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aprile 5, 2020

LA SANTA VERGINA MARIA CORREDENTRICE NEL PENSIERO DEI PAPI, DEI TEOLOGI E DEI SANTI

 
CORRISPONDENZA ROMANA.IT
 
18 DICEMBRE 2019
 
CRISTINA SICCARDI
 

 Come è ormai noto, il 12 dicembre scorso, festa di Nostra Signora di Guadalupe, papa Francesco ha tenuto in spagnolo un’omelia in San Pietro, parlando di Maria Santissima in termini non soltanto profani, ma anche blasfemi e contrari alla dottrina cattolica. Ha affermato che la Madonna non è corredentrice, quindi non condivide con il Figlio di Dio e Suo la potestà di redimere l’umanità dal peccato, perciò non occorre «perdere tempo» con nuovi dogmi che stabiliscono nuovi titoli; inoltre ha definito la Beata fra tutte le donne donna, madre, discepola, meticcia. Il Papa gesuita ha perciò affermato che a «sant’Ignazio piaceva chiamarla Nostra Signora. Ed è così semplice, non pretende altro: è donna, discepola».

L’irriverenza alla Madre di Dio è stata così palese che nessuno la può negare. La Tradizione della Chiesa custodisce un sacro patrimonio mariano che non può essere gettato in tal modo e in tal misura senza suscitare profondo dolore e scandalo e profonda pena per papa Bergoglio, che ha pronunciato tali parole per far piacere a chi? A se stesso, ai protestanti, ai musulmani, a quale altra religione del mondo? Quale considerazione soggiace sotto le espressioni di donna, madre, discepola, meticcia? Di carattere meramente neoantropocentrico e globalista, dove la dimensione soprannaturale, propria della cattolicità, è cancellata a priori.

Ha affermato Roberto de Mattei dall’emittente Radioromalibera.org: «La Chiesa ha infallibilmente definito quattro dogmi relativi alla beatissima Vergine Maria, ossia la sua perpetua verginità prima, durante e dopo il parto. La sua eccelsa dignità di Madre di Dio. La sua Immacolata Concezione e la sua gloriosa assunzione in Cielo in anima e corpo. Il sensus fidei del popolo di Dio chiede da tempo con insistenza la definizione di un quinto dogma quello di Maria Corredentrice e mediatrice di tutte le grazie»

Infatti, il 22 agosto 2019 il messicano cardinale Juan Sandoval e l’indiano cardinale Telesphore Toppo, insieme a quattro vescovi di alcuni Paesi (Nigeria, Scozia, Stati Uniti, Argentina) hanno scritto una lettera aperta a papa Francesco per chiedergli di proclamare il grande ruolo che la Vergine Maria possiede nel piano divino della Redenzione. «Questi sei vescovi ritengono che nella grande battaglia in corso tra il bene e il male l’annuncio dogmatico del ruolo corredentivo della Vergine Maria e la sua maternità spirituale universale porterà un nuovo storico effluvio dello Spirito Santo e consentirà alla Beata Madre di esercitare pienamente la sua mediazione materna» (ibidem). Invece di un simile e meraviglioso dono all’umanità, il Papa scandalizza non solo i teologi, ma anche i semplici, i piccoli.

Il Papa, dichiarando, come spiega Maria Guarini, che Maria «mai ha voluto per sé prendere qualcosa di suo figlio, mai si è presentata come corredentrice, ma come una discepola», ha così «espunto la confessione del Concilio di Efeso (431 d.C.) che Maria è Theotòkos: non solo Christotòkos, cioè Madre di Dio e non solo Madre di Cristo, liquidata dall’affermazione citata come “roba da teologi”, ammesso che si possa scindere la teologia dalla fede. Ha proseguito liquidando le litanie lauretane come “il canto di figli innamorati”, perché tutte quelle attribuzioni alla Vergine non sarebbero pertinenti»

Sul ruolo della Vergine come Corredentrice, si pronunciarono i pontefici Leone XIII, Pio X e Giovanni Paolo II, mentre Benedetto XV affermò: «si può dire, a ragione, che Ella abbia redento con Cristo il genere umano. Evidentemente per questa ragione tutte le diverse grazie del tesoro della Redenzione vengono anche distribuite attraverso le mani dell’Addolorata» (Lettera Apostolica Inter sodalicia, 22 marzo 1918, in AAS, X, p. 181).

I santi portano una forte testimonianza a favore del titolo di Maria Corredentrice. San Pio da Pietrelcina, san Josemaría Escrivá, santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), san Leopoldo Mandic, il beato Bartolo Longo, san Massimiliano Kolbe e molti altri, anche beati, recentemente innalzati all’onore degli altari, hanno sostenuto titolo e valenza. Anche Madre Teresa di Calcutta si schierò per la definizione dogmatica di Maria Corredentrice e Mediatrice di tutte le grazie, come pure suor Lúcia de Jesus Rosa dos Santos, la veggente di Fatima, che sottolineò il ruolo di Maria Corredentrice nel suo ultimo libro, Gli appelli del messaggio di Fatima (Libreria Editrice Vaticana, 2001), nel quale parla di Lei in sei diverse sezioni. Per di più, san John Henry Newman, rispondendo all’obiezione di Pusey che affermava non essere presente il titolo di Corredentrice in alcuni Padri della Chiesa, egli rispose: «perché contestate il fatto che Nostra Signora venga chiamata Corredentrice quando siete pronti ad accettare titoli incommensurabilmente più gloriosi attribuiti a Maria dai Padri: Madre di Dio, Seconda Eva, Madre di Vita, Stella del Mattino, Nuovo Paradiso Mistico, Centro dell’Ortodossia, e altri simili?».

D’altra parte, il termine transustanziazione non compare nel Vangelo (il primo ad utilizzarlo fu papa Alessandro III nel XII secolo), tuttavia questo mistero della fede è divenuto dottrina fondativa della Chiesa.

Il grande teologo monsignor Brunero Gherardini (1925-2017), al convegno organizzato a Frigento (AV) dai Francescani dell’Immacolata dal titolo «Nel 60° anniversario del dogma dell’Assunzione della Beata Vergine al Cielo» (13-15 settembre 2011), auspicò che quest’ultimo dogma, in ordine di tempo, non fosse l’ultimo. In quella straordinaria conferenza parlò del valore trascendente del dogma e della cosiddetta anologia fidei, dimostrando teologicamente che un dato non formalmente dogmatico, la Corredenzione mariana, va comunque a supporto di un altro dato, formalmente dogmatico, l’Assunzione della Vergine Santa in corpo ed anima alla Gloria del Cielo.

«Ci sono dottrine ineludibilmente cattoliche ed ecclesiali che ricorrono sia nei documenti ufficiali, sia nella preghiera liturgica, ovvero nella scaturigine stessa, nella misura della fede pur non vantando una validità formalmente dogmatica per non essere state mai in tal senso definite. Un solo esempio, il Purgatorio. E tuttavia sono anch’esse autentiche dottrine della Chiesa […]. Di tali dottrine, senza alcun dubbio fa parte la Corredenzione mariana. Presenza nella dottrina della Chiesa della Corredenzione anche se fino al momento non si tratta di un dogma, non soltanto perché i Papi relativamente recenti […] lumeggiarono con documenti di valore universale le ragioni della Corredenzione, ma perché quei valori affiorano da quello che io chiamo dogma pregato, vale a dire la liturgia, così come affiorano dal patrimonio patristico orientale ed occidentale, dalla più seria tradizione teologica, dalla pietà popolare, questo è importantissimo, perché senza una radicazione nella pietà popolare non c’è dogma che sia stato definito, questo è importantissimo. Questo ci fa capire che se oggi non siamo di fronte ad un dogma di fede quando si parla di Corredenzione si ha la fondata speranza e oserei dire la certezza che domani indubbiamente anche questa dottrina che è già di pertinenza ecclesiale sarà dogma di fede. La Corredenzione pertanto, prima o poi, secondo quello che io posso prevedere, verrà definita, farà parte formalmente e dogmaticamente della fede cattolica. Però, anche nel caso che ciò non avvenga mai, quod Deus avertat («Dio ce ne scampi» ndr), non potrà mai cessare di appartenere al patrimonio dottrinale della Chiesa»

A chi credere, dunque, a papa Francesco oppure a Monsignor Brunero Gherardini? Chi fosse ancora nel dubbio può rileggere le parole di san Paolo: «Mi meraviglio che così in fretta da colui che vi ha chiamati con la grazia di Cristo passiate ad un altro vangelo. In realtà, però, non ce n’è un altro; solo che vi sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire il vangelo di Cristo. Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema!» (Gal 1, 6-8).

La Tradizione della Chiesa non sbaglia, come avvertì l’Apostolo delle genti.
Da sempre la Chiesa dichiara dottrina cattolica il ruolo corredentivo e mediatore della Vergine Santissima. Proprio a partire dal 12 dicembre 2019 non dovremmo più prestarvi fede?

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https://www.corrispondenzaromana.it/la-corredentrice-nel-pensiero-dei-papi-dei-teologi-e-dei-santi/

LA SANTA VERGINE MARIA E’ CORREDENTRICE : I SANTI NON HANNO DUBBI


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LA NUOVA BUSSOLA QUOTIDIANA.IT
26 12 2019
DI ERMES DOVICO
Maria Madre del Signore Gesù e nostra Regina I santi non hanno dubbi: Maria è Corredentrice Veronica Giuliani, Padre Pio, Gabriele dell’Addolorata, Madre Teresa, Bartolo Longo, Massimiliano Kolbe, Edith Stein, suor Lucia di Fatima, Pio X, Giovanni Paolo II, ecc. Onorando la missione della Madre celeste al servizio del divin Figlio e Redentore, moltissimi servi di Dio, venerabili, beati e santi hanno chiamato la Vergine «Corredentrice». E Lei stessa ha chiesto il dogma, profetizzando che sarà «l’ultimo» e «il più grande» Si è già ricordato su questo quotidiano che la Corredenzione di Maria è dottrina cattolica certa. Una dottrina radicata nelle Sacre Scritture (dalla Genesi all’Apocalisse) e implicita nell’approfondimento teologico già dei primissimi Padri della Chiesa, come san Giustino e sant’Ireneo, sul ruolo di Maria quale «nuova Eva», specialissima cooperatrice alla Redenzione di Gesù Cristo, il «nuovo Adamo» delle lettere paoline. Se è vero che le obiezioni di alcuni teologi sono basate sul termine, «Corredentrice», può essere d’aiuto ricordare che questo stesso termine è stato usato esplicitamente da una schiera formidabile di santi, beati, venerabili e servi di Dio, compresi alcuni Papi del nostro tempo. Tra queste anime predilette ci sono inoltre grandi mistiche, come santa Veronica Giuliani e la serva di Dio Luisa Piccarreta. Partiamo proprio da uno degli scritti della Piccarreta, perché le parole dette da Gesù stesso sulla pia pratica delle “Ore della Passione” sono rivelatrici: «Figlia mia, sappi che col fare queste “Ore” l’anima prende i miei pensieri e li fa suoi, la mia riparazione, le preghiere, i desideri, gli affetti, anche le più intime mie fibre e le fa sue, ed elevandosi tra Cielo e la terra, fa il mio stesso ufficio, e come corredentrice (corsivo nostro, ndr) dice assieme a Me: Ecce ego, mitte me […]». È chiaro che se questo vale per ogni anima che si unisce alla Passione di Cristo, tanto più vale per la creatura eletta a essere Madre di Dio e misticamente di tutti i Suoi figli. Lo ha spiegato tra gli altri un pontefice che per ben sei volte, nel suo magistero ordinario, si è riferito a Maria Santissima come Corredentrice: san Giovanni Paolo II. «La collaborazione dei cristiani alla salvezza – diceva Wojtyla nel 1997 – si attua dopo l’evento del Calvario, del quale essi si impegnano a diffondere i frutti mediante la preghiera e il sacrificio. Il concorso di Maria, invece, si è attuato durante l’evento stesso e a titolo di Madre; si estende quindi alla totalità dell’opera salvifica di Cristo. Solamente Lei è stata associata in questo modo all’offerta redentrice che ha meritato la salvezza di tutti gli uomini». In un’omelia del 31 gennaio 1985, il Papa polacco aveva parlato della Madonna come «spiritualmente crocifissa con il Figlio crocifisso» e aggiunto che «il ruolo corredentore di Maria non cessò con la glorificazione del Figlio», ma continua «nella Chiesa di tutti i tempi». L’apice raggiunto sul Calvario si rileva anche nelle parole della Beata Vergine trascritte sempre dalla Piccarreta: «[…] Troppo mi costano le anime, mi costano la vita d’un Figlio-Dio; ed io, come Corredentrice e Madre, le lego a te, o croce», si legge nell’Orologio della Passione. È noto che questo manoscritto era stato letto da san Pio X, che lo aveva ricevuto da sant’Annibale Maria di Francia, a cui il Papa aveva ordinato: «Fai subito dare alle stampe L’Orologio della Passione della Piccarreta. Leggetelo in ginocchio, perché è Nostro Signore che parla!». Oltre all’imprimatur di questo libro, frutto di rivelazioni celesti, papa Sarto introdusse di suo pugno in documenti pontifici il termine «Corredentrice», usandolo per tre volte, dal 1908 al 1914, in riferimento alla liturgia per la Festa dei Dolori di Maria e alla concessione di indulgenze per la recita di preghiere legate a Maria Corredentrice[1]. Da quanto accennato, è evidente che la plurisecolare pietà cristiana e il significato teologico della Madonna Addolorata sono un tutt’uno con la dottrina della Corredenzione mariana. Non si può non ricordare al riguardo il carisma di un eccelso devoto di Maria, san Gabriele dell’Addolorata. Il giovane santo, un passionista, scriveva che la Vergine «ci partorì sul Calvario», definiva la partecipazione ai suoi dolori «il mio Paradiso» e più volte la chiamò nelle sue lettere «Corredentrice». Tra i nati nel medesimo secolo, il XIX, di san Gabriele, adoperarono lo stesso termine: il grande convertito inglese, san John Henry Newman, il grande convertito italiano e instancabile apostolo del Rosario, beato Bartolo Longo, l’arcivescovo di Milano, beato Ildefonso Schuster, il fondatore delle Edizioni Paoline, beato Giacomo Alberione, il fondatore della Piccola Opera della Divina Provvidenza, san Luigi Orione, la fondatrice delle Missionarie del Sacro Cuore di Gesù, santa Francesca Saverio Cabrini, e molti altri ancora. In particolare “Mother Cabrini”, come la chiamarono gli italoamericani, scriveva che alla Vergine «toccò il vanto di dare la vita al nostro Redentore; ad essa, come ben disse il nostro Santo Padre [Pio X, ndr], toccò insieme l’ufficio di custodire e preparare al sacrificio la sacra vittima del genere umano. Maria fu Madre di Gesù non solo nelle gioie di Betlemme, ma ancor più sul Calvario… ed ivi meritò di divenire degnissimamente la Corredentrice». Ricchissimo è l’insegnamento sulla Corredenzione di un innamorato dell’Immacolata e martire dei campi nazisti, san Massimiliano Maria Kolbe. Meditando sul compimento del peccato originale da parte dei nostri progenitori e sul profetico passo della Genesi (Gn 3,15), padre Kolbe scrisse: «[…] fin da quel momento Dio promette un Redentore e una Corredentrice dicendo: “Porrò inimicizia fra te e la donna, fra il tuo seme e il suo seme: Ella ti schiaccerà la testa”». Un’altra martire del nazismo, santa Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, compatrona d’Europa, affermava che «Maria esce dall’ordine naturale e si pone come Corredentrice al fianco del Redentore». San Pio da Pietrelcina la chiamava «nostra sì cara Corredentrice» e «Regina dei martiri» (una delle invocazioni nelle Litanie Lauretane), san Josemarίa Escrivá spiegava mirabilmente il nuovo titolo legandolo allo “stare” della Madre iuxta crucem e ai suoi dolori per il sacrificio del Figlio, san Leopoldo Mandic si era proposto addirittura di scrivere un trattato sulla Corredenzione ma non poté per il moltissimo tempo dedicato al sacramento della Confessione: ciò non gli impedì, comunque, di fare un atto di offerta di tutto sé stesso per la ricomposizione dello scisma con l’Oriente «in ossequio alla Corredentrice del genere umano». Per almeno otto volte, nei suoi scritti, suor Lucia di Fatima usò il termine Corredentrice, spiegando tra l’altro che chiamiamo la Santa Vergine «Nostra Signora dei dolori, perché nel suo cuore ha sofferto il martirio di Cristo, con Lui e accanto a Lui». AMSTERDAM, È IL CIELO A VOLERE IL DOGMA Questa panoramica, per nulla esaustiva, sulle anime del Paradiso dà insomma un’idea di quale sia il sensus fidei riguardo a Maria Corredentrice. Ricordiamo pure che è stata Lei stessa a chiedere – nelle apparizioni di Amsterdam alla veggente Ida Peerdeman – la proclamazione di un quinto dogma mariano, quale «Corredentrice, Mediatrice e Avvocata». Nei messaggi che si accompagnarono alle apparizioni (1945-1959), riconosciute nel 2002 dal vescovo Joseph Punt, la Madonna chiese di lavorare e pregare per il dogma, profetizzando che tra quelli a Lei riferiti sarà «l’ultimo» e il «più grande». In diversi messaggi la Madre celeste spiegò le ragioni del dogma e come si legasse a tutti i misteri della sua vita terrena e conseguente Assunzione. Si soffermò anche sull’uso appropriato del titolo: «… il nuovo dogma dovrà essere il dogma della Corredentrice. Nota che pongo l’accento specialmente su “Co”. Ho già detto che ne nasceranno molte dispute. Te lo ripeto nuovamente: la Chiesa, Roma, lo porterà a compimento e lotterà per esso. La Chiesa, Roma, incontrerà opposizioni e le supererà. La Chiesa, Roma, diventerà più vigorosa e più forte, nella misura in cui affronterà la disputa. […] Poiché il Padre, il Figlio, lo Spirito vuole portare in questo mondo quale Corredentrice e Avvocata colei che fu scelta per recare il Redentore»[2]. La Vergine dettò solennemente una preghiera e volle che la diffusione della sua immagine quale Signora di tutti i Popoli precorresse la definizione dogmatica. Sempre Lei spiegò in modo particolareggiato l’immagine: la Madonna appare ritta davanti alla Croce e con i piedi sul globo, libero dalle spire del serpente satanico. Diretti verso una moltitudine di pecore, tre raggi fuoriescono dalle ferite nelle sue mani, «i raggi di Grazia, Redenzione e Pace», doni del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Spirito Santo che sarà inviato in abbondanza sul mondo con il ritorno dei popoli alla Croce e la proclamazione del dogma: tappa che diversi teologi vedono come l’inizio del trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Concludiamo con le parole che Madre Teresa di Calcutta, dopo aver esposto in modo breve e limpido il perché di ognuno dei tre titoli, scrisse in una risposta autografa del 14 agosto 1993: «La definizione papale di Maria come “Mediatrice, Corredentrice e Avvocata” porterà grandi grazie alla Chiesa». Come insegnano i santi: tutto a Gesù per Maria. [1] Cfr. Agiografia corredenzionista nel secolo ventesimo: sintesi storico-teologica, di padre Stefano Manelli. [2] Il termine “Corredentrice” è in sé linguisticamente chiaro. Come ricorda il mariologo Mark Miravalle (2001): «Il termine “Corredentrice” è correttamente tradotto “la Donna con il Redentore” o ancor più letteralmente “colei che riacquista con [il Redentore]”. Il prefisso “co” deriva dal Latino “cum”, che significa “con” e non “uguale a, pari a”».
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https://www.lanuovabq.it/it/i-santi-non-hanno-dubbi-maria-e-corredentrice?fbclid=IwAR2KegijJI9gNl7njISvAuh6jtKfo0Jiti2MAeuBonmrJpXN4u2f_DNlNBc

 

marzo 19, 2020

LE ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE RICETTA ORIGINALE

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DAL SITO COOKIST.IT
 
INGREDIENTI PER LE ZEPPOLE
 
UOVA 3 
 
ACQUA 250 ml 
 
FARINA TIPO 00 150 gr 
 
ZUCCHERO BIANCO 60 gr 
 
BURRO 80 gr 
 
PER LA CREMA PASTICCERA
 
UOVA 3 
 
ZUCCHERO 3 cucchiai 
 
MAIZENA (AMIDO DI MAIS) 3 cucchiai 
 
LATTE 1/2 litro 
 
SCORZA DI LIMONE 1 
 
PER DECORARE
 
AMARENE SCIROPPATE q.b. 
 
ZUCCHERO A VELO q.b. 
 
 
PREPARAZIONE
Preparate la crema pasticcera: rompete tre uova in un tegame, aggiungete lo zucchero (1)  e mescolate con una frusta (2), unite la maizena, sempre continuando a mescolare. Aggiungete a filo il latte (3) che avrete fatto scaldare sul fuoco precedentemente con la scorza di limone. Una volta aggiunto il latte, ponete il composto sul fuoco e mescolate con la frusta fino a far addensare la crema. Riponete la crema pasticcera in una ciotola, ricopritela con la pellicola e fatela raffreddare.
Nel frattempo, in una pentola versate l’acqua e aggiungete il burro tagliato a pezzetti, portate a bollore (4), togliete la pentola dal fuoco e versatevi la farina setacciata (5);  mescolate con un mestolo e riportate la pentola sul fuoco, amalgamando tutti gli ingredienti fino ad ottenere un composto compatto e privo di grumi, che si staccherà dai bordi attaccandosi al mestolo (6).
Spegnete il fuoco e aggiungete lo zucchero, mescolandolo al composto, versate l’impasto in una ciotola e lasciatelo freddare. Aggiungete un uovo alla volta (7) facendolo assorbire completamente prima di aggiungere il successivo, mescolando con una frusta (8) fino a ottenere un impasto liscio e omogeneo. Trasferite l’impasto in una sac à poche e realizzate le zeppole direttamente su quadrati di carta forno (9), che avrete ritagliato in precedenza. Create un cerchio alla base di circa 5 cm di diametro e risalite a spirale facendo un altro giro e lasciando un buco al centro della zeppola.
Mettete una pentola dai bordi alti sul fuoco e versatevi l’olio per friggere. Aspettate che l’olio sia ben caldo, se avete a disposizione un termometro da cucina, dovrà misurare tra i 160° e i 170°. Immergete la zeppola poggiata sulla carta forno nell’olio e tirate via la carta forno con l’aiuto di una pinza (10). Girate le zeppole più volte per ottenere una doratura uniforme e sgocciolatele con l’aiuto di una schiumarola su di un piatto ricoperto di carta assorbente. Una volta fritte, decoratele: ponete la crema pasticcera nella sac-à-poche con il beccuccio a stella e spremetela al centro delle zeppole, con un movimento circolare (11). Guarnite con un’amarena sciroppata ponendola sul decoro a base di crema pasticcera(12) e prima di servirle spolverizzate con lo zucchero a velo.
  • Se preferite, potete sostituire la scorza di limone nella crema pasticcera con una busta di vanillina.
  • Al posto delle amarene potreste usare le ciliegie candite o sciroppate.
  • Non superate i 170° e non friggete in olio troppo caldo perchè le zeppole rischiano di non gonfiare in cottura e di bruciarsi allesterno, restando crude all’interno.
  • Potete friggere 1-2 zeppole per volta.
  • Le zeppole di San Giuseppe si conservano in frigorifero per 2/3 giorni.
 
PER LA RICETTA COMPLETA  CON LE FOTO DELLA PRPARAZIONE  VAI SULLA PAGINA
 
https://www.cookist.it/zeppole-di-san-giuseppe-fritte-ricetta/
 

ZEPPOLE DI SAN GIUSEPPE AL FORNO & FRITTE Ricetta Facile – Pasta Choux Fatto in Casa da Benedetta

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SAN GIUSEPPE 19 MARZO E’ LA FESTA DEL SANTO E DEL PAPA

SAN GIUSEPPE PAPA'

SAN GIUSEPPE 19 MARZO AUGURI A TUTTI COLORO CHE FESTEGGIANO L’ONOMASTICO!

SAN GIUSEPPE ONOMASTICO

SAN GIUSEPPE DI NAZARETH 19 MARZO

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Fino al XV secolo a Roma non veniva osservata una festa liturgica di San Giuseppe e fino al XVI secolo non vi fu una festa autorizzata dalla Chiesa universale. Perciò è errato affermare che la devozione a San Giuseppe sia sempre esistita.
La Chiesa durante i primi cinque secoli fu completamente assorbita da importanti controversie cristologiche. Tuttavia già dal 150 fece la sua comparsa il Protovangelo di Giacomo e questo scritto apocrifo mise in discussione i racconti di Matteo e Luca sull’infanzia di Gesù. Tra il II e l’VII secolo furono scritti altri quattro Vangeli apocrifi che, sebbene non affidabili storicamente, avrebbero influenzato sia l’Oriente che l’Occidente fino al Medio Evo (ancora oggi è possibile vedere statue in cui San Giuseppe è raffigurato con il giglio, secondo la tradizione instaurata da questi racconti apocrifi). Questi scritti cercano di rispondere all’interesse per le caratteristiche umane della Sacra Famiglia e dei personaggi che compaiono nei Vangeli canonici.

San Giuseppe era commemorato nella Chiesa orientale nel tempo di Natale e aveva un posto anche nella liturgia d’Avvento occidentale; copti osservavano una festa di San Giuseppe nel VII secolo. Il santo iniziò a comparire in alcuni martirologi del IX secolo, tra cui quelli di Reichenau e di Oengus il Culdeo (11 mar.), ma non fu inserito nei calendari liturgici fino al X secolo e inoltre solo per celebrazioni locali. Tra il XIII e

XIV secolo serviti e francescani in alcuni luoghi in Europa ne ricordavano la festa il 19 marzo. Con l’elezione del papa francescano Sisto IV nel 1479 la memoria del 19 marzo fu introdotta nella Chiesa di Roma. Nel secolo seguente fu estesa alla Chiesa universale per mezzo del breviario e del messale revisionati dal concilio di Trento, che diffuse la tradizione liturgica romana ovunque.

Questo sviluppo della memoria liturgica deve molto a scrittori spirituali e a predicatori popolari, alcuni ancora legati agli scritti apocrifi. Giovanni Gerson, il più complesso tra quelli che cercarono di attribuire più importanza a S. Giuseppe, fu preso a esempio dal cardinale d’Ailly, Isidoro di Isolani e Suarez, per citare i più importanti diffusori del suo culto. La devozione di S. Teresa d’Avila (15 ott.) per San Giuseppe fu introdotta in Francia dai carmelitani scalzi nel XVII e XVIII secolo, dove Betulle, Oller, S. Francesco di Sales (24 gen.), i gesuiti e tutti i francescani 

contribuirono alla sua 4 S. GIUSEPPE2diffusione.

Dalla Spagna la devozione si diffuse anche nel Nuovo Mondo: già nel 1555 San Giuseppe fu eletto patrono del Messico, mentre nel 1678 fu nominato protettore delle missioni in Cina. Durante il XVII e XVIII secolo molte nuove congregazioni presero San Giuseppe come patrono e innumerevoli chiese e conventi gli furono dedicati. Alla fine del concilio Vaticano I , nel 1870, Pio XI lo nominò patrono della Chiesa universale, mentre Giovanni XXIII inserì il suo nome nel Canone Romano (1962) nel corso del concilio Vaticano II.

La festa del Patronato di San Giuseppe, celebrata inizialmente dall’Ordine dei carmelitani, venne estesa alla Chiesa universale nel 1847, ma venne abolita nel 1956 e sostituita da quella di San Giuseppe Lavoratore (1 mag.). Mancando dettagli concreti, su San Giuseppe, poichè gli evangelisti ricostruirono i fatti per trasmetterne il significato teologico più che biografico. Luca racconta le cose dal punto di vista di Maria, mentre Matteo si concentra su San Giuseppe; entrambi concordano su alcuni elementi di base: Gesù è concepito da Maria senza intervento di uomo, per mezzo dello Spirito Santo; viene accolto come figlio da Giuseppe ricevendo da lui una paternità estrinseca ma legale, attraverso la quale si inserisce nella stirpe di Davide e assume un fondamentale requisito messianico.

NOVENA A SAN GIUSEPPE

La genealogia di Cristo nel Vangelo di Matteo lo colloca all’interno della storia del popolo eletto. Maria è promessa a San Giuseppe, ma quando egli non l’ha ancora presa in casa viene a sapere che è incinta. Posto il diritto quasi maritale conferito dal fidanzamento, la situazione era grave. Da uomo giusto qual era, San Giuseppe SognoDiSanGiusepperitenne dunque di dover sciogliere Maria dal fidanzamento perché, secondo le parole del Deuteronomio, «così toglierai il male di mezzo a te»; ma il sentimento di giustizia gli imponeva anche di non fare torto a una connazionale. San Giuseppe non voleva ripudiare Maria pubblicamente, perché non poteva che metterne in discussione la fedeltà ma pur sempre gli rimaneva il dubbio che fosse innocente. Con l’aiuto di due testimoni avrebbe potuto darle il libello di divorzio senza troppo rumore e decise quindi di seguire questo comportamento.

Il Signore aveva ordinato a Mose di lasciare il suo rifugio, «Perché quelli che ti volevano uccidere sono morti» (Es 4, 19). A San Giuseppe viene detto nuovamente in sogno: «Va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino» (Mt 2, 20). San Giuseppe si leva e insieme alla madre e al bambino parte per la terra promessa, rifacendo il cammino dell’esodo: «Dall’Egitto ho chiamato mio figlio» (Os 11, 1). Sebbene i bambini non fossero obbligati a recarsi a Gerusalemme per la Pasqua prima dei tredici anni, la Sacra Famiglia pare che lo abbia sempre fatto insieme. Fu in una di queste occasioni che Gesù, all’età di dodici anni e presumibilmente già verso i tredici, cioè nell’età della maturità religiosa, rimase nel Tempio mentre i suoi genitori partirono per Nazareth in gruppi separati.

Tornando indietro trovarono Gesù tra i dottori. Maria lo riprende per la sua sconsideratezza: «Tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo» (Lc 2, 48). Poiché San Giuseppe fa le veci del suo padre celeste, Gesù non può iniziare la sua missione senza la benedizione dei genitori; ritorna quindi con Giuseppe e Maria a Nazareth e rimane loro sottomesso.

Quando riemerge da questi anni nascosti, San Giuseppe è presumibilmente già morto, avendo compiuto il suo incarico e insieme a Maria educato Gesù, nella casa familiare di Nazareth, attraverso la disciplina del lavoro e della preghiera. Utilizzando la storia del patriarca Giuseppe narrata nella Genesi, Matteo richiama la tradizione dell”‘uomo dei sogni” e per mezzo di questa mostra che San Giuseppe non è solo distolto dalla sua decisione grazie a una rivelazione sovrannaturale circa la natura della gravidanza di Maria, ma riceve sgiuseppeistruzioni precise sul suo ruolo nello sviluppo del piano divino. È obbligato espressamente a prendere Maria nella sua casa, completando così i preparativi per il matrimonio, e gli viene detto di dare il nome al bambino, diventandone così il padre. Da quel momento in poi la responsabilità della salute della madre e del bambino ricade su di lui. 

Il piccolo non sarebbe stato un bambino come tutti gli altri: «Quello che è generato in lei viene dallo Spirito Santo […] salverà il suo popolo dai suoi peccati» (Mt 1, 20-21). Inoltre questo concepimento e la nascita erano stati predetti da Isaia e avrebbero realizzato la presenza di Dio tra il suo popolo. In un altro sogno viene detto a Giuseppe di fuggire in Egitto con il bambino perché Erode vuole ucciderlo.

SACRO MANTO DI SAN GIUSEPPE

San Giuseppe è una figura importante per molte persone. S. Bernardo (20 ago.) afferma con candore: «Quando non so come pregare mi rivolgo a San Giuseppe». Da parte sua S. Teresa d’Avila pensa che non vi sia un miglior maestro nella preghiera: «Chi vuole un maestro che gli insegni a pregare, prenda questo santo come guida e non potrà sbagliare»; ma per lei la sua protezione si estende su ogni piano dell’esistenza: «Ad altri santi nostro Signore ha dato il potere di essere d’aiuto in determinate circostanze, ma questo glorioso santo, come ho sperimentato, aiuta in qualsiasi necessità. Non ricordo di avergli mai chiesto qualcosa senza averlo ottenuto». Poiché si presume che abbia avuto una santa morte alla presenza di Gesù e Maria, è stato a lungo invocato come il protettore di una buona morte, ma il suo titolo più glorioso nella devozione rimane quello di protettore custode della Chiesa universale.morte-di-san-giuseppe-restaurato

È INVOCATO: – per una morte buona – contro le tentazioni carnali – come protettore della Chiesa universale e delle missioni in Cina, di moribondi, padri di famiglia, carpentieri, ebanisti, falegnami, operai, pionieri, senzatetto, di chi presta su pegno e dei Monti di Pietà – come patrono delle famiglie

L’ORIGINE DELLA FESTA

Il 19 Marzo è a tutti gli effetti la vigilia dell’equinozio di primavera, quando si svolgevano i baccanali, i riti dionisiaci volti alla propiziazione della fertilità, caratterizzati da un’estrema licenziosità. Nel mese di Marzo venivano svolti anche i riti di purificazione agraria. Tracce del legame con questo tipo di culti si ritrovano nella tradizione dei falò dei residui del raccolto dell’anno precedente ancora diffusi in molte regioni.

La festa di San Giuseppe è anche la festa del papà, ma non in tutto il mondo. Nei Paesi anglossassoni infatti la festa del papà viene celebrata la terza domenica di Giugno e non assume caratteri religiosi. La festa del papà nasce in America all’inizio del Novecento come una festa improntata alla laicità. In Italia come in molti altri Paesi la festa si caratterizza per la sua collocazione nella dimensione cattolica, affondando le sue radici nella Chiesa dell’est e poi portata in Occidente.giuseppe7

Secondo la tradizione San Giuseppe, oltre ad essere il patrono dei falegnami e degli artigiani, è anche il protettore dei poveri, perchè a Giuseppe e Maria fu negato un riparo per il parto da poveri in fuga. Da ciò l’usanza presente in alcune regioni del Sud di invitare i poveri il 19 Marzo al banchetto di San Giuseppe. Il padrone di casa serviva i poveri, che sedevano alla tavola benedetta da un sacerdote.

E’ per questo che un elemento 

importante legato alla festa di San Giuseppe è il pane, che ricorre spesso soprattutto nel contesto siciliano, soprattutto deposto sugli altari. I falò e le tavole imbandite si ritrovano anche nel Salento, dove la festa è celebrata all’insegna degli elementi fondamentali del pellegrinaggio e dell’ospitalità.

Fonte: Il primo grande dizionario dei santi di Alban Butler

https://biscobreak.altervista.org/2013/03/san-giuseppe/

SAN GIUSEPPE PADRE DEL SIGNORE GESU’ NEI VANGELI

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LA SACRA FAMIGLIA SAN GIUSEPPE GESU’ E LA SANTA VERGINE MARIA
 
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LA STORIA DI SAN GIUSEPPE RACCONTATA NEI QUATTRO EVANGELI
 
Vediamo che San Giuseppe è molto citato nei Vangeli dell’infanzia di Gesù. In Luca nel primo capitolo, 
viene raccontato che San Giuseppe era discendente del Re David, ed era promesso sposo ad una 
fanciulla di nome Maria.
Maria mentre era promessa sposa a San Giuseppe riceve l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele della nascita del Redentore.
 
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L’Arcangelo annuncia a Maria la nascita di Gesù
 
DAL VANGELO SECONDO SAN LUCA
 
Luca 1: 26-38;
26 Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città di Galilea, chiamata Nazareth, 27 a una vergine fidanzata a un uomo chiamato Giuseppe, della casa di Davide; e il nome della vergine era Maria. 28 L’angelo, entrato da lei, disse: «Ti saluto, o favorita dalla grazia; il Signore è con te». 29 Ella fu turbata a queste parole, e si domandava che cosa volesse dire un tale saluto. 30 L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31 Ecco, tu concepirai e partorirai un figlio, e gli porrai nome Gesù. 32 Questi sarà grande e sarà chiamato Figlio dell’Altissimo, e il Signore Dio gli darà il trono di Davide, suo padre. 33 Egli regnerà sulla casa di Giacobbe in eterno, e il suo regno non avrà mai fine». 34 Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, dal momento che non conosco uomo?» 35 L’angelo le rispose: «Lo Spirito Santo verrà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà dell’ombra sua; perciò, anche colui che nascerà sarà chiamato Santo, Figlio di Dio. 36 Ecco, Elisabetta, tua parente, ha concepito anche lei un figlio nella sua vecchiaia; e questo è il sesto mese, per lei, che era chiamata sterile; 37 poiché nessuna parola di Dio rimarrà inefficace». 38 Maria disse: «Ecco, io sono la serva del Signore; mi sia fatto secondo la tua parola». E l’angelo la lasciò.
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Nel primo capitolo di Matteo, vediamo che San Giuseppe mentre aveva deciso di lasciare la sua promessa sposa Maria in segreto, perchè era in attesa di un bambino non suo, in sogno gli appare l’Angelo del Signore e gli svela che il bimbo di Maria è stato concepito per opera dello Spirito Santo, e questo bimbo sarà il Redentore. San Giuseppe quindi accetta di prendere con se la sua promessa sposa Maria come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore.
 
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L’Angelo del Signore apparein sogno a San Giuseppe
 
 
 
DAL VANGELO SECONDO SAN MATTEO
Matteo 1: 16; 
16 Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù chiamato Cristo.
Matteo 1: 18-25;
18 Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20 Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo. 21 Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
22 Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
23 Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio
che sarà chiamato Emmanuele
,
che significa Dio con noi. 24 Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 
25 la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.
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Nel secondo capitolo di Luca, viene raccontata la nascita di Gesù a Betlemme, la città di Davide e la città da cui proveniva San Giuseppe, essendo discendente del Re David. Viene raccontata l’annuncio dell’Angelo ai pastori della nascita del Salvatore.
 Poi viene raccontata la circoncisione di Gesù, e la sua presentazione al Tempio e l’incontro con Simeone che fa sua profezia.
 
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La nascita di Gesù a Betlemme e la visita dei pastori
 
DAL VANGELO SECONDO LUCA
Luca 2:1-38;
2:1 In quel tempo uscì un decreto da parte di Cesare Augusto, che ordinava il censimento di tutto l’impero. 2 Questo fu il primo censimento fatto quando Quirinio era governatore della Siria. 3 Tutti andavano a farsi registrare, ciascuno alla sua città.
4 Dalla Galilea, dalla città di Nazaret, anche Giuseppe salì in Giudea, alla città di Davide chiamata Betlemme, perché era della casa e famiglia di Davide, 5 per farsi registrare con Maria, sua sposa, che era incinta.
6 Mentre erano là, si compì per lei il tempo del parto; 7 ed ella diede alla luce il suo figlio primogenito, lo fasciò, e lo coricò in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.
8 In quella stessa regione c’erano dei pastori che stavano nei campi e di notte facevano la guardia al loro gregge. 9 E un angelo del Signore si presentò a loro e la gloria del Signore risplendé intorno a loro, e furono presi da gran timore. 10 L’angelo disse loro: «Non temete, perché io vi porto la buona notizia di una grande gioia che tutto il popolo avrà: 11 “Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è il Cristo, il Signore. 12 E questo vi servirà di segno: troverete un bambino avvolto in fasce e coricato in una mangiatoia”».
13 E a un tratto vi fu con l’angelo una moltitudine dell’esercito celeste, che lodava Dio e diceva:
14 «Gloria a Dio nei luoghi altissimi, e pace in terra agli uomini ch’egli gradisce!»
15 Quando gli angeli se ne furono andati verso il cielo, i pastori dicevano tra di loro: «Andiamo fino a Betlemme e vediamo ciò che è avvenuto, e che il Signore ci ha fatto sapere». 16 Andarono in fretta, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia; 17 e, vedutolo, divulgarono quello che era stato loro detto di quel bambino. 18 E tutti quelli che li udirono si meravigliarono delle cose dette loro dai pastori. 19 Maria serbava in sé tutte queste cose, meditandole in cuor suo. 20 E i pastori tornarono indietro, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato loro annunciato.
21 Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu messo il nome di Gesù, che gli era stato dato dall’angelo prima che egli fosse concepito. 22 Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, 23 come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà consacrato al Signore»; 24 e per offrire il sacrificio di cui parla la legge del Signore, di un paio di tortore o di due giovani colombi.
 
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La circoncisione di Gesù
 
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La presentazione al Tempio di Gesù e l’incontro con Simeone
 
25 Vi era in Gerusalemme un uomo di nome Simeone; quest’uomo era giusto e timorato di Dio, e aspettava la consolazione d’Israele; lo Spirito Santo era sopra di lui; 26 e gli era stato rivelato dallo Spirito Santo che non sarebbe morto prima di aver visto il Cristo del Signore. 27 Egli, mosso dallo Spirito, andò nel tempio; e, come i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere a suo riguardo le prescrizioni della legge, 28 lo prese in braccio, e benedisse Dio, dicendo:
29 «Ora, o mio Signore, tu lasci andare in pace il tuo servo,
secondo la tua parola;
30 perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
31 che hai preparata dinanzi a tutti i popoli
32 per essere luce da illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».
33 Il padre e la madre di Gesù restavano meravigliati delle cose che si dicevano di lui. 34 E Simeone li benedisse, dicendo a Maria, madre di lui: «Ecco, egli è posto a caduta e a rialzamento di molti in Israele, come segno di contraddizione 35 (e a te stessa una spada trafiggerà l’anima), affinché i pensieri di molti cuori siano svelati».
36 Vi era anche Anna, profetessa, figlia di Fanuel, della tribù di Aser. Era molto avanti negli anni: dopo essere vissuta con il marito sette anni dalla sua verginità, era rimasta vedova e aveva raggiunto gli ottantaquattro anni. 37 Non si allontanava mai dal tempio e serviva Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. 38 Sopraggiunta in quella stessa ora, anche lei lodava Dio e parlava del bambino a tutti quelli che aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
 
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Nel secondo capitolo di Matteo, viene raccontata la visita dei Re Magi, che vennero da oriente seguendo la stella che annunciava
 la nascita  del Re dei Giudei. Viene raccontata anche la fuga in Egitto, e il ritorno a Nazareth.
 
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La Visita dei Re Magi a Gesù Bambino e l’offerta dei doni con l’adorazione
DAL VANGELO SECONDO SAN MATTEO
Matteo 2: 1-23;
1 Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: 2 «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». 3 All’udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. 4 Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. 5 Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:
E tu, Betlemme, terra di Giuda,
non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:
da te uscirà infatti un capo
che pascerà il mio popolo, Israele
».
7 Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella 8 e li inviò a Betlemme esortandoli: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
9 Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. 10 Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. 11 Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. 12 Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.
13 Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».
14 Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15 dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio.
 
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La fuga della Sacra Famiglia in Egitto per salvare il Bambinello Gesù da Erode

16 Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. 17 Allora si adempì quel che era stato detto per mezzo del profeta Geremia:
18 Un grido è stato udito in Rama,
un pianto e un lamento grande;
Rachele piange i suoi figli
e non vuole essere consolata, perché non sono più
.
19 Morto Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto 20 e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e va’ nel paese d’Israele; perché sono morti coloro che insidiavano la vita del bambino». 21 Egli, alzatosi, prese con sé il bambino e sua madre, ed entrò nel paese d’Israele. 22 Avendo però saputo che era re della Giudea Archelào al posto di suo padre Erode, ebbe paura di andarvi. Avvertito poi in sogno, si ritirò nelle regioni della Galilea 23 e, appena giunto, andò ad abitare in una città chiamata Nazaret, perché si adempisse ciò che era stato detto dai profeti: «Sarà chiamato Nazareno».
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Nel secondo capitolo di Luca viene raccontato il ritorno della Sacra Famigla a Nazaret, viene detto che Gesù intanto cresceva 
in statura  grazia e sapienza. Viene raccontato anche  l’episodio dello smarrimento e ritrovamento di Gesù dodicenne nel Tempio, dove era insieme ai maestri della legge. 
 
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Gesù dodicenne fra i maestri nel Tempio
 
DAL VANGELO SECONDO SAN LUCA
Luca 2: 39-52;
 
39 Com’ebbero adempiuto tutte le prescrizioni della legge del Signore, tornarono in Galilea, a Nazaret, loro città.
40 E il bambino cresceva e si fortificava; era pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di lui.
41 I suoi genitori andavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua.
42 Quando giunse all’età di dodici anni, salirono a Gerusalemme, secondo l’usanza della festa; 43 passati i giorni della festa, mentre tornavano, il bambino Gesù rimase in Gerusalemme all’insaputa dei genitori; 44 i quali, pensando che egli fosse nella comitiva, camminarono una giornata, poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45 e, non avendolo trovato, tornarono a Gerusalemme cercandolo. 46 Tre giorni dopo lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri: li ascoltava e faceva loro delle domande; 47 e tutti quelli che l’udivano, si stupivano del suo senno e delle sue risposte. 48 Quando i suoi genitori lo videro, rimasero stupiti; e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io ti cercavamo, stando in gran pena». 49 Ed egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo trovarmi nella casa del Padre mio?» 50 Ed essi non capirono le parole che egli aveva dette loro. 51 Poi discese con loro, andò a Nazareth, e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.
52 E Gesù cresceva in sapienza, in statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.
 
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Nel terzo e quarto capitolo di Luca, è scritto che Gesù era figlio di San Giuseppe.
 
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 Gesù dopo i quaranta giorni nel deserto torna a Nazaret e si reca nella Sinagoga
 
DAL VANGELO SECONDO SAN LUCA
Luca 3: 23;23 Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli.
Luca 4: 14-22;
14 Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. 15 Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
16 Si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere. 17 Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
18 Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione,
e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio,
per proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
per rimettere in libertà gli oppressi,
19 e predicare un anno di grazia del Signore.
20 Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. 21 Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi». 22 Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?». 
 
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Nel tredicesimo capitolo di Matteo, è scritto che Gesù era figlio di San Giuseppe.
 
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 Gesù si era cresciuto a Nazareth, dove faceva il mestiere di carpentiere imparato dal padre San Giuseppe
 
DAL VANGELO SECONDO SAN MATTEO
Matteo 13: 53-57;
53 Terminate queste parabole, Gesù partì di là 54 e venuto nella sua patria insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove mai viene a costui questa sapienza e questi miracoli? 55 Non è egli forse il figlio del carpentiere? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? 56 E le sue sorelle non sono tutte fra noi? Da dove gli vengono dunque tutte queste cose?». 57 E si scandalizzavano per causa sua. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».
 
DAL VANGELO DI SAN MARCO
Non è citato San Giuseppe, ma il resto e’ simile a Matteo 13:53-57;
Marco 6:1-6;
1 Partito quindi di là, andò nella sua patria e i discepoli lo seguirono. 2 Venuto il sabato, incominciò a insegnare nella sinagoga. E molti ascoltandolo rimanevano stupiti e dicevano: «Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? 3 Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. 4 Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua». 5 E non vi potè operare nessun prodigio, ma solo impose le mani a pochi ammalati e li guarì. 6 E si meravigliava della loro incredulità.
Gesù andava attorno per i villaggi, insegnando.
 
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Nel primo capitolo di Giovanni, è scritto che Gesù era figlio di Giuseppe di Nazareth.
 
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San Giovanni il Battista indica ai suoi ddiscepoli Gesù come l’Agnello di Dio
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I discepoli di San Giovanni Battista, vanno a parlare con Gesù
 
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Filippo va a chiamare Natanaele che riposava sotto un fico per presentargli Gesù
DAL VANGELO SECONDO SAN GIOVANNI
Giovanni 1: 35-51;
35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36 e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37 E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38 Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: «Che cercate?». Gli risposero: «Rabbì (che significa maestro), dove abiti?». 39 Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
40 Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41 Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)» 42 e lo condusse da Gesù. Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)».
43 Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». 44 Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45 Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». 46 Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47 Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48 Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». 49 Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50 Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!». 51 Poi gli disse: «In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’uomo».
 
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Nel capitolo sesto di Giovanni è scritto che il padre di Gesù è San Giuseppe.
 
 
Gesù mentre insegna alle folle che lo seguono
 
DAL VANGELO SECONDO SAN GIOVANNI
 
Giovanni 6: 41-51;
41 Intanto i Giudei mormoravano di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». 42 E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui conosciamo il padre e la madre. Come può dunque dire: Sono disceso dal cielo?».
43 Gesù rispose: «Non mormorate tra di voi. 44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno ammaestrati da Dio. Chiunque ha udito il Padre e ha imparato da lui, viene a me. 46 Non che alcuno abbia visto il Padre, ma solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. 47 In verità, in verità vi dico: chi crede ha la vita eterna.
48 Io sono il pane della vita. 49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; 50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. 51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».
 
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Citazioni bibliche dalla Bibbia Cei
Articolo a cura del Centro Studi  SAN GIUSEPPE PADRE DEL SIGNORE GESU’

marzo 17, 2020

SAN PATRIZIO: PREGHIERA CONTRO I MALEFICI

 

Una potente preghiera di protezione contro i nemici del mondo fisico e spirituale

Mi alzo, in questo giorno che sorge,
Per una grande forza, per l’invocazione della Trinità,
Per la fede nella Trinità,
Per l’affermazione dell’unità
Del Creatore del Creato.

Mi alzo in questo giorno che sorge
Per la forza della nascita di Cristo nel Suo Battesimo,
Per la forza della crocifissione e della sepoltura


Per la forza della resurrezione e dell’ascensione,
Per la forza della discesa al Giudizio Finale.

Mi alzo, in questo giorno che sorge,
Per la forza dell’amore dei Cherubini,
In obbedienza agli Angeli,
Al servizio degli Arcangeli,
Per la speranza della resurrezione e della ricompensa,
Per la preghiera dei Patriarchi,
Per le previsioni dei Profeti,
Per la predicazione degli Apostoli,
Per la fede dei Confessori,
Per l’innocenza delle Vergini sante,
Per le azioni dei Beati.

Mi alzo in questo giorno che sorge,
Per la forza del cielo:
Luce del sole,
Chiarore della luna,
Splendore del fuoco,
Velocità del lampo,
Impetuosità del vento,
Profondità dei mari,
Solidità della terra,
Solidità della roccia.

Mi alzo in questo giorno che sorge,
Per la forza di Dio che mi spinge,
Per la forza di Dio che mi protegge,
Per la saggezza di Dio che mi guida,
Per lo sguardo di Dio che vigila sul mio cammino,
Per l’orecchio di Dio che mi ascolta,
Per la parola di Dio che mi parla,
Per la mano di Dio che mi custodisce,
Per il cammino di Dio davanti a me,
per lo scudo di Dio che mi protegge,
Per l’ostia di Dio che mi salva,
Dalle trappole del demonio,
Dalle tentazioni del vizio,
Da tutti coloro che vogliono il mio male,
Lontano e vicino a me,
Agendo da soli o in gruppo.

Invoco oggi queste forze a proteggermi dal male,
Contro qualsiasi forza crudele che minacci il mio corpo e la mia anima,
Contro l’incanto dei falsi profeti,
Contro le legge oscure del paganesimo,
Contro le false leggi degli eretici,
Contro l’arte dell’idolatria,
Contro gli incantesimi di streghe e maghi,
Contro saperi che corrompono il corpo e l’anima.
Cristo mi custodisca oggi,
Contro il veleno, contro il fuoco,
Contro l’affogamento, contro le ferite,
perché io possa ricevere e godere la ricompensa.

Cristo con me, Cristo davanti a me, Cristo dietro di me,
Cristo in me, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me,
Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra,
Cristo quando mi stendo,

Cristo in me, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me,
Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra,
Cristo quando mi stendo,
Cristo quando mi siedo,
Cristo quando mi alzo,
Cristo nel cuore di tutti coloro che pensano a me,
Cristo sulla bocca di tutti coloro che parlano di me,
Cristo in tutti gli occhi che mi guardano,
Cristo in tutti gli orecchi che mi ascoltano.

Mi alzo, in questo giorno che sorge,
Per una grande forza, per l’invocazione della Trinità,
Per la fede nella Trinità,
Per l’affermazione dell’unità
Del Creatore del Creato.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

https://it.aleteia.org/2017/01/18/preghiera-san-patrizio-protezione-contro-incantesimi-malefici/

LA CORAZZA DI SAN PATRIZIO

 

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GLORIA.TV
 
 23 08 2018
 

La corazza di san Patrizio: contro incantesimi, malefici ed ogni male

Diffondiamola e facciamola conoscere, recitiamola in famiglia! Una preghiera molto bella, che il coraggioso e grande Apostolo d’Irlanda, molto amato tutt’oggi dagli Irlandesi, recitò nei momenti più difficili della sua lotta per difendersi dagli attacchi e dalle maledizioni dei druidi, che gli tesero tanti trabocchetti per scoraggiare la sua opera di evangelizzazione, ma non ebbero mai successo: egli dimostrò con segni e prodigi agli irlandesi, intrisi di magia e occultismo, che la potenza di Cristo era ancor più grande.

Infatti le magie dei druidi nulla poterono contro la Potenza della fede in Cristo di questo grande Santo!

Gran parte dell’Irlanda era molto oscura e barbarica nel quinto secolo dopo Cristo; una terra di druidi e pagani. È interessante notare che Patrizio non ha cercato di convincere gli irlandesi a negare la loro credenza nell’esistenza del soprannaturale. Come uno storico scrive: “Se il Cristianesimo fosse venuto in Irlanda solo con dottrine teologiche, la speranza della vita immortale, e idee etiche, senza miracoli, misteri e riti – non avrebbe potuto mai vincere il cuore celtico” (“perché il Regno di Dio non viene con parole, ma con potenza”, 1 Cor 4:20).

Invece egli convinse gli irlandesi della natura demoniaca dei poteri con cui erano familiari, e della potenza straordinaria di Cristo.

Usò le Sacre Scritture per definire questi poteri come demoni (“Per noi la lotta infatti non è contro il sangue e la carne, ma contro i principati,contro le potestà, contro i dominatori delle tenebre di questa era, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti”, Ef 6:12).

Patrizio è oggi ricordato come il santo che ha scacciato i serpenti dall’Irlanda (non ci sono serpenti in Irlanda, fino a oggi), anche se alcuni che negano che ci siano mai stati serpenti in Irlanda dicono che i “serpenti” scacciati da Patrizio erano i druidi, i sacerdoti occulti del popolo celtico, e la sua reputazione di avere liberato l’Irlanda dai serpenti è un modo velato per dire che San Patrizio portò la Luce di Cristo che liberò il paese dalle tenebre del maligno.

Il simbolo dell’Irlanda è il TRIFOGLIO, perchè San Patrizio lo usò per spiegare il mistero della Santissima Trinità ai pagani : Dio Padre,Dio Figlio,Dio Spirito Santo, distinti e indissolubilmente uniti nell’Amore.

CORAZZA DI SAN PATRIZIO

Nel 433, S. Patrizio si dirigeva con un gruppo di seguaci alla corte del Re d’Irlanda. Avendo avuto sentore che i druidi preparavano un’imboscata per ucciderlo, egli pregò invocando la protezione divina. Racconta la tradizione che quando il Santo passò davanti ai druidi nascosti, questi videro soltanto un cervo attorniato da alcuni cerbiatti. San Patrizio e i suoi uomini furono salvati.

Ecco perché questa preghiera è passata alla storia come IL GRIDO DEL CERVO (Fàeth Fiada), oppure come LA CORAZZA DI SAN PATRIZIO.

Io sorgo oggi
Grazie a una forza possente, l’invocazione della Trinità,
Alla fede nell’Essere Uno e Trino,
Alla confessione dell’unità
Del Creatore del Creato.

Io sorgo oggi
Grazie alla forza della nascita di Cristo e del suo battesimo,
Alla forza della sua crocifissione e della sua sepoltura,
Alla forza della sua resurrezione e della sua ascesa,
Alla forza della sua discesa per il Giudizio Universale.

Io sorgo oggi
Grazie alla forza dell’amore dei cherubini,
In obbedienza agli angeli,
Al servizio degli arcangeli,
Nella speranza della resurrezione e della ricompensa,
Nelle preghiere dei patriarchi,
Nelle predizioni dei profeti,
Nella predicazione degli Apostoli,
Nella fede dei confessori,
Nell’innocenza delle sante vergini,
Nelle imprese degli uomini giusti.

Io sorgo oggi
Grazie alla forza del cielo:
Luce del sole,
Fulgore della luna,
Splendore del fuoco,
Velocità del lampo,
Rapidità del vento,
Profondità del mare,
Stabilità della terra,
Saldezza della roccia.

Io sorgo oggi
Grazie alla forza del Signore che mi guida:
Il potere di Dio per sollevarmi,
La saggezza di Dio per guidarmi,
L’occhio di Dio per guardare davanti a me,
L’orecchio di Dio per udirmi,
La parola di Dio a parlare per me,
La mano di Dio a difendermi,
la via di Dio che si apre davanti a me,
Lo scudo di Dio che mi protegge,
L’esercito di Dio che mi salva
dai tranelli dei diavoli,
Dalle tentazioni del vizio,
Da chiunque mi voglia del male,
vicino e lontano,
Solo e nella moltitudine.

Io invoco oggi tutte queste forze tra me e questi mali
Contro ogni crudele e impietoso potere che si opponga al mio corpo e alla mia anima

Contro le stregonerie di falsi profeti,
Contro le leggi nere del paganesimo,
Contro le leggi false degli eretici,
Contro la pratica dell’idolatria,
Contro i sortilegi di streghe e druidi e maghi,
Contro ogni conoscenza che corrompe il corpo e l’anima dell’uomo.

Cristo fammi da scudo oggi
Contro il veleno, contro il fuoco,
Contro l’annegamento, contro ogni ferita,
Così che io possa avere un’abbondanza di ricompense,
Cristo con me, Cristo davanti a me, Cristo dietro di me,
Cristo in me, Cristo sotto di me, Cristo sopra di me,
Cristo alla mia destra, Cristo alla mia sinistra,
Cristo quando mi corico, Cristo quando mi siedo,
Cristo quando mi alzo,
Cristo nel cuore di ogni uomo che mi pensa,
Cristo sulle labbra di tutti coloro che parlano di me,
Cristo in ogni occhio che mi guarda,
Cristo in ogni orecchio che mi ascolta.

Io sorgo oggi
Grazie a una forza possente, l’invocazione della Trinità,
Alla fede nell’Essere Uno e Trino,
Alla confessione dell’unità
Del Creatore del Creato.

Fonte:

noalsatanismo.myblog.it

 
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