Mirabilissimo100’s Weblog

luglio 24, 2008

SANT’ANNA-FESTA A CASERTA

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CASERTA, Grande festa per Sant’Anna, la madre di Maria

Pubblicato da red.pm il 24 Luglio, 2008 @ 1:59 pm In > CASERTA

 

 

 

 

Nonostante che di s. Anna ci siano poche notizie e per giunta provenienti non da testi ufficiali e canonici, il suo culto è estremamente diffuso sia in Oriente che in Occidente.
Quasi ogni città ha una chiesa a lei dedicata, Caserta la considera sua celeste Patrona, il nome di Anna si ripete nelle intestazioni di strade, rioni di città, cliniche e altri luoghi; alcuni Comuni portano il suo nome. (more…)

STUPENDO GERANIO ROSA

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http://www.ancorainviaggio.it/geranio-01-80k-1024.jpg

SACRA SINDONE-IL VOLTO

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SACRA SINDONE-INTERVISTA A MARIA GRAZIA SILIATO

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Intervista Per la studiosa Siliato l’impronta sulla

reliquia è sangue umano

La Sacra Sindone icona della sofferenza

Nella primavera 2010 a Torino ostensione solenne
del lenzuolo di lino che avvolse il corpo di Cristo

«Questo non può essere l’oggetto di un articolo. Lei mi deve aiutare a fare una battaglia che è culturale e storica. È una battaglia scientifica e, me lo lasci dire, anche spirituale. Dobbiamo superare pregiudizi e paure e smontare un castello intellettuale che continua a gettare ombra sulla verità».

 
Pacata, asciutta e ferma nel suo ragionamento Maria Grazia Siliato. Da quasi una vita la grande archeologa si affatica attorno all’oggetto più misterioso della cristianità: alla Sindone, il lenzuolo o il telo di lino che avrebbe avvolto il corpo di Cristo. Un lenzuolo che, se autentico, conterrebbe il sangue del Figlio di Dio e persino il suo Dna. Sarebbe la prova di un avvenimento, anzi dell’Avvenimento per eccellenza della storia dell’umanità. Se falso, invece, non smonterebbe la fede di chi crede nella morte e resurrezione di Gesù, ma – per essere onesti – rappresenterebbe un’enorme delusione per milioni di fedeli e contribuirebbe a screditare la Chiesa cattolica agli occhi del mondo protestante e non cristiano. Incontro la Siliato a Lanuvio ai Castelli Romani. Non vive in una casa, bensì nella storia. In un castello di Marcantonio Colonna, una dimora affascinante e labirintica, foderata di libri e pergamene, mobili d’epoca e foto di antiche tribù mediorientali. Che ha dentro il respiro dei secoli. Nella Siliato scorre sangue genovese, siciliano, svizzero-tedesco. Laurea a Friburgo in archeologia paleocristiana ed ellenistica del vicino Oriente. Universalmente nota per le sue ricerche sulle civiltà mediterranee, bizantina – franco – veneziana dell’isola di Cipro e della battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571. Sulla Sindone di Torino ha elaborato un approccio multidisciplinare scientificamente obiettivo che le è valsa la partecipazione al «Shroud of Turin Research Project», incaricato di indagare sulla celebre reliquia.
«Sarà un’occasione quanto mai propizia per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio». Con queste parole, il 2 giugno scorso, Papa Benedetto XVI, davanti a settemila torinesi in visibilio raccolti nell’Aula Nervi in Vaticano, ha accolto la richiesta dell’arcivescovo della città piemontese, il cardinale Severino Poletto, di consentire nella primavera del 2010 ad una nuova solenne «Ostensione della Sindone». La macchina organizzativa si è messa in moto (già stanziati da Regione, Provincia e Comune di Torino dieci milioni di euro), ma è facile immaginare che si è rimesso in moto l’ingranaggio delle polemiche. Fra storici ed archeologi, scienziati e teologi, semplici fedeli e chimici. La Sindone è solo un simbolo o è la rappresentazione più crudele e drammatica dell’«uomo dei dolori» descritto nei Vangeli? Si sa che gli esami al carbonio 14 effettuati nel 1988 giunsero alla conclusione che si trattava di un reperto medievale tessuto fra il 1260 e il 1390. Da allora, però, molti scienziati hanno voluto mettere in discussione la «radiodatazione» ed ora propongono nuovi esperimenti che, fra l’altro, potrebbe essere più agevole realizzare nel corso di una ostensione. Fra gli studiosi critici si pone la Siliato. Seguirla è un’avventura da lasciare senza fiato.
Professoressa, come definirebbe scientificamente la Sindone?
«Un telo di lino, egiziano, coltivato a Boutos nella valle del Nilo, tessuto su un telaio verticale del tipo e delle misure usate dagli ebrei di Palestina per usi rituali e sepoltura».
Lei ha già scritto di questo in un volume: «Sindone», per i tipi della Piemme, che è un autentico long-seller. Quasi una Bibbia su tale argomento. L’impronta che noi vediamo sulla reliquia di che tipo è?
«È sangue umano intero. Escludiamo che sia dipinta. Nessun colorante vegetale, animale o chimico può aver lasciato un’impronta del genere».
Non è neppure stampata con un metallo caldo, una striatura. Pensiamo al ferro da stiro. Non può essere stata prodotta dalle «radiazioni di una resurrezione»?
«Lei corre troppo. Uno scienziato non può mai arrivare a questo, lo può pensare, ma non lo può scientificamente sostenere. Il vero miracolo è come possa essere giunta sino a noi dalle viscere della storia. Diciamo, rimanendo al telo, che siamo di fronte ad una corrosione delle fibrille di lino più superficiali. Una ossidazione, una decomposizione accelerata, una rottura della catena del carbonio della cellulosa. Dunque, l’impronta è, sia sopra che sotto, quella di un cadavere di un uomo che aveva sofferto un’agonia tremenda. Il contatto del lenzuolo col corpo è stato breve. Secondo i racconti evangelici di tre giorni circa. L’aloe e la mirra, gli aromi che venivano posti sopra il lenzuolo che avvolgeva il corpo, hanno fatto da spugna e favorito l’impronta. La Sindone è tessuta come le giacche a spina di pesce, come tanti frammenti di lino egiziani, custoditi nel museo Egizio di Torino».
E perché contesta la datazione al carbonio 14 del 1988?
«Guardi, hanno preso per campione un pezzo della Sindone affidando l’operazione a persone poco esperte. L’oggetto fu mutilato di 12 centimetri. Tre laboratori serissimi, Tucson in Arizona, Zurigo e Oxford, giunsero alla conclusione che quel campione apparteneva al XIII o al XIV secolo».
E dove sta l’errore?
«Non nei laboratori. L’errore sta a Torino. Tutto fu filmato. Il gruppo americano aveva fatto analisi merceologiche sul tessuto: spessore, peso, consistenza. Il peso medio della Sindone per centimetro quadrato è di 23/25 milligrammi. Il tessuto del prelievo è di 43/47 milligrammi».
Il che vuol dire?
«Che non era stato prelevato tessuto sindonico, bensì uno dei tanti rammendi storici, avvenuti in secoli diversi. È bastato fare la media del peso dei fili più recenti per arrivare alla datazione medievale. Non dimentichiamo che la Sindone girò tutto il Mediterraneo, è stata baciata e deposta sui malati. Ha subito un’infinità di contaminazioni. Ho conosciuto John Heller del New England Institute. Prese dei piccolissimi frammenti della dimensione di 48 micron ed esclamò: “È sangue umano. È il sangue uscito da un corpo vivente, coagulato sulla pelle e decalcato sul lino. Tutto meno il sangue delle ferite del torace, che è sangue di cadavere, e perciò senza coagulazione”. Sulla Sindone, poi, abbiamo trovato il polline della “Gundelia Tournefortii”, una pianta che si trova vicino al Mar Morto. Chi può aver portato il polline di questa pianta sulla Sindone in Europa se la si considera un reperto medievale?»
Quanto era alto l’uomo della Sindone?
«La parte dorsale dell’impronta è lunga 182 centimetri, quella frontale di 178 centimetri. Possiamo supporre che l’uomo della Sindone, o Gesù, fosse alto 180 centimetri».
C’è anche un dossier voluminosissimo sulle analisi medico-legali delle ferite.
«Sì, le analisi parte furono fatte a Torino, parte a Los Angeles. Si vedono, alla luce ultravioletta, le ferite della flagellazione. Sulla fronte del condannato c’è un ricciolo di sangue. Il volto, il torace, la corona di spine, le ferite della schiena a seguito della flagellazione. I piedi con colate di sangue laterali inchiodati tutti e due con un solo chiodo; la lacerazione nei polsi. Dal sangue sulle braccia si evince che quel corpo si è mosso sulla croce. Si nota nettamente la terribile ferita nel costato».
È una descrizione impressionante. Eppure un recente filmato della BBC ha riproposto la solita tesi. Con qualche raffinata perfidia in più.
«È un filmato sgangherato. Dietro la ricostruzione sembra quasi di avvertire un disegno che cerca di sparigliare le carte a disposizione della scienza. La materia è talmente complessa che è facile imbrogliare. Il pre-giudizio è un male duro da estirpare. Se invece di questo oggetto, avessimo trovato la toga di Giulio Cesare, nessuno avrebbe fiatato. Siccome è Gesù…»
Perché non sottoporre la Sindone a nuovi esami?
«È l’oggetto archeologico più studiato nella storia. Non c’è bisogno di altri esami. C’è già tutto quello che si voleva sapere. Bisogna riprendere in mano le analisi ed esaminarle con rigore e onestà intellettuale».
Ma molti sostengono che c’è un buco nero nei documenti storici. Prima del Medioevo non se ne sapeva niente.
«Davvero? Se lei osserva le icone bizantine, sinaitiche, siriane, russe, bosniache, di tutto il Mediterraneo, noterà che esse ci ridanno, come in uno specchio riflettente, quel volto sindonico. È riprodotto in tutte le Chiese orientali, il che significa che le Chiese d’Oriente hanno visto la Sindone, mentre in Occidente l’icona più ripetuta è quella del “Buon Pastore”. Questo telo è il simbolo di una unità storica, culturale, emozionale, artistica di tutto il bacino del Mediterraneo».
Nel 2010 l’ostensione sarà a Torino. Ma l’idea, professoressa Siliato, non mi pare che le suoni bene.
«Non è esatto. La Sindone da Umberto di Savoia è stata lasciata alla Santa Sede. Custode per il Papa è l’arcivescovo della città. Non metto in discussione questo lascito…»
Tuttavia…
«Coltivo un sogno: che l’ostensione della Sindone possa avvenire a Roma, magari per un periodo determinato. Sarebbe un formidabile segno, un ponte gettato verso le Chiese orientali, l’invito a ritrovare, attorno alla figura di quel condannato, quell’unità che da mille anni abbiamo perso. Quella pallida impronta di un viso di emozionante bellezza emerge da un antico, fragile telo, come l’impronta di una foglia di un erbario. A quella pallida impronta sarebbe impossibile sottrarsi, essa richiamerebbe non solo pellegrini ma quell’incredibile mosaico di raffigurazioni del Volto di Cristo che al telo sindonico direttamente si rifanno».
Senta, lei può affermare con certezza che siamo di fronte ad una reliquia autentica, ad un lenzuolo di 2000 anni fa?
«Assolutamente. È l’unico testimone al mondo di come veniva effettuata una crocifissione romana. È un unicum. L’evidenza gelida e ininfluenzabile degli strumenti ci rivela l’impronta di un viso e di un corpo, e le macchie di sangue del martirio. Identico a quello descritto nei Vangeli».
 

 

CRISTO E LA NEW-AGE DAL GRIS DI CHIETI

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , — mirabilissimo100 @ 2:52 pm

      Attenzione! La pagina richiesta [
http://www.geocities.com/Athens/Agora/8843/new_age1.htm ] pare non esistere
più.
      Ecco la copia cache memorizzata su www.tuttosullesette.it.
      Buona lettura!

GRIS  CHIETI

CRISTO E IL NEW AGE
“Voi chi dite che io sia?” (Lc. 9,20). La domanda fatta a Pietro da Cristo è
quanto mai attuale nel panorama religioso contemporaneo.

 Navigando in Internet non è difficile imbattersi in siti  di sette
pseudocristiane, gnostiche ed esoteriche che, pur essendo lontane mille
miglia dal Cristianesimo nella sostanza delle loro dottrina, parlano
tuttavia di Gesù, assegnandogli anche un posto d’onore, apprezzando i suoi
insegnamenti sull’amore, sul perdono, sull’umiltà, sull’unità, ecc.,
indicandolo persino come modello e producendo non poca confusione. Infatti,
molti che non si rendono subito conto delle forti contraddizioni, si sentono
all’inizio rassicurati dal fatto che in fondo  sembra che non ci sia niente
di strano, niente di nuovo, si parla sempre bene di Gesù e spesso si è
persino incoraggiati a frequentare la chiesa.

Ad esempio in un sito dedicato a Paramahansa Yogananda, fondatore di una
setta gnostica di ispirazione orientale, compaiono ben tre pagine intitolate
“Gesù Cristo – La Coscienza cristica”, con tre immagini di Gesù molto
familiari ai battezzati (una per pagina); in esse si citano il buon pastore,
madre Teresa di Calcutta, Padre- Figlio- Spirito Santo (però con
associazioni all’induismo), si parla persino della passione sulla croce, ma
non della morte e della resurrezione, poiché d’altronde come Budda,
Yogananda, Babaji, Gesù e altri maestri “tutti coloro che mediante la
profonda meditazione e la devozione espandono la propria coscienza giungono
ad ottenere quest’altissimo grado di coscienza”, cioè con delle tecniche
diventano dei e ritengono di non aver bisogno di essere salvati da nessuno.

Vediamo allora per sommi capi le differenze con il Cristianesimo.

Il Cristo biblico ed ecclesiale
q       è vero Dio e vero uomo, uguale al Padre secondo la divinità,
inferiore al Padre secondo l’umanità (Gv.8,58;20,28; Fil.2,6-7; Col.2,9;
Eb.2,17);

q       esiste da tutta l’eternità, non è stato creato, anzi, tutto il
creato è stato fatto per mezzo di Lui e in vista di Lui (Col. 1,16);

q       senza perdere la natura divina, si è fatto uomo ed è morto
crocifisso per liberare l’uomo dal peccato e dalla morte;

q       è risuscitato con il suo vero corpo e, glorificato, siede alla
destra di Dio Padre e il suo regno non avrà fine;

q       essendo l’Unto (=Cristo, Messia ) dello Spirito del Padre, dona lo
Spirito Santo che santifica l’uomo, lo rende cioè partecipe della vita
divina.

q       Egli verrà nell’ora che nessuno conosce a giudicare i vivi e i
morti. La comunità cristiana deve vigilare e pregare nell’attesa e nella
speranza della vita eterna.

Per il New Age, invece, il Cristo non è Dio. La ‘coscienza cristica’ che lo
anima è essenzialmente un tipo di vibrazione cosmica, una ‘energia’ che
penetra in ogni persona, animale o cosa e si può incarnare negli Avatar o
guide, destinate a condurre l’umanità nella Nuova Era. Egli si è manifestato
un giorno in Gesù di Nazareth al momento del suo battesimo. Oggi ritorna nei
differenti messia, in Maitreya o Ishvara dell’Era dell’Acquario. Questo
Cristo avrà in mano l’avvenire del mondo, ponendo fine all’Era dei Pesci.
Sarà uno dei molteplici volti dello spirito cristico come lo furono i grandi
iniziati delle varie forme di gnosi. La sua conoscenza e i suoi poteri
provengono dagli insegnamenti dei grandi iniziati che lo hanno preceduto;
non vi è dunque un solo Cristo come insegna la Chiesa, ma tanti Cristi che
sono stati iniziati nel corso del tempo. L’uomo si salva da sé, attraverso
la conoscenza sperimentale della propria natura divina (?!), che raggiunge
mediante la gnosi e le varie tecniche dell’esoterismo (conoscenze segrete):
così la meditazione e la devozione, l’illuminazione, le rinascite, l’accesso
ai poteri psichici e all’occultismo lo conducono all’ampliamento della
coscienza, alla piena conoscenza del Sé, all’armonia con l’universo, al
Nirvana , al Pleroma. Si attualizzano per lui le promesse del serpente
della Genesi: di diventare come Dio, di non morire affatto e di conoscere il
bene e il male (Gn.3,4-5).

Tale concezione con varie sfumature si ritrova nella Teosofia di H.P.
Blavatsky la cui dottrina mistico – spiritista è alla base di molte sette;
nell’ Antroposofia di R. Steiner e nella Scuola Arcana di A. Bailey ( ex
seguaci della teosofia); nelle dottrina di B. Creme, che lo identifica nella
figura messianica del Buddha; in quella del Cristo cosmico di D. Spangler
della nota Comunità acquariana di Findhorn in Scozia; nella “Vita
sconosciuta di Gesù Cristo” di N. Notovitch, accolta poi da Swami
Abhedananda, Sai Baba, Paramahansa Yogananda e Bhagwan Shree Rajnesh,
secondo i quali Gesù ben noto ai lama tibetani avrebbe viaggiato per l’India
e nel Kashmir allo scopo di attingere alla conoscenza dell’Oriente. Così nel
Vangelo acquariano di Levi un Gesù che ha appreso le dottrine dei bramini e
dei buddisti costituisce il modello new age dell’autorealizzazione, mentre
il Gesù esseno di E.Bordeaux Szekely riporta al paganesimo panteista della
Madre Terra. Nei gruppi ufologici assume la connotazione di un
extraterrestre.

In numerose di queste sette si parla di compatibilità con il cristianesimo e
con il cattolicesimo, cosa che in realtà è assolutamente da escludere per i
seguenti motivi:

1.       Viene negata la divinità di Gesù Cristo,

2.       Gesù storico, personale, individuale è separato dal Cristo eterno,
impersonale, universale;

3.       Gesù non è considerato come il solo e unico Cristo;

4.       La morte di Gesù in croce o viene negata o reinterpretata per
escludere l’idea che egli possa aver sofferto.

5.       Viene negata la Resurrezione di Gesù (mentre si afferma la
reincarnazione).

6.       La Bibbia viene manipolata  oppure vengono usati documenti
extrabiblici come i vangeli neognostici o rivelazioni attinte da entità,
spiriti guida, maestri ascesi; viene anche applicata ai testi biblici una
esegesi  esoterica new age.

È più che mai il caso di dare retta alle parole di Gesù che raccomanda:
“Allora se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui, o: E` là, non ci
credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi
portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli
eletti. Ecco, io ve l’ho predetto (Mt 24, 23-25)”.

  Gris Chieti

  http://www.tuttosullesette.it/vai.pax?id=436

LA VERITA’ SUL CODICE DA VINCI-SANDRA MIESEL

Filed under: Senza Categoria — Tag:, , , , , — mirabilissimo100 @ 2:49 pm

“Dismantling The Da Vinci Code”

di Sandra Miesel,

da «Crisis», numero 8, settembre 2003

 

“Il Graal” riprese Langdon “simboleggia la dea perduta. Quando è giunto il cristianesimo, le vecchie religioni pagane non si sono lasciate uccidere facilmente. Le leggende dei cavalieri alla ricerca del Graal perduto erano in realtà storie di ricerche proibite per ritrovare il femminino sacro perduto. I cavalieri che affermavano di “cercare il calice” parlavano in codice per proteggersi da una Chiesa che aveva soggiogato le donne, bandito la dea, bruciato i non credenti e proibito il rispetto pagano per il femminino sacro “. ( Il Codice Da Vinci , trad. it., p. 280) .
Il Santo Graal è la metafora preferita per indicare un obiettivo desiderabile ma difficile da conseguire, dalla mappa del genoma umano alla Stanley’s Cup. Sebbene il Graal originale — la coppa che si dice utilizzata da Gesù durante l’Ultima Cena — normalmente occupi le pagine del romanzo arturiano, il recente mega-best seller di Dan Brown, Il Codice Da Vinci , lo strappa dal reame della storia esoterica.
Tuttavia il suo libro è ben più che la storia di una ricerca del Graal. Brown reinterpreta totalmente la leggenda del Graal. Nel fare questo, Brown capovolge l’intuizione che il corpo della donna sia simbolicamente un contenitore e rende un contenitore simbolicamente un corpo di donna. E quel contenitore ha un nome che ogni cristiano riconoscerà, perché Brown afferma che il Sacro Graal era in realtà Maria Maddalena. Essa era il recipiente che conteneva il sangue di Gesù Cristo nell’utero, partorendone il figlio.
Nel corso dei secoli, i custodi del Graal hanno vigilato sulla vera (e continua) discendenza di Cristo e i sui resti della Maddalena, non su un recipiente materiale. Perciò Brown sostiene che “la ricerca del Santo Graal è […] la ricerca del luogo dove inginocchiarsi davanti alle ossa di Maria Maddalena”, una conclusione che avrebbe sicuramente sorpreso Sir Galahad e gli altri cavalieri del Graal che pensavano di cercare il calice dell’Ultima Cena.
Il Codice Da Vinci si apre con il macabro omicidio del curatore del Louvre all’interno del museo. Il crimine coinvolge l’eroe Robert Langdon, uno sportivo professore di simbologia proveniente da Harvard, e la nipote della vittima, Sophie Nevue, crittologa dai capelli rossi. Insieme allo storico milionario zoppo Leigh Teabing fuggono da Parigi a Londra un passo in anticipo sulla polizia e su un pazzo “monaco” albino dell’Opus Dei di nome Silas, che non si fermerà di fronte a nulla per impedire loro di trovare il “Graal”.
Ma nonostante il ritmo frenetico, in nessun punto all’azione viene permesso di interferire con una buona lezione. Prima che la storia si ritrovi al punto di partenza al Louvre, i lettori affrontano un fuoco di fila di codici, enigmi, misteri, e cospirazioni.
Con il suo principio affermato due volte, “a tutti piacciono i complotti”, Brown rievoca la famosa autrice che creava il suo prodotto studiando le caratteristiche dei dieci best-seller precedenti. Sarebbe troppo facile criticarlo per i personaggi sottili come una copertina di plastica, per la prosa indistinta e per l’azione improbabile. Ma Brown non sta tanto scrivendo malamente quanto scrivendo in un modo particolare, calcolato al meglio per attirare il pubblico femminile (le donne, dopo tutto, comprano la maggior parte dei libri della nazione). Ha coniugato una trama da thriller a una tecnica romanzesca. Notate come ogni personaggio sia un tipo estremo… brillante senza sforzo, untuoso, sinistro, o psicotico quando necessario, che si muove su sfondi lussuosi ma curiosamente piatti. Evitando la violenza e la ginnastica da camera da letto, mostra solo un breve bacio e un rito sessuale eseguito da una coppia sposata. Le allusioni spinte sono sfuggenti benché il testo indugi su qualche sanguinosa mortificazione dell’Opus Dei. In breve, Brown ha costruito un romanzo perfetto per un club di libri per signore.
La mancanza di serietà di Brown si rivela nei giochi (1) che fa con i nomi dei suoi personaggi — Robert Langdon, “professore alto di chiara fama” (distinto e virile); Sophie Nevue, “Nuova Eva della sapienza”; l’irascibile e taurino detective Bezu Fache, “collera di zebù”. Il servo che guida verso di loro la polizia è Legaludec, “duce legale”. Il curatore assassinato trae il cognome, Saunière, da un vero prete cattolico le cui buffonerie esoteriche diffusero l’interesse verso il segreto del Graal. Come scherzo nascosto, Brown inserisce perfino il suo editore nella vita reale (Faukman è Kaufman).
Mentre l’ampio uso delle formule romanzesche può essere il segreto della celebrità di Brown, il suo messaggio anti-cristiano non può avergli fatto male nei circoli editoriali: Il Codice Da Vinci ha debuttato in cima alla lista dei best-seller del New York Times . Manipolando il suo pubblico mediante le convenzioni della scrittura romanzesca, Brown invita i lettori a identificarsi con i suoi personaggi eleganti e fascinosi che hanno visto oltre le imposture dei chierici che nascondono la “verità” su Gesù e sua moglie. La bestemmia viene pronunciata con voce pacata e ridendo sommessamente: “Tutte le religioni del mondo sono basate su falsificazioni”.
Ma anche Brown ha i suoi limiti. Per schivare le accuse di fanatismo, include un crescendo di trucchi che assolve la Chiesa dall’assassinio. E benché presenti il cristianesimo come falso in radice, è disposto a tollerarlo per la sua opera caritativa.
(Naturalmente, il cristianesimo cattolico diventerà anche più tollerabile una volta che il nuovo papa liberale eletto nel precedente romanzo di Brown con protagonista Langdon, Angeli & Demoni , abbandonerà gli insegnamenti fuori moda. “Le leggi del terzo secolo non si possono più applicare ai moderni seguaci di Cristo”, dice uno dei cardinali progressisti del libro).

Da dove tra tutto questo?
In realtà Brown cita le sue fonti principali all’interno del testo del suo romanzo. Uno è un classico della cultura femminista accademica: I vangeli gnostici di Elaine Pagels. Le altre sono storie esoteriche popolari: La Rivelazione dei templari. Guardiani segreti della vera identità di Cristo di Lynn Picknett e Clive Prince; Il Santo Graal di Michael Baigent, Richard Leigh, e Henry Lincoln; La Dea nei Vangeli. La rivendicazione del femminino sacro e La Donna dalla giara di alabastro. Maria Maddalena e il Santo Graal , entrambi di Margaret Starbird. (i libri della Starbird, che si dice cattolica, sono stati pubblicati da Matthew Fox’s outfit, Bear & Co.) Un’altra influenza, almeno in seconda battuta, è L’Enciclopedia Femminile dei Miti e dei Segreti di Barbara G. Walker.
L’uso di fonti talmente inaffidabili pregiudica le pretese intellettuali di Brown. Ma la cosa ha apparentemente ingannato almeno alcuni dei suoi lettori: il revisore dei libri dei New York Daily News ha strombazzato: “La sua ricerca è impeccabile”.
Tuttavia, nonostante le arie da studioso di Brown, uno scrittore che pensa che i Merovingi abbiano fondato Parigi e dimentica che i papi un tempo vivevano ad Avignone, è difficile sia un ricercatore modello. E che affermi che la Chiesa abbia bruciato cinque milioni di donne in quanto streghe mostra un’ignoranza intenzionale — e in malafede — del dato storico. Le ultime cifre delle morti durante la caccia alle streghe in Europa vanno da 30.000 a 50.000 vittime. Non tutte furono eseguite dalla Chiesa, non tutte erano donne, e non tutte furono bruciate. L’affermazione di Brown secondo cui dai cacciatori di streghe venivano scelte le donne istruite, le sacerdotesse e le levatrici non solo è falsa, ma tradisce le sue fonti bendisposte nei confronti della dea.

Una moltitudine di errori
Il Codice Da Vinci è talmente pieno di errori che il lettore istruito applaude in realtà quelle rare occasioni dove Brown (suo malgrado) incespica nella verità. Qualche esempio della sua “impeccabile” ricerca: Brown sostiene che i movimenti del pianeta Venere tracciano un pentacolo (il cosiddetto pentagramma di Ishtar) che simboleggia la dea. Tuttavia esso non è una figura perfetta e nulla ha a che fare con la durata dell’Olimpiade. Gli antichi Giochi Olimpici venivano celebrati in onore di Zeus olimpico, non di Afrodite, e si svolgevano ogni quattro anni.
Erronea è anche l’affermazione di Brown secondo la quale i cinque anelli congiunti dei moderni Giochi Olimpici sono un segreto tributo alla Dea: ad ogni serie dei giochi si supponeva di aggiungere un anello al disegno ma gli organizzatori si fermarono a cinque. E sono semplicemente ridicoli i suoi sforzi di leggere la propaganda in favore della Dea nell’arte, nella letteratura, e anche nei cartoni animati Disney.
Nessun dato è troppo dubbio per essere incluso, e la realtà viene accantonata velocemente. Per esempio, il vescovo dell’Opus Dei incoraggia il suo albino assassino raccontandogli che anche Noè era un albino (una nozione tratta dal non-canonico 1 Enoch 106:2). Tuttavia l’albinismo in qualche modo non interferisce con la vista dell’uomo come dovrebbe fisiologicamente.
Ma un esempio molto più importante è il trattamento di Brown dell’architettura gotica come uno stile pieno di simboli di culto verso la Dea e di messaggi in codice per confondere i non iniziati. Basandosi sull’affermazione di Barbara Walzer che “come un tempio pagano, la cattedrale gotica rappresenta il corpo della Dea”, La rivelazione dei Templari afferma: “Il simbolismo sessuale è presente anche nelle grandi cattedrali gotiche, la cui costruzione fu promossa dai Templari. Elementi caratteristici […] rappresentano elementi anatomici femminili: l’arco, che introduce i visitatori nel corpo della Chiesa Madre, evoca la vulva”. Nel Codice Da Vinci, questi sentimenti sono trasformati nella spiegazione da parte di un personaggio di come la “lunga navata vuota della cattedrale fosse un segreto tributo pagano all’utero femminile […] completa di escrescenze labiali incassate e di un clitoride floreale a cinque petali al di sopra del portale”.
Queste osservazioni non possono essere accantonate come opinioni del “cattivo”; Langdon, l’eroe del libro, si riferisce alle sue conferenze a Chartres sul simbolismo della Dea.
Questa bizzarra interpretazione tradisce la non conoscenza del reale sviluppo o della costruzione dell’architettura gotica, e correggere gli innumerevoli errori diventa un noioso esercizio: I Templari nulla avevano a che fare con le cattedrali del loro tempo, che furono commissionate dai vescovi e dai loro canonici in tutta Europa. Essi erano uomini illetterati senza alcuna arcana conoscenza della “geometria sacra” tramandata dai costruttori di piramidi. Non dominavano gli stessi strumenti sui loro progetti, né fondarono corporazioni di massoni per costruirne per altri. Non tutte le loro chiese erano rotonde, né la rotondità era un insulto di sfida alla Chiesa. Piuttosto che essere un tributo al divino feminino, le loro chiese circolari onoravano la Chiesa del Santo Sepolcro.
In realtà guardando le chiese gotiche e quelle che le precedettero l’idea del simbolismo femminile si sgonfia. Le grandi chiese medievali tipicamente avevano tre porte frontali a ovest più triple entrate ai loro transetti a nord e a sud (quale parte dell’anatomia femminile rappresenta il transetto? o la volta della navata centrale di Chartres?). Le chiese romaniche — incluse quelle che precedono la fondazione dei Templari — hanno bande decorative simili che si inarcano sopra le entrate. Sia le chiese gotiche che quelle romaniche hanno ereditato dalle basiliche tardoantiche la navata lunga e rettangolare, derivata fondamentalmente dagli edifici pubblici romani. Né Brown né tantomeno le sue fonti considerano quale simbolismo coglievano nello schema di una chiesa ecclesiastici medievali come Suger di St.-Denis o Guillaume Durand. Certamente non culto nei confronti della Dea.

Affermazioni false
Se quanto sopra sembra uno schiacciatesta inflitto a un moscerino, i colpi sono necessari per dimostrare la totale falsità del materiale di Brown.
Le sue volontarie distorsioni della storia documentata si accoppiano più che bene con le sue strambe affermazioni su argomenti controversi. Ma per un postmodernista una costruzione della realtà vale l’altra.
L’approccio di Brown sembra consistere nel raccogliere ampie sezioni delle sue fonti e scuoterle insieme in una insalata di storia. Da Il Santo Graal Brown prende il concetto del Graal come metafora del lignaggio sacro spezzando arbitrariamente un termine francese medievale, Sangraal (Santo Graal), in sang (sangue) e raal (reale). Questo santo sangue, secondo Brown, discendeva direttamente da Gesù e da sua moglie, Maria Maddalena, alla dinastia Merovingia nei tempi bui della Francia, sopravvivendo alla sua caduta per persistere in diverse famiglie francesi moderne, inclusa quella di Pierre Plantard, uno dei capi del misterioso Priorato di Sion. Il Priorato — un’organizzazione reale registrata ufficialmente dal governo francese nel 1956 — fa affermazioni straordinarie riguardo la propria antichità come il “vero” potere dietro i Cavalieri Templari. Con ogni probabilità sorse dopo la seconda guerra mondiale e fu portato per la prima volta a pubblica conoscenza nel 1962. Ad eccezione del regista Jean Cocteau, la sua illustre lista di Gran Maestri — che include Leonardo da Vinci, Isaac Newton, e Victor Hugo — non è credibile, benché presentata come vera da Brown.
Brown non accetta una motivazione politica per le attività del Priorato. Al contrario, accoglie l’idea della Rivelazione dei templari dell’organizzazione come un culto di adoratori segreti della Dea che hanno conservato l’antica saggezza gnostica e i ricordi dell’autentica missione di Cristo, che se resi pubblici rovescerebbero completamente il cristianesimo. In maniera significativa, Brown omette il resto delle tesi del libro che vedono Cristo e Maria Maddalena, partner sessuali senza essere sposati, che eseguono i misteri erotici di Iside. Forse anche un pubblico di massa credulone ha i suoi limiti.
Da Il Santo Graal e dalla Rivelazione dei templari , Brown trae una visione negativa della Bibbia e un’immagine fortemente distorta di Gesù, che non è né il Messia né un umile carpentiere ma un ricco, istruito maestro religioso deciso a riconquistare il trono di Davide. Le sue credenziali sono amplificate dalla sua relazione con la ricca Maddalena che porta il sangue reale di Beniamino: “Quasi tutto ciò che i nostri padri ci hanno insegnato a proposito di Cristo è falso”, si lamenta uno dei personaggi di Brown.
Tuttavia è la cristologia di Brown a essere falsa, e lo è ciecamente . Brown pretende che l’attuale Nuovo Testamento sia una falsificazione post-costantiniana che ha soppiantato le vere narrazioni ora rappresentate solo dai sopravviventi testi gnostici. Afferma che Cristo non fu considerato divino fino al Consiglio di Nicea che lo votò in questo modo nel 325 agli ordini dell’imperatore. Poi Costantino — adoratore del sole per tutta una vita — ordinò che tutti i testi scritturistici più antichi fossero distrutti, ed è per questo che nessuna serie completa di Vangeli è anteriore al quarto secolo. I cristiani in qualche modo non riuscirono ad accorgersi dell’improvviso e drastico cambiamento nella loro dottrina.
Ma secondo lo specioso ragionamento di Brown, neanche il vecchio Testamento può essere autentico perché le Scritture ebraiche complete non sono più vecchie di un migliaio di anni. E i testi tuttavia furono trasmessi così accuratamente che si adattano bene ai rotoli del mar Morto anteriori di mille anni. L’analisi delle famiglie testuali, comparazioni di frammenti e citazioni più le correlazioni storiche datano sicuramente i Vangeli ortodossi al primo secolo e indicano come essi siano anteriori rispetto alle contraffazioni gnostiche. (Le Epistole di S. Paolo naturalmente precedono anche i Vangeli).
I documenti della Chiesa Primitiva e la testimonianza dei Padri anteniceani confermano che i cristiani hanno sempre creduto che Gesù fosse il Signore, Dio, e Salvatore, anche quando quella fede significava la morte. I primi canoni parziali delle Scritture risalgono alla fine del secondo secolo e ripudiano già gli scritti gnostici. Per Brown, non è sufficiente attribuire a Costantino la divinizzazione di Gesù. La vecchia adesione dell’imperatore al culto del Sol Invictus si proponeva quindi di riciclare l’adorazione del sole come la nuova fede. Brown ripropone vecchie (e screditate da lungo tempo) accuse da parte di virulenti anticattolici come Alexander Hislop che accusava la Chiesa di perpetuare i misteri babilonesi, e come i razionalisti del XIX secolo che consideravano Cristo solo come un altro dio salvatore morente.
Non sorprende che Brown non perda l’opportunità di criticare il cristianesimo e i suoi patetici seguaci. (La chiesa in questione è sempre la chiesa cattolica, benché il suo “cattivo” in un’occasione si faccia apertamente beffe degli anglicani; di tutte le cose, per il loro aspetto arcigno). Si riferisce in maniera continua e anacronistica alla Chiesa come al “Vaticano”, anche quando i papi non vi risiedevano. Rappresenta sistematicamente la Chiesa nel corso della storia come infida, smaniosa di potere, astuta, e omicida: “La Chiesa non può più servirsi dei crociati per ammazzare i non credenti, ma la sua influenza è altrettanto efficace. E altrettanto insidiosa”.

Il Culto della Dea e la Maddalena
La cosa peggiore agli occhi di Brown è che l’ostilità della Chiesa nei confronti del piacere, del sesso e della donna abbia soppresso il culto della Dea ed eliminato il femminino sacro. Sostiene che il culto della Dea dominasse universalmente il paganesimo precristiano con lo hieros gamos (matrimonio sacro) come rito centrale. Il suo entusiasmo per i riti di fertilità è l’entusiasmo per la sessualità, non per la procreazione. Cos’altro ci si aspetterebbe da un simpatizzante del catarismo?
In maniera stupefacente, Brown afferma che gli ebrei nel Tempio di Salomone adoravano Yahweh e la sua controparte femminile, la Shekinah, tramite i servigi delle prostitute sacre — probabilmente una versione distorta della corruzione del Tempio dopo Salomone ( 1 Re 14:24 e 2 Re 23:4-15). Inoltre, egli dice che il tetragramma YHWH deriva da “Jehovah, androgina unione fisica tra il maschile Jah e il nome preebraico di Eva, Havah”.
Ma come potrebbe dirvi qualunque studente del primo anno del corso di Scrittura, Jehovah è in realtà una interpretazione del XVI secolo di Yahweh usando le vocali di Adonai (“Signore”). Infatti, la Dea non dominava il mondo precristiano: non le religioni di Roma, i suoi sottoposti barbari, l’Egitto, o anche i territori semitici dove lo hieros gamos era un’antica pratica. Nemmeno il culto ellenizzato di Iside pare aver mai incluso il sesso nei suoi riti segreti.
Contrariamente alle affermazioni di Brown, le carte dei Tarocchi non insegnano la dottrina della Dea. Furono inventate per innocenti scopi di gioco nel XV secolo e non acquisirono associazioni occultistiche fino alla fine del XIX secolo. I pacchi di carte da gioco non hanno alcun simbolismo del Graal. L’idea che i diamanti simboleggino i pentacoli è un deliberato stravolgimento dell’occultista britannico A. E. Waite. E il numero cinque — tanto cruciale per gli enigmi di Brown — ha qualche collegamento con la Dea protettrice ma anche con miriadi di altre cose, inclusa la vita umana, i cinque sensi, e le cinque piaghe di Cristo.
Il trattamento di Maria Maddalena da parte di Brown è veramente deludente. Nel Codice Da Vinci , non è una prostituta pentita ma la consorte reale di Cristo e colei che è destinata ad essere il capo della Sua Chiesa, soppiantata da Pietro e diffamata dagli ecclesiastici. Fugge con la sua prole ad ovest verso la Provenza, dove i catari medievali conserverebbero gli insegnamenti originali di Gesù da vivo. Il Priorato di Sion veglia ancora sui suoi resti e sulle sue memorie, portati alla luce dal sotterraneo Santo dei Santi ad opera dei Templari. Il Priorato protegge anche i discendenti di lei, inclusa l’eroina di Brown.
Sebbene molti ancora raffigurino la Maddalena come la peccatrice che unse Gesù e la considerino uguale a Maria di Betania, tale confusione è in realtà opera successiva del Papa S. Gregorio Magno. L’Oriente le ha sempre mantenute separate e ha sempre affermato che la Maddalena, “apostola degli apostoli”, morì a Efeso. La leggenda del suo viaggio in Provenza non è anteriore al IX secolo, e i suoi resti non vi furono riportati fino al XIII secolo. I critici cattolici, inclusi i Bollandisti, hanno sfatato la leggenda e distinto le tre donne fin dal XVII secolo.
Brown usa due documenti gnostici, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di Maria, per provare che la Maddalena era la “compagna” di Cristo, intendendo la partner sessuale. Gli apostoli erano gelosi che Gesù fosse solito “baciarla sulla bocca” e la favorisse nei loro confronti. Brown cita esattamente gli stessi passaggi citati nel Santo Graal e nella Rivelazione dei Templari e raccoglie persino il secondo riferimento dall’ Ultima Tentazione di Cristo . Ciò che questi libri tralasciano di menzionare è l’infamante versetto finale del Vangelo di Tommaso. Quando Pietro sogghigna che le “femmine non sono degne della vita”, Gesù risponde: “Ecco io la guiderò in modo da farne un maschio…. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli”. (traduzione tratta da L. Moraldi, Vangeli apocrifi , Piemme, Casale Monferrato 1996; ndr)
Questo è certamente uno strano modo di “onorare” la propria sposa o di esaltare lo status delle donne.

I Cavalieri Templari
Brown allo stesso modo travisa la storia dei Cavalieri del Tempio. Il più vecchio degli ordini religiosi militari, i Cavalieri furono fondati nel 1118 per proteggere i pellegrini in Terra Santa. La loro regola, attribuita a S. Bernardo di Chiaravalle, venne approvata nel 1128 e generose donazioni garantirono a loro supporto numerose proprietà in Europa. Resi ridondanti dopo la caduta nel 1291 dell’ultima fortezza crociata, l’orgoglio e la ricchezza dei Templari — erano anche banchieri — attirò loro profonda ostilità.
Brown attribuisce maliziosamente la soppressione dei Templari al “machiavellico” papa Clemente V, che essi stavano ricattando con il segreto del Graal. La sua “ingegnosa operazione lampo” fece sì che i suoi soldati arrestassero improvvisamente tutti i Templari. Accusati di satanismo, sodomia, e blasfemia, essi furono torturati fino alla confessione e bruciati come eretici, i loro resti “gettati nel Tevere senza tante preoccupazioni”.
Ma in realtà, l’iniziativa per distruggere i Templari partì da Re Filippo il Bello, i cui ufficiali reali eseguirono gli arresti nel 1307. Circa 120 Templari furono bruciati dalle corti inquisitoriali locali della Francia per non aver confessato o aver ritrattato la confessione, come avvenne con il Gran Maestro Jacques de Molay. Alcuni Templari patirono la morte altrove sebbene il loro ordine venisse abolito nel 1312. Clemente, un francese debole e malaticcio manipolato dal suo Re, non bruciò nessuno a Roma, in quanto era il primo papa a regnare da Avignone (e tanto basta per le ceneri nel Tevere).
Inoltre, il misterioso idolo di pietra che i Templari furono accusati di adorare è associato alla fertilità solo in una delle oltre cento confessioni. Fu la sodomia la scandalosa — e forse vera — accusa verso l’Ordine, non la fornicazione rituale. I Templari sono stati prediletti dall’occultismo da quando il loro mito di maestri della segreta saggezza e di favolosi tesori cominciò a formarsi verso la fine del XVIII secolo. I frammassoni e perfino i nazisti li hanno acclamati come fratelli. Ora è il turno dei neo-gnostici.

Da Vinci travisato
Le interpretazioni revisioniste di Brown riguardo Leonardo da Vinci sono distorte quanto il resto del suo libro. Sostiene di essersi per la prima volta imbattuto in queste visioni “mentre studiavo storia dell’arte a Siviglia”, ma queste corrispondono punto per punto al materiale nella Rivelazione dei Templari . Uno scrittore che vede in un dito puntato un gesto di tagliare la gola, che afferma che la Vergine delle Rocce è stata dipinta per delle suore e non per una confraternita laica maschile, che sostiene che Da Vinci ha ricevuto “centinaia di ricche commissioni da parte della Chiesa” (in realtà solo una… e non fu mai eseguita) è semplicemente inaffidabile.
L’analisi di Brown dell’opera di Leonardo Da Vinci è altrettanto ridicola. Presenta la Monna Lisa come un autoritratto androgino quando è ampiamente noto ritragga una donna reale, Madonna Lisa, moglie di Francesco di Bartolomeo del Giocondo. Il nome non è certamente — come sostiene Brown — un derisorio anagramma delle due divinità egizie della fertilità Amon e L’Isa (in italiano per Isis). Chissà come mai si è lasciato sfuggire la teoria, propugnata dagli autori della Rivelazione dei Templari , che la Sindone di Torino sia un autoritratto fotografato di Leonardo Da Vinci!
Molte delle argomentazioni di Brown sono incentrate intorno all’ Ultima Cena di da Vinci, un dipinto che l’autore considera un messaggio in codice che rivela la verità su Gesù e il Graal. Brown sottolinea la mancanza del calice centrale sulla tavola come prova che il Graal non è un recipiente materiale. Ma il dipinto di Leonardo da Vinci mette in scena specificamente il momento in cui Gesù avverte: “Uno di voi mi tradirà” (Giovanni 13:21). Non c’è alcuna narrazione nel Vangelo di S. Giovanni. In esso l’Eucaristia non viene mostrata e la persona seduta accanto a Gesù non è Maria Maddalena (come sostiene Brown) ma S. Giovanni, ritratto come al solito come un giovane effeminato da Leonardo da Vinci, paragonabile al suo S. Giovanni Battista. Gesù si trova esattamente al centro del dipinto, con due gruppi piramidali di tre apostoli su ciascun lato. Sebbene Leonardo da Vinci fosse un omosessuale spiritualmente problematico, è insostenibile l’affermazione di Brown secondo cui egli codificò i suoi dipinti con messaggi anti-cristiani.

Il caos di Brown
Insomma, Dan Brown ha composto uno scritto miserevole, un pasticcio ricercato atrocemente. Perciò, perché prendersi la briga di fare una lettura così ravvicinata di un romanzo senza valore? La risposta è semplice: Il Codice Da Vinci segue la corrente esoterica. Può ben darsi faccia per lo Gnosticismo quello che fece I Misteri di Avalon per il paganesimo: ottenergli l’approvazione popolare. Dopo tutto, quanti lettori inesperti scorgeranno le inesattezze e le menzogne propalate come verità nascoste?
In più, facendo false affermazioni di erudizione, il libro di Brown infetta i lettori con una virulenta ostilità nei confronti del cattolicesimo. Dozzine di libri di storie occultistiche, accuratamente collegate da Amazon.com, seguono la sua scia. E gli scaffali dei librai ora sono zeppi di falsità. Se ne venderebbero pochi senza il collegamento con Il Codice Da Vinci . Se pure l’assalto di Brown alla Chiesa cattolica può essere un complimento ambiguo, ne avremmo fatto volentieri a meno.

Note

  • (1) I giochi di parole di Brown sono spesso difficoltosi da tradurre in lingua italiana. Robert Langdon nell’articolo originale viene reso con “bright fame long don”; in “Sophie Nevue” Sandra Miesel vede “wisdom New Eve” (probabilmente un gioco di parole in francese, così come Bezu Fache). Tuttavia “Langdon” potrebbe essere anche un riferimento a John Langdon, specialista di ambigrammi, cioè parole scritte in modo da essere leggibili allo stesso modo sia dall’alto verso il basso che viceversa. Il sito di Langdon è indicato tra i collegamenti del sito ufficiale di Dan Brown. Anche il nome di uno dei protagonisti, Leigh Teabing, è l’anagramma di Leigh Baigent, cioè i cognomi degli autori de Il Santo Graal , Michael Baigent e Richard Leigh.

  • http://www.totustuus.biz/users/alzatevi_andiamo/Dismantling.htm

LA VERITA’ SUL CODICE DA VINCI-CESNUR-MASSIMO INTROVIGNE

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Il Codice da Vinci: FAQ – Risposta ad alcune domande frequenti

di Massimo Introvigne

dan brown

Il Codice Da Vinci è solo un romanzo: perché criticarlo come se fosse un’opera storica?

Chi pone questa domanda di solito non ha letto la pagina de Il Codice Da Vinci intitolata Informazioni storiche, dove l’autore Dan Brown afferma che «tutte le descrizioni […] di documenti e rituali segreti contenute in questo romanzo rispecchiano la realtà» e si fondano in particolare sul fatto che «nel 1975, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, sono state scoperte alcune pergamene, note come Les Dossiers Secrets» con la storia del Priorato di Sion.
Forse in risposta alle molte controversie, a partire dalla sesta ristampa la pagina Informazioni storiche – pagina 9 dell’edizione italiana Mondadori – era sparita, sostituita da una pagina 9 interamente bianca: ma naturalmente rimaneva nell’edizione inglese, e nelle prime sei tirature italiane in possesso di un numero relativamente ristretto di «fortunati». Forse dopo che chi scrive ha fatto reiteratamente notare la curiosa sparizione di pagina 9 in Italia nel corso di trasmissioni radiofoniche e televisive, questa è «miracolosamente» ricomparsa.

 

Ma queste pergamene, note come Les Dossiers Secrets, esistono davvero?

Presso la Bibliothèque Nationale di Parigi sono stati non «scoperti» ma depositati nel 1967, non nel 1975, Les Dossiers secrets de Henri Lobineau. Non si tratta di pergamene ma di testi che parlano del modo di interpretare certe pergamene, le quali non erano allora né sono adesso alla Biblioteca Nazionale di Parigi, ma erano state consegnate da Pierre Plantard (1920-2000), insieme a un suo manoscritto, a un autore di libri popolari sui «misteri della Francia», Gérard de Sède (1921-2004), che avrebbe poi rielaborato e pubblicato il manoscritto come L’Or de Rennes ou la Vie insolite de Bérenger Saunière, curé de Rennes-le-Château (Julliard, Parigi 1967). Oggi le pergamene (ammesso che si tratti proprio di quelle) sono in possesso di Jean-Luc Chaumeil, un controverso autore francese di libri sull’esoterismo che afferma di averle ricevute da Plantard negli anni 1970, mentre Les Dossiers secrets si trovano ancora alla Biblioteca Nazionale di Parigi.

 

Le pergamene e i Dossier secrets sono autentici documenti sulla storia dell’antico Priorato di Sion?

È assolutamente certo che sia Les Dossiers secrets sia le pergamene sono documenti falsi compilati nello stesso anno 1967, e tutte le persone coinvolte nella falsificazione lo hanno ammesso, sia pure dopo qualche anno. Gérard de Sède, che li ha fatti conoscere per primo nel suo libro L’Or de Rennes in un’opera pubblicata vent’anni dopo li definiva «apocrifi» ispirati da un «sensazionalismo mercantile» (G. de Sède, Rennes-le-Château. Le dossier, les impostures, les phantasmes, les hypothèses, Robert Laffont, Parigi 1988, p. 107), e sosteneva perfino di avere disseminato ne L’Or de Rennes sufficienti indizi perché un lettore attento potesse leggere tra le righe che si trattava di falsi (ibid., p. 108). Secondo Gérard de Sède le pergamene erano state fabbricate da Philippe de Chérisey (1925-1985), un marchese attore di sceneggiati televisivi e appassionato di enigmistica. In effetti, de Chérisey non solo ha ripetutamente ammesso di avere confezionato queste pergamene, sia in lettere sia in testi pubblicati a stampa (Circuit, presso l’Autore, Liegi 1968; L’Or de Rennes pour un Napoléon, presso l’Autore, Parigi 1975; L’Énigme de Rennes, Parigi 1978), ma a partire già dall’8 ottobre 1967 (come attesta una lettera del suo avvocato B. Boccon-Gibod, cortesemente trasmessa a chi scrive dal ricercatore inglese Paul Smith) si è mosso – sostanzialmente senza ottenere soddisfazione fino alla morte – perché gli venisse riconosciuto il compenso pattuito e mai pagato da Pierre Plantard e dallo stesso de Sède. Nel 2006, poi, il morto ha parlato, nel senso che è stato pubblicato postumo – secondo i suoi desideri – uno scritto di de Chérisey, Pierre et Papier, dove il marchese spiega esattamente come i falsi sono stati concepiti e confezionati. Infine, anche il terzo dei tre moschettieri coinvolti nella mistificazione, Pierre Plantard, ha ammesso che i documenti sono falsi. Nell’aprile 1989 sul numero 1 della seconda serie della sua rivista Vaincre Plantard si fa intervistare e dichiara che Les Dossier secrets (che sono firmati da un certo «Philippe Toscan du Plantier») sono documenti falsi fabbricati da Philippe de Chérisey e da Philippe Toscan du Plantier, che sarebbe stato un suo giovane discepolo che agiva però sotto l’influsso dell’LSD (Noël Pinot, «L’Interview de M. Pierre Plantard de Saint-Clair», Vaincre [2a serie], n. 1, aprile 1989, pp. 5-6). È possibile che in realtà non esistesse nessun «Philippe Toscan du Plantier» e che co-autore dei falsi con de Chérisey sia Plantard stesso. Ma l’essenziale è che tutti e tre gli autori dei Dossier secrets e degli altri «documenti» depositati negli stessi anni alla Biblioteca Nazionale di Parigi abbiano ammesso la loro natura di falsi, pubblicamente e per iscritto.

 

Ma che cosa contenevano di tanto interessante Les Dossiers secrets e perché secondo Dan Brown confermano l’essenziale de Il Codice Da Vinci?

Secondo Les Les Dossiers secrets de Henri Lobineau (tra parentesi, anche «Henri Lobineau» è un nome inventato dai tre moschettieri di cui sopra) i legittimi pretendenti al trono di Francia sono tuttora i Merovingi, detronizzati nel 751 dai Carolingi. E, contrariamente a quanto si crede, i Merovingi non sono estinti ma hanno discendenti ancora viventi, l’ultimo dei quali era nel 1967 Pierre Plantard, che dunque era l’unico vero pretendente al ruolo di re di Francia (s’intende, in caso di un’improbabile restaurazione monarchica). Per proteggere dai Carolingi e poi da altri nemici i discendenti dei Merovingi sarebbe nata una società segreta, il Priorato di Sion, che – sempre secondo i documenti falsi depositati alla Biblioteca Nazionale di Parigi negli anni 1960 – avrebbe avuto come Gran Maestri alchimisti ed esoteristi come Nicolas Flamel (ben noto anche ai lettori dei romanzi della serie Harry Potter, ma personaggio storico nato nel 1330 e morto nel 1418), Robert Fludd (1574-1637) e il principale originatore della leggenda dei rosacroce, Johann Valentin Andreae (1586-1654), nonché scienziati come Leonardo da Vinci (1452-1519) e Isaac Newton (1642-1727). Gli ultimi Gran Maestri sarebbero stati gli scrittori Charles Nodier (1780-1844) e Victor Hugo (1802-1885), il musicista Claude Debussy (1862-1918), il poeta e drammaturgo Jean Cocteau (1889-1963) e monsignor François Ducaud-Bourget (1897-1984), un sacerdote legato allo scisma di monsignor Marcel Lefebvre (1905-1991), che avrebbe trasmesso la carica a Plantard. Per puro caso la verità sul Priorato di Sion e le famose pergamene, nascoste nella chiesa parrocchiale di un un paesino francese di meno di cento abitanti nel dipartimento dell’Aude, ai piedi dei Pirenei orientali, Rennes-le-Château, sarebbero state scoperte nel 1897 dal parroco del paese, Berenger Saunière (1852-1917), che grazie alla conoscenza del segreto sarebbe entrato in relazione con gli ambienti esoterici e politici dell’epoca e sarebbe diventato favolosamente ricco.

 

Un momento: nel Codice Da Vinci il punto essenziale è che i Merovingi, protetti dal Priorato di Sion, non sono solo i legittimi pretendenti al trono di Francia ma sono i discendenti dei figli nati dal matrimonio fra Gesù Cristo e Maria Maddalena. Di questo Les Dossiers secrets e gli altri documenti non parlano?

No, non ne parlano affatto. La parte della storia relativa a Gesù Cristo e a Maria Maddalena nasce tra il 1969 e il 1970, quando della vicenda del Priorato di Sion comincia a interessarsi un attore inglese che aveva recitato nello sceneggiato televisivo The Avengers (in Italia Agente speciale) negli anni 1960 con il nome di Henry Soskin, ed era poi diventato regista di documentari su soggetti misteriosi con il nome di Henry Lincoln. Questo attore e documentarista inglese entra in contatto con il trio de Chérisey – Plantard – de Sède e decide di riscrivere la storia de L’Or de Rennes in una forma più adatta al pubblico di lingua inglese, presentandola prima in tre documentari trasmessi dalla BBC tra il 1972 e il 1979 e poi in un libro pubblicato nel 1982 con l’aiuto di Michael Baigent e Richard Leigh The Holy Blood and the Holy Grail (tradotto in italiano nello stesso anno come Il Santo Graal, Mondadori, Milano). Lincoln si rende conto che a chi spetti il titolo di pretendente al trono di Francia è di scarso interesse per il pubblico inglese. Nello stesso tempo era stato introdotto da Plantard nel piccolo mondo delle organizzazioni esoteriche francesi dove aveva conosciuto Robert Ambelain (1907-1997), una figura notissima di questo ambiente. Nel 1970 Ambelain aveva pubblicato Jésus ou Le mortel secret des templiers (Robert Laffont, Parigi), dove sosteneva che Gesù Cristo aveva una compagna, pur non essendo legalmente sposato, e identificava questa «concubina» in Salomé. Lincoln mette insieme la storia del matrimonio di Gesù, che ricava da Ambelain, con quella dei Merovingi di Plantard e «rivela» che i Merovingi protetti dal Priorato di Sion sono importanti, ben al di là della rivendicazione del trono di Francia, perché discendono da Gesù Cristo e dalla Maddalena.

 

Ma Lincoln sapeva che i documenti erano falsi?

Sì: non solo perché nell’ambiente delle organizzazioni esoteriche dove si era introdotto in Francia lo sapevano più o meno tutti, ma perché glielo aveva detto Philippe de Chérisey, come risulta da lettere di quest’ultimo (alcune riprodotte in Pierre Jarnac, Les Archives de Rennes-le-Château. Tome 2, Belisane, Nizza 1988). In effetti il punto debole de Il Santo Graal è proprio che troppe persone conoscono l’origine spuria dei documenti su cui si fonda. Così, dopo avere trattato direttamente con de Chérisey dietro le spalle di Plantard, poi avere rinnegato anche il marchese-attore, nel 1986 Lincoln e soci procedono brutalmente alla «bonifica» o «de-plantardizzazione» del Priorato di Sion con The Messianic Legacy (in italiano L’eredità messianica, Tropea, Milano 1996). Presentano come grande scoperta quello che in un certo ambiente francese tutti sanno: Plantard è un mistificatore (anche se forse non soltanto un mistificatore) e molti dei documenti sono falsi. Ma altri, insistono gli inglesi, sono veri: forse non è Plantard l’ultimo discendente di Gesù Cristo e il vero Priorato di Sion non è il suo, ma comunque esistono discendenti del matrimonio fra Gesù Cristo e la Maddalena, lo sono stati i Merovingi, e c’è un «vero» Priorato di Sion che sta dietro a molte vicende contemporanee: la P2, lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo scisma di monsignor Lefebvre, le vicende della mafia italiana e tante altre, in un tour de force che fa girare la testa al lettore e le cui componenti hanno in comune solo un’avversione quasi patologica al «Vaticano» e alla Chiesa cattolica.

 

E Il Codice Da Vinci deriva da Il Santo Graal?

Ne deriva tanto direttamente che due degli autori de Il Santo Graal, Baigent e Leigh – offesi anche perché Brown, a loro dire, avrebbe aggiunto le beffe al danno chiamando il cattivo della storia Leigh di nome e Teabing (un’anagramma di Baigent) di cognome – hanno avviato nell’ottobre 2004 un’azione legale contro Dan Brown accusandolo di avere nella sostanza copiato il loro libro (dove ci sono già il collegamento con la cappella di Rosslyn, la chiesa di Saint-Sulpice, l’idea che il Santo Graaal sia il Sang réal, cioè una persona che ha in sé il sangue di Gesù Cristo). Lincoln «ha deciso di non partecipare all’azione per la violazione del diritto d’autore a causa delle sue cattive condizioni di salute, ma dichiara di sostenerla» (Elizabeth Day, «Da Vinci Code Bestseller Is Plagiarism, Authors Claim», The Sunday Telegraph, 3 ottobre 2004). Il 6 aprile 2006 Brown ha vinto il caso in primo grado e il 28 marzo 2007 in appello per una ragione tecnica: in base alla legge inglese è lecito utilizzare per un romanzo materiale tratto da un’opera “storica”, non importa se di pessima qualità, e Baigent, Leigh e Lincoln hanno sempre sostenuto che il loro era un saggio “storico” e non un’opera di fiction. Peraltro la sentenza di primo grado (di cui si veda il testo integrale) e quella di appello hanno confermato sia che Il Codice da Vinci si è ampiamente ispirato a Il Santo Graal, sia che quest’ultimo si basa sulla “complessa mistificazione” di Plantard. Si legga anche la significativa “autobiografia” depositata da Dan Brown come memoria nel processo.

 

Non potrebbe avere ragione L’eredità messianica, nel senso che documenti falsi sono stati fabbricati per corroborare una storia vera? Cominciando dall’inizio, il Priorato di Sion esiste?

Esiste certamente. È stato fondato il 7 maggio 1956 ad Annemasse da Pierre Plantard con statuti regolarmente depositati presso la Sotto-Prefettura di Saint-Julien-en-Genevois con il nome completo di Priorato di Sion – C.I.R.C.U.I.T. (Cavalleria di Istituzione e Regola Cattolica e di Unione Indipendente Tradizionalista). Gli statuti all’articolo 3 danno anche conto delle origini del nome, il quale deriva non da Gerusalemme ma dal Monte Sion, una montagnola presso Annemasse, dove si intende realizzare «un PRIORATO che servirà da centro di studio, meditazione, riposo e preghiere» per uno dei tanti ordini esoterici che proliferavano in Francia all’epoca. Del resto, il Priorato di Sion riprendeva lo schema di altre organizzazioni che Plantard aveva fondato fin da quando aveva 17 anni nel 1937 con il nome rispettivamente di Union Française, Rénovation Nationale Française e Alpha Galates. Con queste organizzazioni il Priorato di Sion aveva in comune interessi politici (monarchici: Plantard era partito da un interesse per l’Action Française, ancorché ad Annemasse si occupasse soprattutto di sostenere un progetto di realizzazione di case popolari) e il fatto di non avere mai superato la dozzina di membri. Comunque, il Priorato di Sion fondato nel 1956 ad Annemasse esiste ancora oggi, come minuscola organizzazione nel variegato panorama degli ordini iniziatici francesi.

 

Ma il Priorato di Sion non è stato fondato da Goffredo di Buglione (1060-1100)?

Negli anni 1960, quando preparava la falsificazione dei Dossiers secrets, Plantard – che, come sappiamo, aveva tratto il nome «Priorato di Sion» da una montagnola sopra Annemasse dove pensava nel 1956 di installare una casa per ritiri spirituali – ha ritrovato nella storia delle Crociate (cui si è più volte ispirato per le sue fantasie) una «Abbazia di Nostra Signora del Monte Sion» fondata nel 1099 a Gerusalemme appunto da Goffredo, divenuto re di Gerusalemme in seguito alla Prima Crociata. La comunità di monaci dell’abbazia (e non «priorato», dal momento che il superiore è chiamato abate e non priore) in Palestina continua a esistere fino al 1291, quando è travolta dall’avanzata musulmana. I pochi monaci sopravvissuti si rifugiano in Sicilia, dove la loro comunità si estingue nel XIV secolo. Si tratta di una normale comunità monastica senza alcun collegamento con i Templari, la Maddalena o segreti esoterici il cui «recupero» da parte di Plantard si risolve nel semplice riferimento a un nome.

 

E i vari personaggi famosi – Leonardo da Vinci, Newton, Victor Hugo – non hanno avuto relazioni con il Priorato di Sion?

Certamente no: né con quello di Plantard, fondato nel 1956, e neppure con l’abbazia di monaci fondata in Palestina, estinta nel XIV secolo. In realtà Plantard ha ricavato il suo elenco di Gran Maestri del Priorato di Sion dall’elenco di presunti Imperator, cioè capi supremi,  e “membri eminenti” dell’AMORC, l’Antico e Mistico Ordine Rosae Crucis, fondato nel 1915 negli Stati Uniti da Harvey Spencer Lewis (1883-1939) e con esponenti della cui branca francese Plantard era in contatto fin dagli anni 1940. Tranne Cocteau e monsignor Ducaud-Bourget tutti i nomi di Gran Maestri del Priorato di Sion si ritrovano, vedi caso, in genealogie mitiche costruite da esponenti dell’AMORC (alcuni dei quali hanno peraltro in seguito lasciato lo stesso AMORC). In verità tutte le organizzazioni esoteriche fondate dal XVIII secolo a oggi si dotano di genealogie mitiche che risalgono ai Templari, a Noè, a san Giovanni o a Salomone e passano per personaggi famosi della storia, della letteratura e dell’arte. In genere i loro membri meno sprovveduti sono consapevoli del carattere meramente simbolico e mitico di queste genealogie.

 

Ma Leonardo non ha lasciato tracce della sua conoscenza del segreto del Priorato di Sion ne L’ultima cena, dove il personaggio raffigurato alla destra di Gesù Cristo sembra proprio una donna?

L’idea è stata definita «assurda» da una delle maggiori specialiste contemporanee di Leonardo, la professoressa Judith Veronica Field, docente alla University of London e presidentessa della Leonardo Da Vinci Society (cfr. Gary Stern, «Expert Dismiss Theories in Popular Book», The Journal News, 2 novembre 2003). Poiché tuttavia nei quadri ognuno vede quello che vuole vedere, più o meno suggestionato dalle letture che ha fatto, è importante segnalare che se il personaggio raffigurato da Leonardo alla destra di Gesù Cristo sia una donna o un uomo non è poi così importante per tutta la questione che ci occupa. Né è necessario tornare sulla vexata quaestio se Leonardo fosse eterosessuale, omosessuale o bisessuale, su cui ormai esiste una vasta letteratura, e se il suo gusto per forme maschili talora effeminate non costituisca a suo modo un elemento di cui tenere conto in questa discussione. Chi si affanna a discutere di questo problema si lascia sfuggire l’essenziale. Ammettendo – per assurdo – che Leonardo pensasse che la persona seduta alla destra di Gesù Cristo nell’Ultima Cena fosse una donna, ci si deve ancora chiedere in che modo questo dimostri che: (a) egli credeva che quella donna fosse la Maddalena; (b) il fatto che Leonardo lo credesse prova che sia vero; (c) la Maddalena ha partecipato all’Ultima Cena perché era la moglie di Gesù Cristo; (d) i due hanno avuto figli; (e) i quali avrebbero dovuto governare la Chiesa; (e) e per preservare questa verità è nato un ordine occulto, il Priorato di Sion; (f) del quale faceva parte Leonardo. Come si vede, la strada da percorrere è molto, molto lunga. Di tutti questi passaggi non solo non ci sono prove ma si sa con certezza chi, quando, dove e come ha inventato la leggenda del Priorato di Sion. 

 

E le pergamene trovate dal parroco Saunière a Rennes-le-Château e portate ad esaminare a Parigi, in un viaggio in seguito al quale il parroco è diventato miliardario?

Non sono mai esistite pergamene (benché il parroco, nel corso di lavori nella chiesa parrocchiale, abbia trovato diversi reperti archeologici, esposti nel Museo di Rennes-le-Château e che non hanno niente a che fare con la Maddalena né con il Priorato di Sion) e Saunière, che ha tenuto taccuini minutissimi di che cosa faceva e quali somme spendeva giorno per giorno (anch’essi consultabili al Museo di Rennes-le-Château), non è mai stato a Parigi in vita sua. Non è neanche diventato miliardario, pur avendo potuto acquistare alcune proprietà e costruirvi una villetta e una torre-biblioteca. Questa non favolosa ma reale agiatezza è stata spiegata nel corso di processi canonici intentati a Saunière dal vescovo di Carcassonne, monsignor Paul Félix Beuvain de Beauséjour (1839-1930), i cui atti sono pure consultabili. Dal 1896, Saunière prende la strada – illegale dal punto di vista del diritto canonico e di quello civile, ma non inventata da lui e per nulla misteriosa – del «traffico di Messe». Tra il 1896 e il 1915 dai suoi taccuini si ricavano elementi per concludere che egli ha ricevuto onorari per almeno centomila Messe: cinquemila o seimila Messe all’anno negli anni d’oro. La documentazione esiste: parte da lettere e annunci dove un «sacerdote povero» domanda onorari per la celebrazione di Messe spediti a conventi e privati o pubblicati su riviste pie in tutta la Francia, nonché in Germania, Svizzera, Spagna, Italia, passa per liste di centinaia di donatori più volte sollecitati e arriva ai bollettini postali e ai conti tenuti mese per mese. L’obiezione, secondo la quale in un’epoca in cui non era tollerato (a differenza di oggi) cumulare diverse intenzioni per una sola Messa era impossibile che Saunière potesse celebrare cinquemila o seimila messe all’anno non mette in dubbio il traffico, ma semplicemente l’onestà del sacerdote: ed è un’obiezione che si risponde da sola. Molto semplicemente, il parroco di Rennes-le-Château intascava regolarmente onorari per Messe che non avrebbe mai celebrato.

 

Ma a Rennes-le-Château non ci sono strani simboli lasciati da Saunière, di tipo diabolico o massonico, che confermano le sue frequentazioni esoteriche?

Si tratta di pure fantasie. I lavori per il rifacimento della chiesa parrocchiale sono stati commissionati da Saunière nel 1896 a una ditta famosa, la H. Giscard Père et Fils di Tolosa, che è la sola responsabile del progetto. La H. Giscard, fondata nel 1885 e in cui lavorano diversi membri della famiglia Giscard, è una ditta che ha servito numerose parrocchie nonché il Carmelo di Lisieux. La sua sede è oggi trasformata in museo, ma il pronipote del fondatore, Joseph Giscard, continua a lavorare come scultore. Lo stile convenzionale dei Giscard è famoso in Francia e solo l’ignoranza di alcuni dei diffusori della leggenda di Rennes-le-Château ha potuto scambiare per sinistri o diabolici simboli che si trovano in molte altre chiese: così il diavolo che sorregge l’acquasantiera (un diavolo, evidentemente, sconfitto dall’acqua santa) o la scritta sopra il portale della parrocchiale Terribilis est locus iste (Genesi 28, 17) che deriva dalla visione della scala di Giacobbe. Il tradizionalista vescovo di Carcassonne monsignor Félix-Arsène Billard (1829-1901), che viene a vedere la nuova chiesa in occasione di una missione popolare, nel giorno di Pentecoste 1897, certamente non ci trova nulla da ridire: e chi vede nella Via Crucis della parrocchiale simboli «massonici» dovrebbe riflettere sul fatto che molti simboli utilizzati dalla massoneria sono stati corporativi e cattolici ben prima di diventare massonici. I Giscard nell’Ottocento sono piuttosto noti, e apprezzati nel mondo cattolico, per il loro stile (fin troppo) convenzionale, del tutto privo di singolarità e di sorprese.

 

Si dice anche che il pittore Nicolas Poussin (1594-1655) abbia raffigurato nel suo famoso quadro I pastori d’Arcadia una tomba che si trova a Rennes-le-Château, dando così un segnale della sua appartenenza al Priorato di Sion e della conoscenza dei suoi segreti…

In un certo senso, fra le tante mistificazioni di Rennes-le-Château questa è la più divertente. La cosiddetta «tomba di Arques» di cui si parla è stata fatta costruire nel 1932 (sostituendo una tomba precedente costruita nel 1903 e che non assomigliava neppure vagamente a quella de I pastori d’Arcadia) da Louis Bertram Lawrence (1884-1954), un imprenditore americano di origine francese. Vi sono state sepolte Emily Rivarès Lawrence (1863-1932) e Marie Rivarès (1843-1922), rispettivamente madre e nonna dell’imprenditore, nonché due gatti imbalsamati della stessa Marie Rivarès. Tutti i documenti amministrativi relativi a queste costruzioni e ricostruzioni sono tuttora esistenti. La tomba si può anche ritenere vagamente ispirata al quadro seicentesco di Poussin, del resto molto noto. Nel 1988 è stata demolita dall’attuale proprietario con l’autorizzazione del competente consiglio comunale, quello di Peyrolles, stufo di vederla profanata da vandali alla ricerca di segreti del Priorato di Sion. Comunque sia, Poussin non poteva certo riprodurre nel XVII secolo una tomba costruita nel 1932.

 

Ammettendo che quella del Priorato di Sion sia una mistificazione, non ci sono prove nei Vangeli «apocrifi» o «gnostici» che Gesù Cristo avesse sposato la Maddalena, e che la prima comunità cristiana non pensasse affatto che fosse Dio? E non ha la Chiesa cattolica per questo arbitrariamente scelto solo quattro Vangeli «innocui» come canonici al Concilio di Nicea del 325, appoggiata dalla forza delle armi dell’imperatore Costantino (280-337)?

Niente affatto: ci sono testi del primo secolo cristiano dove Gesù Cristo è chiaramente riconosciuto come Dio. All’epoca del Canone Muratoriano – che risale circa al 190 d.C. – il riconoscimento dei quattro Vangeli come canonici e l’esclusione dei testi gnostici era un processo che si era sostanzialmente completato, novant’anni prima che Costantino nascesse. Quanto alla Maddalena, lo gnostico Vangelo di Tomaso, che piace tanto a Dan Brown, ben lungi dall’essere un testo proto-femminista ne fonda la grandezza sul fatto che «[…] si fa maschio». A Simon Pietro che obietta «Maria deve andare via da noi! Perché le femmine non sono degne della Vita», Gesù risponde: «Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio, affinché ella diventi uno spirito vivo uguale a voi maschi. Perché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei cieli» (Vangelo di Tomaso, 114). Certo, vi è qui una nozione gnostica di androginia che non va presa necessariamente alla lettera: ma siamo comunque ben lontani dal femminismo. Né si parla di figli di Gesù Cristo e della Maddalena.
Brown insiste pure su un brano del cosiddetto «Vangelo di Filippo», dove si leggerebbe che «la Maddalena era la compagna del Salvatore. Cristo la amava più degli altri discepoli e la baciava sulla bocca». Gli specialisti fanno osservare che non esiste a rigore nessun «Vangelo di Filippo» (questo titolo è stato attribuito da studiosi moderni a un testo che di titolo è privo),  che la parola copta (questa la lingua in cui ci è pervenuto il testo, anche se Dan Brown pensa erroneamente che si tratti di aramaico) tradotta con «compagna» ha una pluralità di significati, e che in corrispondenza della parola «bocca» nel testo c’è una lacuna, per cui la frase suona «la baciava su…», e «sulla bocca» è una congettura desunta dal fatto che altri personaggi nello stesso testo e in testi della stessa epoca ricevono «baci sulla bocca», a indicare una stretta comunanza spirituale. Ma queste obiezioni da specialisti non sono neppure necessarie a fronte del fatto che il cosiddetto «Vangelo di Filippo» è piuttosto un catechismo gnostico di scuola valentiniana del tardo II o del III secolo. Come tale, non aspira a trasmettere informazioni reali sul Gesù storico ma solo a dire che cosa deve credere un buon gnostico valentiniano che, a questo punto della storia, fa già parte di una religione diversa e separata dal cristianesimo della «Grande Chiesa». Una lettura completa del cosiddetto «Vangelo di Filippo» mostra la contrapposizione radicale che questa scuola gnostica, agli antipodi di Dan Brown e de Il Codice Da Vinci, stabiliva fra il nostro mondo com’è, creato da un Dio minore e malvagio, e l’ideale mondo degli gnostici. Le caratteristiche più evidenti del carattere decaduto e malvagio di questo mondo sono la sessualità e la procreazione. Il rapporto che Gesù ha nel testo con i discepoli e con la Maddalena è un rapporto del tutto privo di caratteri sessuali, e il «bacio» che ne è il simbolo sta precisamente a indicare questo mondo alternativo.

 

Il Codice Da Vinci lascia anche intendere che l’Opus Dei è una «setta» che è entrata in conflitto con la Chiesa in quanto a conoscenza della verità sul Priorato di Sion. C’è qualcosa di vero?

Anzitutto, nessuno può ricattare altri sulla base della «verità sul Priorato di Sion», che è ben nota e documentata: si tratta di una mistificazione che passa da Plantard a de Sède, da de Sède a Lincoln, e da Lincoln a Dan Brown. Quanto all’Opus Dei (dove tra l’altro non ci sono «monaci», a differenza di quanto pensa Dan Brown), si tratta di un’istituzione non solo canonicamente approvata e lodata dalla Chiesa cattolica, ma il suo fondatore, Josemaría Escrivá (1902-1975), è stato canonizzato come santo dal Papa nel 2002. Le «informazioni» di Dan Brown provengono da un’associazione di ex-membri e altre persone ostili all’Opus Dei, l’Opus Dei Awareness Network, esplicitamente menzionata nel romanzo, che è collegata al più vasto «movimento anti-sette» (le cui discutibili tesi sono ampiamente criticate altrove su questo sito) e le cui faziose opinioni non sono in alcun modo condivise dalla gerarchia cattolica.

 

Ma come può un cumulo di sciocchezze avere più di sessanta milioni di lettori?

La questione è complessa sul piano sociologico. Rimandando al mio libro Gli Illuminati e il Priorato di Sion una trattazione più ampia, mi limito a suggerire che incontra e mette insieme due tipi di mode molto diffuse: quella dei complotti e delle società segrete che dominerebbero il mondo, e quella di un anti-cattolicesimo sempre più manifesto e virulento.

 

http://www.cesnur.org/2005/mi_02_03.htm

LA VERITA’ SUL CODICE DA VINCI-VOYAGER

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MARIA MADDALENA

MARIA MADDALENA

E’ possibile che Gesù fosse sposato? E’ possibile che abbia avuto un figlio? E’ possibile che la sposa fosse Maria Maddalena e che sia fuggita dalla Palestina per approdare qui, in Terra di Francia dove avrebbe dato vita alla stirpe dei Figli di Gesù?

Queste domande incredibili – quasi blasfeme – avrebbero tutte una risposta affermativa secondo Dan Brown. Ma le cose non stanno così. Ci sono molti misteri che circondano questi interrogativi: dobbiamo fare luce su una delle teorie più controverse e provocatorie degli ultimi anni. Partiamo da un luogo che conosciamo molto bene: Rennes le Chateau. Rennes Le Chateau, un apparentemente anonimo paesino nel sud della Francia. Eppure su questo paesino si sono scritte letteralmente migliaia e migliaia di pagine. Ma cosa lega questo luogo a Maria Maddalena e al leggendario Graal?

“Santo Graal deriva dalla parola San Greal. Sangreal, a sua volta deriverebbe da Sang Real: cioè Sangue Reale”. Il sangue Reale, secondo il Codice Da Vinci, altro non sarebbe la discendenza scaturita dall’unione tra Gesù Cristo e Maria Maddalena. I due sarebbero stati infatti marito e moglie. Dopo la crocifissione Maria Maddalena sarebbe fuggita in Francia con i figli nati dalla loro relazione. La discendenza di Gesù, il Sangue Reale appunto, sarebbe poi confluita in alcune dinastie Francesi, come i Merovingi. Gli ultimi discendenti del Sangue Reale sarebbero vivi ancor oggi, protetti dalla fantomatica setta del Priorato di Sion.

Capirete quanto queste affermazioni abbiano suscitato scandalo… Dan Brown naturalmente presenta tutto come opera di fantasia. Ma ciò non toglie che alcuni passaggi del libro sembrano affermazioni storiche, e come tali sono state prese da moltissimi lettori. Sembra giusto cercare di ristabilire un minimo di verità. Innanzitutto cerchiamo di capire da dove lo scrittore americano ha tratto le sue informazioni.

Lo scrittore Laurence Gardner ha ricostruito la genealogia del Sangue Reale. L’albero genealogico comincia con il Davide, primo Re d’Israele, passa per Gesù Cristo, e annovera figure leggendarie come Re Artù o storiche come il merovingio Clodoveo, re di Francia. Ma probabilmente i libri su cui più si è basato Dan Brown sono quelli scritti dagli inglesi Baigent, Leight e Henry Lincoln. Furono i tre inglesi a suggerire elaborare il mito del Santo Graal-Sangue Reale. La loro teoria partiva proprio da qui. Da Rennes Le Chateau, dove alla fine del 1800, il locale parroco, l’abate Berenger Saunieré scoprì qualcosa durante i lavori di scavo dell’altare: qualcosa di talmente importante da farlo diventare immediatamente ricco e famoso.

Che cosa aveva scoperto l’abate Sauniere? Secondo Baigent, Leight e Lincoln si trattava del sepolcro della stessa Maddalena, corredato dai documenti e alle prove della sua sacra discendenza. A riprova di ciò gli inglesi citarono una serie di indizi…

L’ingresso della chiesa di Rennes Le Chateau è sormontato da una statua della Maddalena sotto cui troneggia l’inquietante scritta.

“Terribilis est locus iste” (Questo è un luogo terribile).

Nel mosaico dell’Ultima Cena è raffigurata una donna, la Maddalena, ai piedi del Cristo, con una coppa in mano. Un episodio non presente nella Bibbia. Le iniziali dei nomi dei santi raffigurati dalle statue collocate nella Chiesa formerebbero il nome di GRAAL. E unendoli si forma una M.

E alla Maddalena è dedicato uno dei nuovi edifici costruiti da Sauniere intorno all’abbazia, la Torre Magdala.

Curiosamente Dan Brown non accenna mai direttamente a Rennes Le Chateau, nonostante uno dei protagonisti del suo racconti si chiami proprio Sauniere, come l’abate di Rennes. E non solo: un altro protagonista del libro è Sir Teabing, un professore esperto di graal. Il suo nome è l’esatto anagramma di Baigent. La Maddalena è spesso conosciuta come la prostituta che asciugò lavandoli con i capelli i piedi di Gesù. Ebbene se è questo che pensate avrete una sorpresa…

L’accostamento tra Maria Magdalena e la prostituta redenta risale a circa 500 anni dopo gli eventi narrati nei Vangeli. Nel 591, basandosi su alcune tradizioni orientali, il Papa Gregorio Magno, in un suo sermone, identificò la peccatrice citata da Luca con Maria Maddalena. Ma in realtà questa identificazione non trova alcun riscontro nei Vangeli. Nel 1969 il Vaticano riconobbe ufficialmente l’errore di Gregorio Magno. Effettivamente nel Nuovo Testamento la Maddalena viene nominata solo dodici volte e tutte riguardano i momenti della crocifissione e della resurezione tranne una. In Luca viene infatti raccontato che Gesù scacciò sette demoni dal suo corpo.

Le apparizioni della Maddalena sono poche ma molto significative. È l’unica donna dei Vangeli che viene identificata con una località (la città di Magdala) e non come moglie, sorella o madre di un uomo. Sembra una donna economicamente indipendente ed in grado di contribuire alla causa di Gesù e dei discepoli. Ma soprattutto è a fianco del Cristo nei momenti più fondamentali della sua storia. Assiste sotto la croce alla morte di Gesù ed è al sepolcro dove ne scopre la resurrezione. A lei Gesù risorto compare per la prima volta ed è lei ad annunciare lo straordinario evento agli increduli apostoli.

Nel Codice da Vinci si citano inoppugnabili prove storiche della relazione coniugale tra Maria Maddalena e Gesù. Ma alla fine di queste supposte prove ne vengono presentate solo due. La prima è che un ebreo all’epoca non poteva non essere sposato.

“Gesù era ebreo. Secondo i costumi ebraici il celibato era condannato. Se Gesù non fosse stato sposato, almeno uno dei Vangeli della Bibbia avrebbe accennato alla cosa e avrebbe fornito una spiegazione di quella innaturale condizione di celibato”

La seconda è un passo di un Vangelo apocrifo, quello di Filippo, che alcuni traducono così…

“E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca”

Insomma nessuna fonte del Nuovo Testamento, e neanche i Vangeli apocrifi, parlano di un Gesù sposato. Ma forse quello che conta più di tutte è la stessa opinione di Gesù in materia…

Nel discorso ai Sadducei, contenuto nel Vangelo di Marco, Gesù dice che con la venuta del regno dei cieli uomini e donne “non prenderanno né moglie, né marito, ma saranno come angeli”. Siccome Gesù predicava che gli ideali del Regno dei Cieli fossero da mettere in pratica già in questa vita, tutto lascia ritenere che anche egli praticasse uno stile di vita ascetico e casto.

Eppure almeno un legame tra Maria Maddalena e questi luoghi esiste. L’arrivo in Francia, allora si chiamava Gallia, di Maria Maddalena e altri discepoli di Cristo è effettivamente riportato da alcune leggende locali.

Un piccolo villaggio di pescatori, Saintes Maries de la Mer, conserva ancor oggi le tracce del passaggio di Maria Maddalena. Secondo la leggenda Maria Maddalena sarebbe sbarcata qui nel 40 dopo Cristo. Insieme a lei Maria di Cleofa, sorella della Vergine, e Maria madre degli apostoli Giacomo e Giovanni. Lo sbarco “delle tre Marie” è testimoniato dallo stesso nome del villaggio: Saintes Maries de la Mer letteralmente le Sante Marie venute dal Mare. La Maddalena avrebbe vissuto in eremitaggio in una grotta fino alla sua morte. Quelli che alcuni considerano i suoi resti sono tutt’oggi conservati nella abbazia di Saint Maximin La Sainte Baume.

La leggenda di una Maria Maddalena fuggita in Francia quindi esiste veramente. Ma è bene ricordare che in ogni caso la tradizione descrive una Maria Maddalena eremita e non si parla mai di figli. Saint Maximin del resto non è l’unico luogo dove si conservano reliquie della Maddalena.

I resti mortali della Maddalena sarebbero stati conservati anche a Senigalia, vicino Ancona, nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma e nella chiesa di San Lazzaro a Costantinopoli, l’odierna Istanbul. Non solo: ad Abbeville, in Francia, era conservato un cranio. Ad Aix-en-Provence una mascella. A Colonia si trovavano due braccia e nella Cattedrale di Exeter un dito. Tutto ciò ci fa capire la popolarità della Maddalena ma anche l’ossessione tutta medievale per reliquie e pellegrinaggi. Speriamo di aver sfatato alcuni riguardo a Maria Maddalena… La Maddalena non era una prostituta e non era la sposa di Cristo. Adesso però dobbiamo andare a Parigi verso l’ultima rivelazione. Abbiamo detto che Dan Brown, nel Codice da Vinci, ci spiega che cos’è il Graal, cioè la stessa persona di Maria Maddalena. Ma non solo: ci racconta anche dove il Graal sarebbe attualmente sepolto.

E’ venuto quindi il momento di recarci in questo luogo. Prima dobbiamo fare una tappa interessante. Abbiamo detto che nel Codice si sostiene il legame tra la discendenza di Maria Maddalena e i Merovingi. Bene, siamo andati a Parigi, nella cripta della Cattedrale di Saint Denis, dove sono le tombe dei Re Merovingi.

Ma quello che adesso ci interessa avveniva qui sopra… nella navata della Cattedrale. In questo luogo per secoli avvenne una cerimonia molto particolare. Una cerimonia pubblicamente officiata dai Re di Francia, successori dei Merovingi di fronte a folle immense.

La scrofolosi era una malattia della pelle in passato molto diffusa. Il Re toccava i malati sulle guance piagate e molti dei malati guarivano in maniera apparentemente miracolosa. Già all’epoca in molti dubitavano del potere miracoloso dei Re Francesi. Per spiegare quanto avveniva si ricorreva allora alle soluzioni più fantasiose. Per esempio che il Re avesse spalmato sulle mani un potente unguento medicinale. Ma in realtà non c’era nulla da spiegare, perché nonostante le molte migliaia di “guariti”, in realtà non avveniva nessuna guarigione. Come spiegò un grande storico March Bloch, i malati guarivano per quello che ora chiameremo effetto placebo o semplicemente perché non erano malati di scrofole ma di una normale acne.

Ma com’è possibile che i Re Francesi, cristiani e cattolica, potessero permettersi il lusso di praticare miracoli, come se avessero dei poteri divini?

Forse esistevano ragioni molto più terrene per improvvisarsi taumaturghi. Marc Bloch notò che più il potere del monarca era debole e insicuro più questo si metteva ad accogliere e a guarire frotte di scrofolosi. I Merovingi erano la prima dinastia regale dei Franchi, un popolo da poco cristianizzato. Sicuramente il loro potere era fragile e perciò la tradizione taumaturgica potrebbe essere cominciata proprio con loro. Ma si trattava di uno stratagemma per rinforzare il loro prestigio tra una popolazione ancora legata al mito pagano di un re-divino, e non certo il frutto di una improbabile relazione con i discendenti di Gesù Cristo e Maria Maddalena.

Ma ora, mentre ci rechiamo nel luogo dove è conservato il Graal, torniamo a Maria Maddalena. Tutta la questione del ruolo di Maria Maddalena nei Vangeli sottintende la questione più generale del ruolo delle donne nella Chiesa. La posizione delle donne ai tempi di Cristo era in qualche modo più importante di quella accordata loro nei secoli successivi dalla chiesa? E’ una domanda di grande attualità che forse appartiene più alla politica che alla Storia o all’Archeologia. Non tutti sanno che di fronte alla piramide del Louvre, esiste un’altra piramide, ma invertita. Cioè con la punta rivolta verso il basso.

Questo sotterraneo era soprattutto noto come centro commerciale e di ristoro… Fino a Dan Brown. Dopo Dan Brown questa piccola piramide è diventato uno il punto più fotografato di tutto il Louvre. Qui sotto riposerebbe il corpo di Maria Maddalena, in una tomba segretamente fatta costruire del presidente francese, Francois Mitterand, frequentatore di circoli occulti. Il potere della letteratura. Probabilmente questo triangolo finisce a pochi centimetri dal pavimento. Ma almeno in questo caso possiamo apprezzare il volo di fantasia di Dan Brown. Qui l’opera di fantasia è evidente e non ci sono ambiguità. Cosa che forse avremmo voluto anche per altre parti del Romanzo.

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MARIA MADDALENA E IL CODICE DA VINCI

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MARIA MADDALENA-ANALISI DI ANDREA NICOLOTTI SUL CODICE DA VINCI

 

Approfittando della recentissima uscita del volume curato da Mariano Tomatis Dietro il Codice Da Vinci – Antologia critica nella collana “I quaderni del Cicap” n.7, abbiamo intervistato Andrea Nicolotti, il quale nel libro ha trattato la figura della Maddalena in maniera esaustiva. Andrea Nicolotti, laureato in letteratura cristiana antica e dottore di ricerca in storia, è anche curatore del sito www.christianismus.it.

D-Professor Nicolotti, oltre ai vari svarioni storici compiuti da Dan Brown, pare che, come da lei indicato, il rapporto tra Gesù e la Maddalena ricavato dal Vangelo di Filippo sia in realtà poco conciliabile con la sua autentica dottrina.

R-“La lettura di qualche isolato passo, estrapolato dal contesto, non permette al lettore di farsi un’idea adeguata delle caratteristiche di quel testo. Si tratta di un’antologia di passi tratti da sermoni, catechesi, o scritti dei seguaci di Valentino, uno gnostico nato in Egitto attorno all’anno 100 d.C. Una prima stesura del testo avvenne probabilmente in Siria, tra il II ed il III secolo, in greco; ma del Vangelo di Filippo ci rimane solo una traduzione in copto che risale al IV secolo. Lo gnosticismo di Valentino si caratterizzava tra l’altro per un infinito disprezzo del mondo creato, elemento che generalmente si esplicitava in un’assoluta condanna della fisicità e nel rifiuto della riproduzione e della sessualità, intesa come impurità. Il Gesù del Vangelo di Filippo non è un Gesù più “umano” di quello dei quattro Vangeli della tradizione, come Brown sembra ritenere: è invece un uomo apparente, un essere fondamentalmente spirituale. Non è certamente una figura che desideri sposarsi e dare origine ad una discendenza di carne “

La frase riferita alla Maddalena “Cristo l’amava più di tutti gli altri discepoli e soleva baciarla spesso sulla bocca”, contenuta in quelli che Teabing – il personaggio che nel romanzo impersona lo storico che conosce tutti i retroscena del sacro Graal e delle sue origini – designa come “Rotoli di Nag Hammadi” (in realtà codici in pelle a forma di libro, non papiri arrotolati), ritrovati intorno al 1945 – non sarebbe leggibile, così come non si parlerebbe mai di una “moglie” di Gesù.

“La pagina del manoscritto in cui si dice che Gesù baciava la Maddalena è in parte illeggibile; secondo alcuni studiosi avrebbe potuto esserci scritto “baciare sulla bocca”, secondo altri qualcos’altro (“sulla guancia” o “sulla fronte”, ad esempio). In ogni caso, il bacio sulla bocca in quel contesto culturale non era un segno di amore carnale, ma un bacio rituale e spirituale che gli Gnostici si scambiavano tra loro. È per questo che in altri testi affini Gesù e la Maddalena baciano gli altri apostoli, indifferentemente. Secondo l’autore del romanzo, poi, il fatto che la Maddalena sia detta “compagna” di Gesù significa, “come ogni esperto di aramaico potrà spiegare”, che ne era la moglie. Ma Brown non sa che l’aramaico c’entra col copto ed il greco come l’italiano col cinese, e che il termine koinonos va preferibilmente tradotto “compagna, amica, socia, compartecipe”. Per indicare la moglie, il Vangelo di Filippo usa una parola diversa (shime)”.

D-La tesi secondo cui Sacro Graal sarebbe in realtà il Sang Real, nel libro viene rafforzata dall’ipotesi che la stirpe reale avrebbe un’origine non solo paterna – cioè Gesù Cristo della stirpe di Davide discendente di Salomone, re dei giudei – ma anche materna, in quanto Maria Maddalena proveniva dalla Casa di Beniamino. Cosa può dirci in proposito?

R-“La provenienza dalla Casa di Beniamino è completamente inventata, e non compare in nessuna fonte antica, né canonica né apocrifa”

D-Un’ultima domanda: la Maddalena non sarebbe mai giunta in Provenza, e la tradizione più antica la collocherebbe in tutt’altri luoghi, negli ultimi anni della sua vita.

“Prima del secolo X non vi è traccia alcuna di qualche luogo di culto in occidente dedicato alla Maddalena. La tradizione più antica riteneva che il corpo della santa fosse stato conservato prima a Efeso, poi a Costantinopoli; proprio a Efeso, si credeva, la Maddalena aveva terminato la sua esistenza terrena, vivendo accanto a Maria e a Giovanni.

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

luglio 23, 2008

22 LUGLIO LA CHIESA CATTOLICA FESTEGGIA SANTA MARIA DI MAGDALA

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Santa Maria Maddalena (di Magdala)

22 luglio

Magdala, sec. I

La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, la peccatrice «cui molto è stato perdonato perché molto ha amato», e Maria Maddalena o di Magdala, l’ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L’identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di San Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna. I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz’altra indicazione, come l’aggettivo “penitente”, hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione. È questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un’antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l’apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù. (Avvenire)

Patronato: Prostitute pentite, Penitenti, Parrucchieri

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

Emblema: Ampolla d’unguento

Martirologio Romano: Memoria di santa Maria Maddalena, che, liberata dal Signore da sette demòni, divenne sua discepola, seguendolo fino al monte Calvario, e la mattina di Pasqua meritò di vedere per prima il Salvatore risorto dai morti e portare agli altri discepoli l’annuncio della risurrezione.

Maria di Magdala, risanata dal Signore Gesù, seguendolo lo serviva con grande affetto (Lc. 8,3). Alla fine, quando i discepoli erano fuggiti, Maria Maddalena era là in piedi presso la croce del Signore con Maria, Giovanni ed alcune donne (Gv. 19,25). Il giorno di Pasqua Gesù apparve a lei e la mandò ad annunciare la sua risurrezione ai discepoli (Mc. 16,9; Gv 20,11-18).
La Chiesa latina era solita accomunare nella liturgia le tre distinte donne di cui parla il Vangelo e che la liturgia greca commemora separatamente: Maria di Betania, sorella di Lazzaro e di Marta, l’innominata peccatrice “cui molto è stato perdonato perché molto ha amato”, e Maria Maddalena o di Magdala, l’ossessa miracolata da Gesù, che ella seguì e assistette con le altre donne fino alla crocifissione ed ebbe il privilegio di vedere risorto. L’identificazione delle tre donne è stata facilitata dal nome Maria comune almeno a due e dalla sentenza di S. Gregorio Magno che vide indicata in tutti i passi evangelici una sola e medesima donna.
I redattori del nuovo calendario, riconfermando la memoria di una sola Maria Maddalena senz’altra indicazione, come l’aggettivo “penitente”, hanno inteso celebrare la santa donna cui Gesù apparve dopo la Risurrezione. Al capitolo settimo S. Luca, dopo aver descritto l’unzione della peccatrice che irrompe improvvisamente nella sala del banchetto e versa sui piedi di Gesù profumati unguenti che poi asciuga coi propri capelli, prosegue così il suo racconto: “In seguito Gesù passava di città in città, di villaggio in villaggio… e con lui andavano i dodici, ed anche alcune donne, le quali erano state guarite da spiriti maligni e da infermità: Maria, detta Maddalena, da cui erano stati cacciati sette demoni, Giovanna… e molte altre donne, le quali somministravano ad essi i loro averi”.
L’ignota peccatrice, che per la contrizione perfetta ha meritato il perdono dei peccati, è distinta dalla Maddalena, ben conosciuta, che segue costantemente il Maestro dalla Galilea alla Giudea, fino ai piedi della croce e il cui ardente amore Gesù premia nel giorno della Risurrezione. Ella è inconfondibilmente “presso la croce di Gesù”, poi in veglia amorosa “seduta di fronte al sepolcro”, infine, all’alba del nuovo giorno è la prima a recarsi di nuovo al sepolcro, dove ella rivede e riconosce il Cristo risorto da morte. Alla Maddalena, in lacrime per aver scorto il sepolcro vuoto e la grossa pietra ribaltata, Gesù si rivolge chiamandola semplicemente per nome: “Maria!” e a lei affida l’annuncio del grande mistero: “Va’ a dire ai miei fratelli: io salgo al Padre mio e Padre vostro, al mio Dio e vostro Dio”. E’ questa la Maddalena che la Chiesa oggi commemora e che, secondo un’antica tradizione greca, sarebbe andata a vivere a Efeso, dove sarebbe morta. In questa città avevano preso dimora anche Giovanni, l’apostolo prediletto, e Maria, Madre di Gesù.
L’Ordine dei Predicatori l’annoverò nel numero dei suoi Patroni. Frati e Suore la onorarono in ogni tempo col titolo di “Apostola degli Apostoli”, come viene celebrata nella Liturgia Bizantina, e paragonarono la missione della Maddalena, di annunciare la risurrezione, col loro ufficio apostolico.

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