie” per le strade in onore di S. Rosalia.

 30 novembre 1624

Il cardinale Giannettino Doria, scettico sulla autenticità dei resti,  nomina una Commissione di teologi e medici perché si pronuncino sulla “invenzione* delle ossa” di S. Rosalia.

La Commissione rimane giustamente perplessa di fronte ai reperti.

(* Il termine “INVENZIONE” deriva dal latino “invenire”, nel senso di “rinvenire, trovare”).

 23 gennaio 1625

Il Senato elegge alcuni deputati  alla sanità per i quattro quartieri della città perché adottino provvedimenti atti a fronteggiare il rapido diffondersi della peste.

 13 febbraio 1625

Il saponaro Vincenzo Bonelli*, dopo aver perso la giovane moglie per la peste (11 febbraio), vestitosi da cacciatore. probabilmente per sfuggire ai controlli imposti per motivi di sanità pubblica verso coloro che avevano avuto parenti colpiti dalla malattia, con il cane e il fucile sale sul Montepellegrino con l’intenzione di suicidarsi gettandosi giù dalla cima.

Gli appare una “bella giovane fanciulla con volto d’angelo” che lo ferma dal gesto suicida.

Le chiede il nome e lei risponde: “Sono Rosalia”.

Lo conduce verso la grotta e gli dice che:

  • deve comunicarsi e confessarsi;
  • deve riferire all’Arcivescovo Doria di non dubitare più dell’autenticità delle ossa trovate e di portarle in processione per la città perché solo così sarebbe finita la peste;
  • lui sarebbe morto dello stesso morbo (peste) della sua sposa;
  • la Madonna le aveva promesso che la peste sarebbe cessata al passaggio delle sue ossa in città al momento del canto del “Te Deum Laudamus”.

Il Bonelli viene colpito dal contagio, come la Santa aveva predetto, in punto di morte racconta tutto al suo confessore chiedendogli di informare subito della visione l’Arcivescovo.

(* Il Bonelli è conosciuto anche come “il cacciatore”).

 GUARIGIONE  MIRACOLOSA

18 febbraio 1625

Il Cardinale colpito dal racconto di Vincenzo riconvoca la Commissione dei teologi e dei medici.

Questi il 18 febbraio certificano che tra i reperti vi è un corpo “ingastato in densa pietra” ed una piccola testa certamente di giovane donna.

Poiché si sapeva che l’unica donna vissuta sul monte era Rosalia, confortati anche dalle guarigioni miracolose e dalla corrispondenza delle predizioni agli accadimenti, si sollevano tutti i dubbi e viene dichiarata l’autenticità dei resti trovati.

 22 febbraio 1625

Il Senato riceve in forma ufficiale dal cardinale G. Doria le reliquie di santa Rosalia che, liberate in parte dalle incrostazioni calcaree, vengono elencate, riposte in un cofano rivestito di velluto e deposte in una cassa d’argento.

 3 marzo 1625

Il Senato autorizza la spesa per la costruzione dell’urna d’argento per le reliquie di S. Rosalia e dopo 10 giorni il cardinale Doria autorizza e predispone per la festa e la processione in onore della Santa.

 9 giugno 1625

Si svolge la processione delle ossa di S. Rosalia con la partecipazione di numerosissima gente.

Al passaggio dei resti e precisamente al canto del “Te Deum Laudamus” gli ammalati  guariscono dalla peste sotto gli occhi di tutti e il contagio si arresta.

Gli scrivani del re annotano nei registri comunali i nomi, l’età, il luogo della guarigione ed ogni dato di tutte le persone guarite.

 3 settembre 1625

A poco più di un anno dal ritrovamento delle ossa il cardinale Doria, luogotenente generale del regno, dispone che, essendo stata ottenuta per grazia di S. Rosalia la liberazione dalla peste, possono liberamente circolare “uomini, animali e merci”, certificando così l’estinzione completa dell’epidemia.

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http://www.santuariosantarosalia.it/santa-rosalia/peste-e-guarigione/

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S. Rosalia

IL SUO TEMPO

S. Rosalia visse a Palermo tra il 1130 ed il 1170 durante il Regno di Sicilia di Guglielmo I il Malo e, secondo la tradizione, fu damigella della moglie del re, la regina Margherita.

Periodo di intensa spiritualità cristiana caratterizzato, dopo l’interruzione della  dominazione araba, dal risveglio del monachesimo bizantino e occidentale accolto con entusiasmo dai re normanni.

In questo contesto Rosalia visse l’eremitaggio poiché la scelta di una vita solitaria in preghiera e contemplazione era l’espressione più alta della sensibilità religiosa di quel tempo.

LA VITA

 Non si ha nessuna notizia certa, dal punto di vista storico, sulla famiglia della Santa.

 La tradizione vuole che fosse figlia di nobili, discendenti da Carlo Magno, conorigine da Pipino re d’Italia, in avanti fino al conte Teodino, padre del conte Sinibaldo de’ Sinibaldi, genitore della Santa e sposo della nobildonna Maria Guiscardi.
Alla sua famiglia viene concesso da Ruggero D’Altavilla un grande possedimento alla Quisquina e il monte delle Rose in contrada Realtavilla (AG).
Padre Costantino Caetani, narra nel 1619 come Rosalia fosse stata damigella d’onore della regina Margherita, figlia del re di Navarra, moglie di Guglielmo I il Malo (1120/1166).
Si narra che, intorno ai 13/15 anni, il padre, per obbedienza al sovrano, le chiede di sposare il conte Baldovino per ricompensarlo di aver salvato la vita al re. Ne ottiene un rifiuto e la manifestazione del desiderio di lei di darsi alla vita religiosa.

 Abbandona la casa paterna, accede all’ordine delle monache basiliane, sceglie la vita eremitica e vive, per circa 12 anni, presso una piccola cavità carsica che si trova ora incorporata nell’eremo a lei dedicato nel bosco della Quisquina, oltre Bivona, a mezza costa di un dirupo di circa 900 mt che domina la necropoli di Realtavilla (AG).

 Ad avvalorare questa tradizione esiste una scritta, trovata il 24 agosto 1624, sulla parete destra dell’ingresso della piccola grotta: “EGO ROSALIA SINIBALDI QUISQUINE ET ROSARUM DOMINI FILIA AMORE D/NI MEI JESU CRISTI IN HOC ANTRO HABITARI DECREVI”.
Nella parte bassa della scritta, a sinistra, compare anche la cifra «12» che dovrebbe indicare gli anni in cui Rosalia visse in quel luogo.
Abbandonata la grotta della Quisquina, Rosalia torna a Palermo e si sofferma per breve tempo nella casa paterna, nel quartiere Olivella.
Successivamente si rifugia presso una grotta, ricca d’acqua, accanto ad un antico altare, prima pagano e poi dedicato alla Madonna, sul Montepellegrino da tempo immemore ritenuto un monte sacro.
Qui Rosalia visse in eremitaggio per circa 8 anni, fino alla morte.
Nell’intento quindi di perseguire il suo eremitaggio e la sua vocazione sale sul Montepellegrino, montagna sacra dei Palermitani, ove concluderà, dopo circa otto anni, la sua vita.

 Molto probabilmente Rosalia nell’ultimo periodo della sua vita (forse qualche mese) si fece murare all’interno della grotta, dove poi morì il 4 di settembre. *

* Data della morte:
  – giorno: è più che certo che sia pèroprio il 4 settembre
perchè è la data ricordata già dai primi anni dopo la sua morte;
– anno: nella lapide fuori dal Santuario di Montepellegrino
è scritto che morì 
nel 1160 ma da ricerche più recenti
sembra essere morta intorno al 
1170

LA RITROVAMENTO DELLE OSSA
(Dopo oltre 450 anni dalla morte)

7 maggio 1624

A Palermo era pervenuto un vascello i cui occupanti erano portatori del virus della peste e l’epidemia si era presto diffusa in città, causando migliaia di morti.

26 Maggio 1624

Girolama La Gattuta sale sul Montepellegrino il  26 Maggio 1624, giorno di Pentecoste, per adempiere ad un voto. Beve dell’acqua che gocciolava dalla roccia e, guarita, ha la visione della Vergine Maria e di S. Rosalia.

Le viene indicato un punto preciso in fondo alla grotta dove si sarebbe trovato “un tesoro”, “una Santa” e, insistendo per alcuni giorni con alcuni parenti e frati del convento vicino, ottiene di iniziare gli scavi.

15 luglio 1624

Nel luogo indicato, sotto una grande lastra di marmo, vengono ritrovate ossa umane che emanano un intenso profumo di fiori.

Sul monte salgono molte persone, pregano, bevono l’acqua e ottengono così molte guarigioni miracolose.

Le ossa vengono pulite e portate in città nella cappella dell’Arcivescovo Giannettino Doria che vorrebbe certezza sull’autenticità dei resti.

27 luglio 1624

Rosalia viene proclamata Patrona di Palermo dal Senato della città, spinto anche dal volere popolare.

 13 febbraio 1625

Il saponaro Vincenzo Bonelli*, disperato per aver perso la giovane moglie a causa della peste, si veste da cacciatore per sfuggire ai controlli imposti per motivi di sanità pubblica e, con il cane e il fucile, sale sul Montepellegrino con l’intenzione di suicidarsi gettandosi giù dalla cima.

Gli appare Rosalia col volto splendente “come un angelo” che ferma il gesto suicida, lo conduce verso la grotta e gli dice che:

  • deve comunicarsi e confessarsi;
  • deve riferire all’Arcivescovo Doria di non dubitare più dell’autenticità delle ossa trovate e di portarle in processione per la città, perché solo così sarebbe finita la peste;
  • sarebbe morto a breve dello stesso morbo (peste) della sua sposa;
  • la Madonna le aveva promesso che la peste sarebbe cessata al passaggio delle sue ossa in città al momento del canto del “Te Deum Laudamus”.

Il Bonelli viene colpito dal contagio, come la Santa gli aveva predetto, in punto di morte (18 febbraio 1625) racconta tutto al suo confessore chiedendogli di informare subito l’Arcivescovo della visione.

Il mattino del 18 febbraio i Bonelli muore subito dopo aver raccontato al suo confessore e anche ad altri due frati tutto ciò che gli era accaduto (visione di santa Rosalia) sul Montepellegrino.

(* Il Bonelli è conosciuto anche come il “cacciatore”).

22 febbraio 1625

Il Cardinale, colpito dal racconto di Vincenzo, dopo la sua morte, riconvoca la commissione dei teologi e dei medici.

Questi certificano che tra i reperti vi è un corpo “ingastato in densa pietra” ed una piccola testa, certamente di giovane donna.

Poiché si sapeva che l’unica donna vissuta sul monte era Rosalia, viene dichiarata l’autenticità dei resti trovati.

9 giugno 1625

Si svolge la processione delle ossa di S. Rosalia con la partecipazione di numerosissima gente.

Al passaggio delle ossa e precisamente al canto del “Te Deum Laudamus” gli ammalati  guariscono dalla peste sotto gli occhi di tutti e il contagio si arresta.

Gli scrivani del re annotano nei registri comunali il nome, l’età, il luogo della guarigione ed ogni dato di tutte le persone guarite.

3 settembre 1625

A poco più di un anno dal ritrovamento delle ossa, si ha l’estinzione completa dell’epidemia grazie alla miracolosa intercessione di S. Rosalia e viene ripresa la pubblica circolazione di “persone, animali e mercanzie”.

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DON MINUTELLA: CORONAVIRUS E ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE

CORONAVIRUS E ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE: “NON POSSO FARE A MENO DI GESÙ…PERÒ FORSE SÌ!”.

9 MARZO 2020

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CORONAVIRUS E ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE: “NON POSSO FARE A MENO DI GESÙ…PERÒ FORSE SÌ!”. CATECHESI DI DON MINUTELLA 9 marzo 2020 Radio Domina Nostra

 

febbraio 15, 2020

PADRE PIO: UN MIRACOLO CON APPARIZIONE E BILOCAZIONE

Filed under: CHIESA CATTOLICA, CULTURA CRISTIANA, miracolo, SANTI CATTOLICI — Tag:, , , — mirabilissimo100 @ 7:23 pm
PADRE PIO
 
Padre Placido Bux da San Marco in Lamis racconta questo episodio. Nel 1957, ricoverato per una grave forma di cirrosi epatica, presso l’ospedale di San Severo, una notte vide Padre Pio vicino al suo letto che gli parlava e lo rassicurava, poi il Padre, avvicinandosi alla finestra della sua camera, posò la mano sul vetro e scomparve.

Il mattino successivo, padre Placido, che nel frattempo si sentiva meglio, alzandosi dal letto e avvicinandosi alla finestra, riconobbe immediatamente l’impronta del padre e comprese subito che non si trattava di un sogno ma di una realtà.

La notizia si propagò e ci fu subito un accorrere di gente e sebbene in quei giorni si cercò di pulire il vetro anche con detersivo per eliminare l’impronta, questa non sparì. Padre Alberto da San Giovanni rotondo, che allora era il parroco della chiesa delle Grazie di San Severo, sebbene fosse incredulo, decise, dopo aver fatto visita a padre Placido di recarsi a San Giovanni Rotondo per chiarire la questione.

Incontrato Padre Pio nel corridoio del convento, prima che padre Alberto potesse aprire bocca questo subito gli chiese notizie di padre Placido. Egli rispose: “Padre spirituale, a San Severo sta succedendo il finimondo!. Padre Placido asserisce che lei è venuto a visitarlo di notte e, prima di andar via, ha lasciato l’impronta della mano sul vetro della finestra. E padre Pio rispose: “E tu ne dubiti?

Fonte www.padrepio.catholicwebservices.com

https://www.papaboys.org/quando-padre-pio-apparse-in-ospedale-a-padre-placido-lasciando/?fbclid=IwAR2Z5o30HU7z2GwYapIAiiM1BaSDjJyR8l8LhODOpmI5lurTDVMkeEHt-DI

febbraio 12, 2020

SANTA BERNADETTE SOUBIROUS: IL CORPO E’ INTATTO-VIDEO

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Il corpo incorrotto di Bernadette Soubirous. Nevers, l’altra Lourdes dove riposa il corpo incorrotto di Bernadette. L’aspetto della santa colpisce per la dolcezza della postura e la similitudine con un’immagine di Maria, sua compagna ora che la sua anima ha colloqui quotidiani con la Signora, come quelle 18 volte di 157 anni fa.