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gennaio 27, 2012

TERREMOTO IN NORD ITALIA

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LA STAMPA.IT
27/01/2012 – LA TERRA TREMA

Forte scossa di terremoto al Nord
Torna la paura, ma danni limitati

 

Sisma di magnitudo 5.4 avvertito
dalle città piemontesi al Veneto.
La gente in strada anche al Giglio

 
torino

Una forte scossa di terremoto, appena due giorni dopo quella che aveva creato apprensione al Nord, ha nuovamente impaurito la gente nel pomeriggio, alle 15.53. Il sisma, di magnitudo 5.4, è stato avvertito dalla Svizzera all’Umbria e ha avuto per epicentro ancora una volta l’Emilia, tra le province di Parma e Reggio. E se mercoledì, alle 9.06, il cuore del sisma (in quel caso di magnitudo 4.9) era stato localizzato tra Brescello, Poviglio e Castelnovo Sotto, nel Reggiano, oggi si è spostatp sull’Alto Appennino parmense, tra Corniglio, Berceto e Monchio delle Corti.

Immediate le verifiche a tappeto in tutta la zona: il bilancio stilato a sera parla di qualche danno, anche alla Reggia di Colorno già toccata dal precedente terremoto, ma nessun ferito a parte qualche contuso nella fuga o qualche lieve attacco di panico. Per precauzione, comunque, domani saranno chiuse le scuole in tutto il Parmense, alcune anche nel Reggiano, a Montecchio e Castelnovo Sotto. Due famiglie sono state invece evacuate a Meletole, una frazione di Castelnovo, per alcune crepe sospette nelle loro abitazioni.

Le Ferrovie dello Stato hanno temporaneamente sospeso la circolazione sulla Milano-Bologna (appena venti minuti sull’Alta Velocità) per permettere alle squadre tecniche di Rfi la verifica di binari, ponti e viadotti, controlli estesi – con interruzioni – ad altre linee della zona: Parma-La Spezia, Lucca-Pistoia, Modena-Verona. Una scossa forte, dunque, ma anche molto profonda: 60,8 chilometri, contro i circa 33 di quella di mercoledì. E un sisma così profondo, «inusuale per la nostra regione», viene facilmente avvertito in un’area molto estesa, «ma allo stesso tempo attutisce la sua forza e le sue conseguenze», spiega l’ingegner Demetrio Egidi, responsabile della Protezione civile dell’Emilia-Romagna. Altre scosse sono state registrate alle 16.23, a 63,6 km di profondità (magnitudo 2.7), e alle 16.34 (3.2). «Si tratta – aggiunge Egidi – di un evento sismico distinto rispetto all’episodio di due giorni fa, in linea con la classificazione sismica tipica di quel territorio».

Le prime notizie sugli effetti della scossa, e la conferma che anche questa volta l’ansia è stata più forte dei danni, sono circolate anche via Twitter, protagonisti gli stessi sindaci: «Bella botta! Lungo. Gente in piazza abbastanza tranquilla, giro in paese», fa sapere ad esempio dopo pochi minuti il primo cittadino di Vezzano sul Crostolo (Reggio), Mauro Bigi. «La gente è uscita per strada anche perchè la scossa è durata più a lungo di quella di mercoledì», dice Massimo De Matteis, primo cittadino di Corniglio: niente a che vedere però con il boato che alla metà degli anni ’90 spazzò via un quarto del paese e cinque prosciuttifici causa frana, «la più grande d’Europa» secondo il sindaco. Alla Reggia di Colorno, già lesionata mercoledì, i danni sono consistenti: tre statue sono cadute dalla facciata al suolo, così come delle balaustre di balconate già danneggiate due giorni fa. Ulteriori verifiche di vigili del fuoco e protezione civile sono state disposte su volte e solai, per capire se ci sono state lesioni profonde. A Berceto sopralluoghi sono stati compiuti nella cattedrale romanica, così come nell’abitato di Corchia, borgo medievale dove abitava il poeta Attilio Bertolucci. «Scossa fortissima, più forte di quella dell’altro giorno», secondo Giuseppe Vezzani, sindaco di Brescello, il paese di Peppone e Don Camillo sulla sponda reggiana del Po, dove l’altro giorno erano caduti calcinacci in chiesa. «Fortunatamente c’è stata solo una grande paura. Una paura che continua, non ci siamo abituati».

ECCO GLI AGGIORNAMENTI IN DIRETTA DELLE ORE DI PAURA

18.31 La provincia di Parma ha disposto la chiusura delle scuole domani, al fine di fare una verifica di tutti gli edifici. La situazione vede anche l’evacuazione del municipio, nell’alta Val di Taro, così come di due persone in una vicina abitazione, nella frazione di Liveglia. Cinque persone sono state portate al pronto soccorso per attacchi di panico, mentre un operaio, caduto da un carrello al momento del terremoto, ha riportato lievi ferite.

18.24 «Non sono segnalati danni. La protezione civile si è subito allertata»: il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha così assicurato dopo la scossa di terremoto, con epicentro nel parmense, che si è sentita anche a Milano. L’assessore alla Protezione civile, Romano La Russa, ha spiegato che «non si registrano danni di rilievo». «Anche l’ Enel – ha aggiunto – non segnala interruzioni alle linee aeree. Le Ferrovie dello Stato informano che la linea ferroviaria Milano-Bologna ha subito rallentamenti e sono in corso sopralluoghi per verifiche tecniche».

18.13 È stato avvertito in tutta l’Italia settentrionale e scendendo verso Sud fino alla Toscana, il terremoto di magnitudo 5.4 che oggi ha colpito la zona compresa fra Parma, Massa Carrara e Reggio Emilia. È quanto emerge dalle mappe elaborate dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) sulla base di circa 1.500 questionari «Hai sentito il terremoto?» comoilati online entro poche ore dalla scossa. Il terremoto è stato avvertito in tutto il Nord e verso Sud fino ad Arezzo, Perugia, ad Ovest fino a Torino, a Nord fino a Sondrio, Trento, Bolzano e ad Est fino a Trieste, ha detto Valerio De Rubeis, che cura le mappe della percezione dei terremoti con Patrizia Tosi. «La magnitudo dell’evento è più alta rispetto a quella del terremoto del 25 gennaio, ma la profondità maggiore – ha osservato – ne ha limitato gli effetti».

18.05 La scossa di terremoto che poco prima delle 16 è stata chiaramente avvertita a Genova e in molte altre zone della Liguria ha provocato l’evacuazione di qualche scuola, a titolo precauzionale, ma nessun danno a persone o cose. Evacuato un asilo a Tovo San Giacomo, in provincia di Savona, il conservatorio di La Spezia, una scuola a Diano San Pietro, in provincia di Imperia, alcune scuole in provincia di Genova. Ma, al di là dello spavento, nessuna conseguenza.

18.01 Sono consistenti i danni registrati nella nuova scossa alla Reggia di Colorno, nel Parmense, già lesionata nel terremoto di due giorni fa. Le statue cadute dalla facciata al suolo sarebbero almeno tre, così come delle balaustre di balconate già danneggiate dal precedente sisma. Ora i tecnici dei vigili del fuoco e della protezione civile stanno verificando le volte e i solai per capire se ci sono lesioni profonde.

17.53 Come è accaduto nei terremoti avvenuti nei giorni scorsi il Reggiano e prima ancora il Veronese, è stato ancora oggi il movimento della placca Adriatica all’origine della scossa di magnitudo 5.4 che ha colpito l’area compresa fra Parma, Massa Carrara e Reggio Emilia. È quindi ancora una volta il movimento della placca Adriatica l’unico legame, indiretto, fra il terremoto di oggi, quelli del Reggiano e la sequenza registrata nel Veronese nella notte fra il 24 e il 25 gennaio, ha rilevato il sismologo Alessandro Amato, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).

17.45 Due fedeli, che si trovavano in una chiesa di Massa, sono rimasti illesi al crollo di una parte del tetto durante la scossa di terremoto avvertita oggi pomeriggio e con epicentro nella provincia di Parma. La porzione di tetto si è staccata nei pressi del campanile, cadendo sopra alcune panche. In chiesa c’erano solo due persone che, per poco, non sono state colpite dai calcinacci. Sempre a Massa crepe sono apparse negli edifici più antichi della città, tra cui Palazzo Ducale, sede della Provincia e della Prefettura. Evacuati asili, scuole e la biblioteca civica. Un intervento del 118 è stato necessario per un anziano disabile caduto mentre cercava di allontanarsi velocemente da casa.

17.38 In Lunigiana la scossa è stata sentita molto distintamente. A Fivizzano scuole chiuse anche domani. Evacuazioni anche all’ateneo di Pisa. Uffici e aule temporaneamente chiusi al Rettorato, alla Sapienza e alla facoltà di Lettere, ma anche alla Scuola Superiore Sant’Anna. Decine di studenti, insegnanti e impiegati si sono riversati in strada per alcuni minuti prima che la situazione tornasse alla normalità. Il sisma è stato percepito alla Scuola Normale mentre era in corso una ’lectio magistralis’ dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua che ha comunque proseguito senza battere ciglio il suo intervento, mentre alcuni studenti che stavano seguendo l’evento in videoconferenza dalle altre aule sono usciti all’esterno. In Versilia i carabinieri hanno avuto segnalazioni di telefonini cellulari fuori uso. Evacuata per mezz’ora anche la biblioteca comunale e un asilo a Empoli. La scossa è stata avvertita anche a Piombino, in Maremma, nel Valdarno. Da tutta la Toscana sono state centinaia le telefonate di allarme che i cittadini hanno fatto ai vigili del fuoco. Al momento non si segnalano danni materiali, ma in base alle segnalazioni pervenute ai centralini del 115 sono già in corso verifiche su molti edifici.(

17.35 Nuovi danni sono stati registrati a causa della scossa delle 15.53 nella Reggia di Colorno (Parma), già colpita dal terremoto di due giorni fa con caduta di calcinacci insieme alla vicina chiesa di San Liborio. A quanto si è appreso, sarebbe caduta una statua di abbellimento della facciata e ci sarebbero altre lesioni al vaglio dei vigili del fuoco.

17.33 «Bella botta! Lungo. Sentiti anche Carabinieri. Nessuna segnalazione finora. Gente in piazza abbastanza tranquilla. Giro in paese». Così il sindaco di Vezzano Sul Crostolo (Reggio Emilia), Mauro Bigi, sul suo profilo twitter ha parlato del terremoto che ha colpito il nord Italia. Rassicurante anche il commento del primo cittadino di Casalgrande, sempre nel Reggiano, Andrea Rossi: «A Casalgrande controllo precauzionale dei tecnici Comune su scuole dopo terremoto ma nessuna segnalazione particolare a Pm e Cc».

17.23 Il capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli ha convocato il comitato operativo per fare il punto sulle scosse di terremoto che stanno interessando l’Italia e in particolare il nord in questi giorni. La riunione è convocata alle 19.30 nella sede del Dipartimento a Roma.

17. 15 Questa volta «abbiamo avuto un po’ più di preoccupazione. La scossa si è sentita fortissima, più forte di quella dell’altro giorno». Così il sindaco di Brescello, Giuseppe Vezzani, parla degli effetti del sisma di magnitudo 5.4 che ha avuto come epicentro Berceto, sull’Appennino parmense. Un sommovimento che segue quello di mercoledì scorso – di magnitudo 4.9 – con epicentro individuato nel Reggiano, proprio tra Brescello, Castelnuovo Sotto e Poviglio.

17.11 «La gente è uscita lì per lì di casa, ma è subito rientrata. I cittadini avevano già sentito la scossa dell’altro giorno, e questa l’hanno, diciamo così, assorbita». Lo ha spiegato Claudio Moretti, sindaco di Monchio delle Corti, uno dei Comuni dell’Appennino parmense epicentro del terremoto, raggiunto al telefono dall’ANSA. «Questo l’abbiamo avvertito forte. Non ci sono notizie di crolli, nè di danni a persone», ha confermato. «Ora sono in stretto contatto con i tecnici del Comune. Faremo verifiche nelle scuole, prima di mandare i bambini a scuola domani, per vedere se ci sono lesioni», ha aggiunto.

17.00 La circolazione ferroviaria in Emilia Romagna è stata sospesa dalle 15.55, in via cautelativa, sulle linee Milano -Bologna sia convenzionale sia Alta Velocità. La sospensione è stata necessaria per permettere alle squadre tecniche di Rfi la verifica dei binari, ponti, viadotti. Alle 16.15, verificata la perfetta tenuta dell’infrastruttura, il traffico ferroviario è ripreso sulla linea AV con una riduzione di velocità a 100 km/h per 60 km, da Reggio Emilia a Fidenza.

16.57 «Gli strumenti sismici sono andati in saturazione ma solo perchè sono tarati per segnalare i movimenti millimetrici. La nave non si è mossa se non di quei movimenti millimetrici che non dipendono dal terremoto». Lo ha detto il docente di geomorfologia all’università di Firenze, Sandro Moretti, membro del comitato tecnico- scientifico per l’emergenza al
Giglio.

16.50 Siamo in presenza di uno sciame sismico nell’appennino emiliano, «ed è possibile che ci siano altre scosse dopo quella di oggi, anche più forti». Lo dice all’AGI il sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Salvatore Barba, commentando la scossa di
magnitudo 5.4 di oggi nel parmense.

16.48 La scossa di terremoto delle 15.53 è stata avvertita in gran parte dell’Italia settentrionale e in parte di quella centrale:
numerosissime le chiamate arrivate ai centralini dei Vigili del fuoco, ma per ora nessuna richiesta di soccorso.

16.40 Grande paura, ma, per il momento almeno, non si registrano danni a cose e persone a Lucca per il terremoto di questo
pomeriggio. La scossa è stata avvertita in tutta la provincia di Lucca e, in particolare, in Garfagnana, come testimoniano dalla Prefettura e dal Comando provinciale dei Vigili del Fuoco.

16.39 Una scossa di terremoto di magnitudo 5.4 è stata avvertita alle 15.53 dalla popolazione in provincia di Parma e in tutto il centronord. A confermarlo è la Protezione civile, secondo cui le località prossime all’epicentro sono Corniglio, Berceto, Monchio delle Corti e Palanzano. In corso le verifiche della «Sala Situazione Italia» del dipartimento della Protezione civile «rispetto a eventuali danni a persone e/o cose».

16.35 È stata avvertita anche a Perugia e provincia la scossa di terremoto che ha interessato il Centro-Nord Italia poco prima delle 16.

16.32 «Questa scossa era di magnitudo 5,7 della scala Richter, più forte di quella dei giorni scorsi». Così Roberto Formigoni ha commentato il terremoto avvertito, in modo lieve, anche a palazzo Lombardia, sede della Regione. Il presidente della regione ha spiegato che «la protezione civile si è subito allertata».

16.27  La scossa di terremoto, più intensa di quella avvertita mercoledì mattina, è stata sentita anche a Cremona. Il movimento è stato percepito in particolar modo ai piani alti e nel casalasco.

16.24 La scossa di terremoto con epicentro in Emilia Romagna è stata avvertita anche in tutto il Friuli Venezia Giulia, da Pordenone e Udine a Trieste.
 Diverse, infatti, sono state le telefonate ai centralini dei Vigili del fuoco e della Protezione civile regionale.

16.22 Anche la Protezione Civile della Liguria conferma che al momento non si registrano danni o feriti. (Alessandra Pieracci)

16.21 È di magnitudo 5,4 ed è avvenuto a circa 60 chilometri di profondità, secondo le prime stime dell’Istituto Nazionale di
Geofisica e Vulcanologia (Ingv) il terremoto registrato nella provincia di Parma, nella zona di Corniglio e Berceto.

16.19  C’è paura tra la popolazione a Genova. Molte delle persone fuggite all’aperto, soprattutto dagli uffici del centro, non sono ancora rientrate, pallide e spaventate. I volti sono tesi, quanlcuno ha gridato. Anche all’interno dell’area portuale si è registrata la fuga dagli uffici sia di Palazzo San Giorgio, sia della Stazione Marittima. Migliaia le chiamate tra familiari per rassicurazioni. Ci sono difficoltà nelle comunicazioni con i cellulari. Al momento nessuna segnalazione di danni. (Alessandra Pieracci)

16.14 Scossa avvertita anche a Bologna.

16.10 La scossa è stata avvertita anche in Trentino Alto Adige, Piemonte, Liguria, Toscana.

16.05 La scossa di terremoto di poco fa è stata avvertita distintamente lungo la costa toscana e, ai piani più alti delle
abitazioni, anche a Firenze.

15.58 Un terremoto di magnitudo 5.1, secondo le primissime stime dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), è avvenuto nella zona confine fra la provincia di Parma e Appennino tosco emiliano.

15.55 Una violenta scossa, durata alcuni secondi, è stata avvertita a Genova. La stessa scossa è stata avvertita anche a Milano verso le 15.55.

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/440129/
 

 
 
 
 

SONDRIO: ABUSA DELLA SORELLINA-CONDANNATO 35ENNE

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LEGGO.IT

SONDRIO, 35ENNE ABUSA DELLA SORELLINA
DI 11 ANNI. LEI DICE TUTTO ALLE MAESTRE

 
Martedì 24 Gennaio 2012 – 17:17

SONDRIO – Ha trovato il coraggio di raccontare alle maestre tutti gli abusi subiti dal fratello, con tutte quelle toccatine nelle parti intime e i tentativi di spogliarla. E così l’ha messo nei guai. Lui, 35enne, a più riprese ha abusato della sorellina di 11 anni, fino a quando la bambina ha trovato il coraggio di confidarsi con gli insegnanti che hanno fatto così scattare l’inchiesta della Procura di Sondrio. Oggi un uomo di 35 anni, residente in un paese dell’hinterland di Morbegno (Sondrio), è stato condannato a un anno di reclusione, per l’accusa di violenza sessuale ai danni della ragazzina, più volte palpeggiata in alcune parti intime e per avere, in almeno un caso, anche tentato di spogliarla.
L’uomo è stato condannato con rito abbreviato, godendo di un terzo di sconto sulla pena. Il giudice Carlo Camnasio ha stabilito anche una serie di pene accessorie, come l’interdizione perpetua da qualsiasi
incarico nelle scuole di ogni ordine e grado.

 

http://www.leggo.it/news/cronaca/sondrio_35enne_abusa_della_sorellina_di_11_anni_lei_dice_tutto_alle_maestre/notizie/160920.shtml

gennaio 23, 2012

GLI USA ATTACCHERANNO L’IRAN?

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Saranno gli USA ad attaccare l’Iran?

http://focusonisrael.files.wordpress.com/2008/06/flotta-aerea.jpg?w=232&h=174
di Giacomo Colonna
 
 
 
 
Nelle ultime settimane si vanno moltiplicando le prese di posizione statunitensi sulla questione dell’attacco preventivo all’Iran. Attacco preventivo, è il caso di premettere, che la dottrina politico-militare statunitense non esclude a priori, nonostante il diritto internazionale non lo riconosca come legittimo. Fin dal 1984, infatti, la cosiddetta “dottrina Shultz”, dal nome del segretario di Stato durante la presidenza Reagan, aveva accolto con favore questa possibilità, legittimando azioni militari preventive, anche segrete; con il documento ufficiale americano sulla sicurezza nazionale del 2002, poi, tale concetto è stato esplicitamente introdotto nella dottrina militare nordamericana:
“studiosi e giuristi di diritto internazionale condizionano spesso la legittimazione dell’intervento preventivo (preemption) ad una minaccia imminente, generalmente una visibile mobilitazione di eserciti, unità navali e forze aeree in preparazione di un attacco. Noi dobbiamo adattare il concetto di minaccia imminente (imminent threat) alla capacità ed agli obiettivi degli avversari odierni. Gli stati canaglia ed i terroristi non cercano di attaccarci usando mezzi convenzionali. (…) Gli Stati Uniti hanno a lungo considerato valida l’opzione di azioni preventive (preemptive actions) per contrastare un’effettiva minaccia (sufficient threat) alla nostra sicurezza nazionale. Maggiore la minaccia, maggiore il rischio in caso di inazione – e maggiormente cogente l’esigenza di intraprendere azioni anticipatorie per difenderci, anche se rimane incerto il momento ed il luogo dell’attacco nemico. Per anticipare o prevenire simili atti ostili da parte dei nostri avversari gli Stati Uniti, se necessario, agiranno preventivamente (act preemptively)” (1).
Il 16 dicembre scorso, il presidente Obama, parlando alla Union of Reform Judaism (organizzazione ebraica del giudaismo modernista) passa dal concetto difensivo, “un Iran nucleare è inaccettabile”, a quello offensivo, “siamo decisi a prevenire l’acquisizione di armi nucleari da parte dell’Iran”: dove viene fatto quindi esplicito riferimento al documento strategico nazionale del 2002.
Il 19 dicembre scorso, il segretario alla Difesa Panetta, fino a quel momento uno dei più decisi assertori dei rischi derivanti da un attacco contro l’Iran, improvvisamente dichiara che l’Iran potrebbe acquisire entro un anno la bomba nucleare e che questa è la “linea rossa” raggiunta la quale il governo Usa “adotterà qualsiasi passo necessario per affrontare la situazione”.
Il 20 dicembre, il presidente del consiglio dei comandanti in capo delle Forze Armate Usa, gen. Martin Dempsey, dichiara alla CNN che “le opzioni che stiamo sviluppando hanno raggiunto un punto che le rende eseguibili ove necessario”, e aggiunge: “la mia maggiore preoccupazione è che gli Iraniani sottovalutino la nostra determinazione”.
Il 21 dicembre, Dennis Ross, uno degli strateghi filo-israeliani che da oltre trent’anni opera nelle posizioni più rilevanti della politica estera americana trasversalmente a tutte le amministrazioni Usa, come ho già avuto modo di documentare dettagliatamente (2), dichiara alla televisione israeliana Channel 10 che il presidente Obama sarebbe pronto a “fare un certo passo”, se necessario, e che “questo vuol dire che quando tutte le opzioni sono sul tavolo, se si sono esauriti tutti gli altri mezzi, si fa quello che è necessario”.
Il 22 dicembre il ministro della difesa israeliano Ehud Barak, dopo avere svolto negli Usa una serie di incontri coi massimi vertici politico-militari americani (vedi clarissa.it ), dichiara, a commento delle dichiarazioni ricordate finora: “esse confermano un fatto che ci era già noto a seguito dei nostri incontri riservati. Queste dichiarazioni mettono in chiaro all’Iran che si trova difronte ad un bivio vero e proprio”.
Il 23 dicembre, infine, viene pubblicato sulla prestigiosa rivista del Council on Foreign Relations, Foreign Affairs, il contributo di Matthew Kroenig, un giovane promettente esperto delle problematiche dell’anti-terrorismo, con una già brillante carriera alle spalle: prima come analista militare della Cia nel 2004; poi come membro dell’ormai famoso Policy Planning Staff, l’ufficio di pianificazione politica del ministero della difesa nel 2005, periodo nel quale afferma di avere elaborato il primo piano di deterrenza Usa contro le reti terroristiche; quindi membro del già citato Council of Foreign Relations, il più importante think-tank di politica internazionale statunitense, nel quale ha più volte rivestito il ruolo di consigliere; infine, dal 2010 al luglio 2011, consigliere speciale del ministro della Difesa Usa per lo sviluppo e l’attuazione della politica e la strategia di difesa americane in Medio Oriente.
Questo testo, intitolato senza mezzi termini “Il momento di attaccare l’Iran – perché un attacco è il male minore” (3), è un’accurata analisi delle obiezioni finora sollevate contro l’ipotesi di una attacco militare chirurgico americano contro le installazioni nucleari iraniane. Kroenig si propone di dimostrare che “la verità è che un attacco militare rivolto a distruggere il programma nucleare dell’Iran, se gestito con attenzione, potrebbe evitare alla regione [mediorientale] ed al mondo una minaccia davvero concreta e potrebbe aumentare straordinariamente la sicurezza nazionale degli Usa a lungo termine”.
Kroenig esamina i rischi di una politica di semplice deterrenza, per concludere che la “deterrenza implicherebbe giganteschi costi economici e geopolitici e dovrebbe essere mantenuta fintantoché l’Iran resta ostile agli interessi Usa, vale a dire come minimo per decenni”. Afferma che militarmente, grazie in special modo alle nuove bombe ad lato potenziale ed alta penetrazione (MOD, Massive Ordnance Penetrator), la distruzione dei maggiori siti nucleari iraniani è tecnicamente fattibile, senza il rischio di grandi perdite fra i civili. L’attacco, se ben condotto, potrebbe nello stesso tempo rendere chiaro all’Iran che è consigliabile evitare un allargamento del conflitto ed evitare anche brillantemente, come già avvenuto con l’Iraq, il rischio di un intervento diretto israeliano. Anche da quest’ultimo punto di vista, prima l’attacco viene attuato e meglio è, sia per prevenire autonome operazioni israeliane, sia per evitare il rafforzamento dell’Iran e l’adozione di maggiori misure di protezione dei siti obiettivo. Per concludere:
“Con i conflitti in Afghanistan ed in Iraq in via di esaurimento e con gli Usa che stanno affrontando una dura crisi economica all’interno, gli Americani hanno poca voglia di ulteriori scontri. Tuttavia il rapido sviluppo del programma nucleare iraniano costringerà prima o poi gli Usa a scegliere tra un conflitto convenzionale ed una possibile guerra nucleare. Di fronte a questa decisione, gli Stati Uniti devono condurre un attacco chirurgico contro le installazioni nucleari iraniane, assorbire l’inevitabile ritorsione e quindi tentare rapidamente di evitare l’escalation della crisi. Affrontare subito questa minaccia eviterà agli Usa di affrontare una situazione assai più pericolosa in futuro”.
Alcuni commentatori israeliani, i più attenti in questo momento alla posizione Usa, interpretano come sintomo particolarmente significativo di una nuova impostazione americana questa lunga serie di prese di posizione e cominciano ad ipotizzare che davvero Obama potrebbe essersi convinto che l’attacco americano ai reattori iraniani sia preferibile ad un’autonoma azione israeliana, per una serie di ragioni importanti: in primo luogo, l’attacco Usa eviterebbe ai Paesi arabi di doversi affiancare all’Iran, cosa che non potrebbero evitare di fare nel caso in cui fosse lo Stato ebraico a colpire; poi, il recente ritiro delle truppe dall’Iraq evita agli Usa di offrire il destro a possibili ritorsioni, in un’area che gli iraniani potrebbero essere in grado di raggiungere; infine, Obama potrebbe essere tentato di adottare l’opzione militare anche alla luce delle elezioni dell’autunno 2012, perché in questo modo spunterebbe una delle armi più insidiose della propaganda repubblicana, l’accusa di essersi dimostrato debole nella politica estera, mediorientale in special modo (4).
La stessa questione siriana, del resto, potrebbe avere una lettura più rivolta all’Iran ed al Libano che non all’obiettivo di abbattere Assad. I sintomi sono tanti: il rapimento di tecnici iraniani ospitati nel paese; lo spostamento di alcune unità americane ritirate dall’Iraq in prossimità della frontiera giordana che fronteggia il sud della Siria; la pressione militare turca da nord sul regime di Damasco; la possibilità che la caduta del regime di Assad crei le condizioni per un regolamento dei conti finale con Hezbollah in Libano, magari utilizzando i risultati dell’inchiesta sull’uccisione di Hariri, finora congelata nei suoi effetti giuridici. Caduto il regime di Assad in Siria, l’Iran si troverebbe completamente isolato e circondato da Paesi in grado di ospitare forze militari ostili.
L’Iran per parte sua, proprio negli ultimi giorni, sta concentrando le proprie mosse dimostrative politico-miliari sul golfo di Hormuz, quasi a richiamare l’attenzione mondiale su l’effetto ritenuto più immediato di un’eventuale crisi militare nel Golfo – la possibile interruzione del flusso del petrolio, in un momento in cui la crisi economica mondiale non ha certo bisogno di un rialzo del prezzo delle materie prime strategiche. Nei giorni di Natale, l’Iran ha infatti svolto delle esercitazioni navali, assai modeste tecnicamente ma molto propagandate, proprio nell’area dello stretto. Proprio mentre l’amministrazione Obama si prepara a varare ulteriori misure economiche che porterebbero ad un vero e proprio strangolamento economico dell’Iran, il primo vice-presidente Mohammad-Reza Rahimi ha poi dichiarato che “nemmeno una goccia di petrolio passerà dallo stretto di Hormuz”, nel caso in cui gli Usa decidessero di imporre sanzioni che minaccino di impedire le esportazioni petrolifere iraniane.
Non è quindi facile stabilire quanto la nuova posizione americana intenda semplicemente accrescere la pressione politica sull’Iran e quanto essa preluda invece realmente all’opzione militare. Certo è che sul piano strategico complessivo, l’eliminazione della questione iraniana nel 2012 rappresenterebbe un risultato decisivo per gli Stati Uniti, consentendo di presentare al mondo un Medio Oriente dal quale sono stati spazzati via tutti i nemici degli Usa e di Israele, un’area da plasmare secondo il modello della Primavera Araba, che, pur senza risolvere nessuno dei problemi del mondo arabo né del Medio Oriente, ha però sicuramente eliminato dalla scena qualsiasi forza anti-occidentale ed anti-israeliana, in particolare gli ultimi residui del nazionalismo arabo, il cui terzaforzismo aveva molto impensierito gli anglo-sassoni per alcuni decenni: in cambio, promette al futuro di questi Paesi una frammentazione etnico-religiosa che non promette nulla di buono per la loro stabilità interna.
Certamente in queste settimane decisive una serrata partita di diplomazia e di intelligence è sicuramente in corso anche fra Usa ed Israele: lo Stato ebraico ha infatti tutto l’interesse a che siano gli Usa a incaricarsi dell’eliminazione dell’ultimo possibile avversario, ma non intende aspettare ancora molto prima di colpire, sapendo di essere perfettamente in grado di farlo; gli Stati Uniti devono valutare fino a che punto il proprio impegno diretto in Iran consentirà poi loro davvero di controllare, in un eventuale Medio Oriente normalizzato, l’ambizioso alleato. L’esperienza del passato ci insegna infatti che il solo reale beneficiario di un attacco militare contro l’Iran sarà lo Stato ebraico, che, regnando sul Medio Oriente come unica, incontrastabile potenza economica politica e militare, sarà pronto a risolvere in modo draconiano anche il problema palestinese.
In ogni caso, la pace resterà ancora molto lontana.

(1) The National Security Strategy of the United States of America, 20 settembre 2002, p. 15. Si veda la discussione di dettaglio di questo argomento in G. Colonna, Medio Oriente senza pace, Edilibri, Milano, 2009.
(2) G. Colonna, Medio Oriente senza pace, cit., pp. 226-227.
(3) M. Kroenig, “Time to Attack Iran”, Foreign Affairs, vol. 91, n. 1, p. 76-86.
(4) Si veda in particolare, C. Shalev, “Will a U.S. Attack on Iran become an Obama’s “October Surprise”?”, Haaretz, 27 dicembre 2011.

Fonte: Clarissa [scheda fonte] 29/12/2011

 

http://www.agerecontra.it/public/press/?p=15222&cpage=1#comment-17306

LA CINA CONTRO GLI USA: “SE ATTACCATE L’IRAN, ENTRIAMO IN GUERRA”

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LEGGO.IT

LA CINA CONTRO GLI USA: “SE ATTACCATE 
L’IRAN, ENTRIAMO IN GUERRA”

 
Lunedì 23 Gennaio 2012 – 14:29

PECHINO – La Cina si scaglia contro gli Usa e i suoi alleati: se l’Iran venisse attaccato da Washington, il governo di Pechino si schiererebbe con Ahmadinejad. A dichiararlo è stato il presidente cinese Hu Jintao citato da European Union Times (link 2), organo del Pentagono. Anche il premier russo Vladimir Putin ha confermato la notizia, menzionando le parole del capo di Stato cinese. Le forze marine della Cina sono attualmente in stato di massima allerta dietro l’ordine dello stesso Hu Jintao, che avrebbe anche promesso di aiutare l’Iran, al costo di far scoppiare la terza guerra mondiale. In Italia lo scrive NoCensura.

 

http://www.leggo.it/news/mondo/la_cina_contro_gli_usa_se_attaccate_liran_entriamo_in_guerra/notizie/160504.shtml

PEDOFILIA: L’EX PARROCO PADRE ADOLFO NUVOLA DI PALERMO CONDANNATO

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LEGGO.IT

 

PALERMO, MOLESTIE A UN 16ENNE: 
UN ANNO E SEI MESI AL PARROCO

 
Lunedì 23 Gennaio 2012 – 13:20

PALERMO – L’ex parroco della chiesa Regina Pacis di Palermo, padre Aldo Nuvola, è stato condannato a un anno e sei mesi, pena sospesa, per avere tentato di ottenere prestazioni sessuali da un ragazzo di 16 anni. Secondo il Pm Caterina Malagoli, che aveva chiesto due anni e otto mesi, don Nuvola nel 2008 avrebbe chiesto ripetutamente favori sessuali al garzone di un bar, presentandosi come un professore di filosofia di liceo. È stato il ragazzo a denunciare le molestie alla polizia. Il prete è stato difeso dagli avvocati Mario Zito e Nino Caleca.

 
http://www.leggo.it/news/cronaca/palermo_molestie_a_un_16enne_un_anno_e_sei_mesi_al_parroco/notizie/160494.shtml

gennaio 22, 2012

COSTA CONCORDIA: IL NAUFRAGIO E LA MANOVRA DI SALVATAGGIO

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articolo di sabato 21 gennaio 2012

 

Il giallo del naufragio della Concordia
Ecco la manovra di salvataggio VIDEO

di Lucio Di Marzo

 

Aperta la cassaforte di Schettino, nelle mani degli inquirenti anche gli hard disk. La Protezione Civile: contaminazione ambientale. Recuperato il corpo di una donna: le vittime sono 12. Le immagini della manovra di salvataggio svelano che senza l’avvicinamento alla costa la nave sarebbe affondata in un punto dove la profondità supera i 100 metri
Mentre sono in corso le operazioni preparatorie al recupero del carburante, proseguono le indagini sul tragico naufragio. Nuovi dettagli su cosa realmente accadde quella notte, importanti per meglio definire le responsabilità, potrebbero venire dalle immagini delle telecamere e dagli hard disk recuperati dal relitto, ma anche dagli effetti trovati nella cabina di Schettino

Mentre sono in corso le operazioni preparatorie al recupero del carburante ancora contenuto nella Costa Concordia, proseguono le indagini sul tragico naufragio. Nuovi dettagli su cosa realmente accadde quella notte, importanti per meglio definire le responsabilità, potrebbero venire dalle immagini delle telecamere e dagli hard disk recuperati dal relitto. Intanto sulla Concordia è stato trovato il corpo di una donna.

Le immagini del satellite

Intanto è stata fatta luce sulla dinamica dell’incidente della nave. Grazie alle immagini diffuse dall’Ais, un sistema di identificazione satellitare, si possono vedere, minuto per minuto, le manovre effettuate in quei tragici momenti. La nave, dopo aver urtato contro lo scoglio, va alla deriva allontanandosi più di seicento metri dalla costa. A quel punto la rotta viene invertita e la nave compie una rotazione, una specie di testacoda, che le permette di andarsi lentamente ad arenare. Solo in quel momento viene lanciato l’allarme. Se la Concordia non si fosse avvicinata all’isola del Giglio, la nave sarebbe rimasta in un punto in cui la profondità supera i 100 metri, con la conseguente possibilità di un disastro ecologico e umano di maggiore entità.

Verso l’incidente probatorio

I sommozzatori dei carabinieri di Genova hanno recuperato dal relitto della Concordia due telecamere che erano poste sulla plancia della nave e l’hard disk, dai quali potrebbero venire nuovi elementi utili all’indagine. Lunedì dovrebbe arrivare l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Grosseto, Valeria Montesarchio. Il gip darà il via alla notifica dell’incidente probatorio relativo alla scatola nera della Concordia, come richiesto dalla procura. La notifica raggiungerà tutti i passeggeri presenti sulla nave al momento dell’impatto con gli scogli, nonché i membri dell’equipaggio, per un totale di circa 4.200 persone. Un numero decisamente elevato, che renderà la notifica complessa, a cui si aggiunge la difficoltà di raggiungere molti turisti stranieri, già rientrati nei rispettivi Paesi di residenza. Il gip non ha escluso di utilizzare per la notifica canali non convenzionali, dai quotidiani stranieri, fino a Youtube e agli altri mezzi messi a disposizione dalla rete.

Intanto il Consiglio dei ministri ha deliberato lo stato d’emergenza in relazione al naufragio della nave da crociera. Una nota diffusa dal Cdm sottolinea come “al fine di portare a compimento le iniziative per l’adeguamento delle infrastrutture portuali, fognarie, di approvvigionamento idrico e di viabilità, oltre che per la messa in sicurezza delle aree soggette ad attività vulcanica, è stato prorogato lo stato d’emergenza già dichiarato nelle Isole Eolie“.

I carabinieri di Savona hanno raccolto la testimonianza dei responsabili della Ilma Sub, azienda savonese specializzata in riparazioni navali. La società, contattata la notte del naufragio dalla Costa, che chiedeva se fosse possibile controllare in tempi brevi un danno allo scafo della nave, è stata sentita per verificare se avesse conoscenza o meno della gravità del danno alla Concordia. 

Le operazioni vanno avanti

La ricerca dei dispersi in mare continua, come vanno avanti anche le perlustrazioni all’interno della nave. Si sono invece interrotte questa mattina le ricerche di persone all’interno del relitto, dopo che gli speleo-sub, scesi nei giorni scorsi nella parte immersa più profondamente dello scafo, hanno annunciato di avere completato il proprio lavoro. Conclusa anche l’operazione d’apertura di nuovi varchi, all’altezza del ponte 5, che permetterà agli uomini della marina militare di entrare in azione. Le operazioni dovrebbero procedere in sicurezza sia oggi che domani, aiutate dal meteo favorevole, mentre da lunedì potrebbero tornare le condizioni di mare piuttosto mosso che hanno destato più di una preoccupazione nei giorni scorsi.

Intanto continuano le operazioni intorno al relitto della Costa Concordia. Gli uomini al lavoro al Giglio hanno ultimato la prima fase della procedura di estrazione del carburante ancora contenuto nella nave, posando il terzo cerchio di panne intorno allo scafo, una misura più che altro cauterale, messa in atto per prevenire la fuoriuscita di quanto contenuto nei serbatoi.

Sempre per scongiurare il rischio di uno sversamento in mare, è arrivato oggi sul luogo del naufragio un macchinario, che sarà montato sulla nave Orione, in grado – in caso di bisogno – di aspirare fluidi e separare combustile e acqua di mare, con una portata di 100mila litri al giorno. La seconda fase delle operazioni di recupero delle 2.400 tonnellate di carburante avrà il via con l’arrivo di una nave cisterna, che si affiancherà a un pontone, per procedere all’estrazione di quanto contenuto nelle casse di combustibile. L’operazione durerà all’incirca tre settimane. Intanto si valutano ipotesi di ancoraggio per tenere la nave in sicurezza, visti soprattutto i movimenti di slittamento a cui è stata soggetta nei giorni scorsi, nel frattempo notevolmente rallentati.

I sommozzatori nella cabina di Schettino

I vigili del fuoco, dopo avere utilizzato la “tecnica speditiva” nei giorni scorsi, per evitare di aprire le porte e scongiurare i rischi per gli operatori, questa mattina hanno messo in campo una tecnica differente, utilizzando nella parte sommersa della nave speciali telecamere a fibra ottica fornite dai corpi speciali, che consentono di mostrare il contenuto di una cabina sfruttando un foro di dimensioni molto ridotte.

I sommozzatori, dopo due giorni di tentativi, sono riusciti a penetrare nella cabina del comandante Schettino e a recuperare dalla cassaforte diversi effetti personali, ma anche carte e documenti. Tra gli effetti un cd dati che i carabinieri stanno trattando con molta cura e il passaporto.

Gabrielli: “Contaminazione avvenuta”

Franco Gabrielli, Capo della Protezione Civile, si è recato questa mattina sull’isola del Giglio, per la costituzione del comitato scientifico da lui coordinato. Ben chiari due obiettivi: il recupero del carburante e quello del relitto. Per quanto riguarda il secondo obiettivo bisognerà anche decidere se provare a rimettere “in asse” la nave o imbrigliarla. Gabrielli, sull’isola come “commissario del governo” e non “commissario straordianario”, come ci tiene a precisare, ha speso qualche parola sull’intervento del suo predecessore, Guido Bertolaso, parlando di una Protezione Civile il cui ruolo “deve essere seriamente ripensato”, non solo in una logica di risparmio economico. Per Gabrielli è necessario che la Protezione civile “torni al suo core business”, dimenticando per esempio la gestione dei grandi eventi.

Da parte sua è poi arrivata una conferma su un dato già discusso nei giorni scorsi, ovvero il danno ecologico per Giglio e Argentario. Gabrielli non ha dubbi: “La contaminazione è avvenuta. Noi siamo concentrati su quelle 2.400 tonnellate di carburante ma non dobbiamo dimenticare che in quella nave ci sono olio, solventi, detersivi. Tutto ciò che serve ad una cittadina di 4 mila persone“.

http://www.ilgiornale.it/interni/recuperati_concordiadue_telecamere_e_hard_disk/21-01-2012/articolo-id=568129-page=0-comments=1


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gennaio 21, 2012

BOVALINO: VIOLENZA SESSUALE SULLA SORELLA DISABILE-ARRESTATO

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Giovedì 19 Gennaio 2012 12:52
 
 

Ragazza vittima violenza sessuale per 7 anni e’ rimasta incinta

 

BOVALINO (Reggio Calabria) – Da sei anni una ragazza di Bovalino (Rc), Adelina Sebanescu, di 23 anni, di origini rumene, con gravi difficoltà motorie è stata costretta a subire violenza sessuale dal proprio fratello. La storia è venuta fuori perché la giovane è rimasta incinta e si è confidata con un’amica che l’ha accompagnata all’ospedale per una visita di controllo. La ragazza a causa della scoliosi ha difficoltà a camminare: la malattia ha impedito anche la crescita fisica di Adelina che è alta appena 110 centimetri per 20 chili di peso e per muoversi ha bisogno del busto. La ragazza vive con la madre che sembra fosse al corrente delle continue violenze subite dalla giovane da parte del fratello Daniel, sposato e padre di due figli. Addirittura Adelina quando ha confessato alla mamma di essere incinta la risposta è stata: «Volevi tanto un figlio, adesso lo avrai».
L’ARRESTO – Il fratello stupratore è stato arrestato dagli agenti del Commissariato di Bovalino diretti dal dottor Giovanni Arcidiacono con l’accusa di violenza sessuale continuata e aggravata e incesto. Adelina è adesso al quinto mese di gravidanza e ha chiesto di poter tenere il bambino. Le condizioni fisiche, ma anche economiche della ragazza non consentirebbero però alla giovane di poter portare a termine la gravidanza. Del caso si sta occupando la magistratura di Locri: il sostituto procuratore Rosanna Sgueglia ha chiesto ai servizi sociali una relazione dettagliata ed ha affidato a un perito medico la valutazione sulle condizioni fisiche e psicologiche della giovane. Adelina è maggiorenne e non è interdetta quindi la valutazione sull’ipotesi di interrompere la gravidanza spetta comunque esclusivamente a lei.

SILENZIO – La ragazza è stata comunque allontanata da Bovalino e si trova adesso in una località segreta sottoposta alle terapie necessarie seguita da una psicologa. Adelina ha raccontato al magistrato di essere stata violentata la prima volta quando aveva sedici anni. Da quel momento in poi è stato un continuo dramma, vissuto dentro le mura domestiche senza mai poter abbozzare una reazione. La scoliosi l’ha costretta a lunghi periodi a letto. La giovane per molto tempo è stata impossibilita a muoversi. Il fratello-stupratore ha approfittato di questa condizione e per anni l’ha violentata facendo leva anche sul silenzio assenso della madre.CORRIERE

 

http://www.lameziaclick.com/notizie/dalla-calabria/16763-bovalino-rc-abusa-della-sorella-disabile-arrestato-muratore-romeno.html

 

Bovalino (RC), violenza sessuale su sorella disabile, arrestato

 
giovedì, gennaio 19th, 2012 | Posted by cristina

Continua con profitto l’attività di prevenzione e contrasto ai reati, coordinata dal Questore Carmelo CASABONA, anche nel territorio della provincia.

Nella giornata di ieri, il personale del Commissariato P.S. di Bovalino (RC), diretto dal dr. Giovanni Arcidiacono, all’esito di una specifica attività investigativa, ha portato alla luce, ponendovi fine, una storia di abusi sessuali su una giovane disabile consumata in ambiente familiare.

Dalle indagini della Polizia di Stato si è appurato, difatti, che la ragazza, S.A., sin dall’età di 16 anni era oggetto di “particolari” attenzioni da parte del fratello, S.D., maggiorenne.

Da tempo i poliziotti lavoravano sul caso scontrandosi con l’omertà di chi pur sapendo o sospettando qualcosa tuttavia non collaborava e non denunciava il fatto. La svolta nelle indagini si è avuta a seguito di un accertamento presso l’ospedale di Locri ove è emerso un dato oggettivo inequivocabile e sconvolgente ossia la gravidanza della giovane disabile.

Gli elementi raccolti e le indicazioni fornite dal sofferto racconto della vittima hanno consentito di far emergere la verità e di procedere pertanto nei confronti di colui che di quello stato profittava.  Il fratello, infatti, da anni abusava sessualmente della ragazza tra le mura domestiche sebbene del tutto ne fosse a conoscenza anche la loro madre.

Composto il mosaico della vicenda, i Poliziotti, coordinati dal P.M. dott.ssa Sgueglia della Procura della Repubblica di Locri, traevano in arresto il ragazzo, accusato di volenza sessuale continuata su persona disabile.

L’arrestato è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Locri a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

 
 

gennaio 17, 2012

COSTA CONCORDIA: GLI ATTIMI DEL NAUFRAGIO

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TGCOM 24

Concordia, ecco cosa accadde dalle 21 alle 5: minuto per minuto gli attimi del naufragio

La ricostruzione della tragedia, tra virate, chiamate alla Capitaneria e soccorsi non chiesti

16.1.2012
 
foto LaPresse
 

22:06 – Le virate a velocità di crociera, l’allarme che non arrivava e una collisione con uno scoglio a lungo definito un blackout. La Capitaneria che dà il via ai soccorsi quasi 10 minuti prima che lo chiedesse la plancia del Concordia e il comandante che viene più volte chiamato al cellulare e invitato, anche con voce grossa, a tornare a bordo. Ecco, minuto per minuto, cosa accadde la notte del naufragio.

ore 21.07 – Alla velocità di 16 nodi la Costa Concordia accosta (cioè vira) e punta l’isola del Giglio, verso la sua sinistra, a ovest. Tiene una rotta fino a raggiungere i 278 gradi, vale a dire in perpendicolare verso ovest. Intorno alle 21.40 si registrerà un nuovo accosto a una velocità di 15 nodi per rimettere la prua verso nord: siamo a 500 metri dalle coste del Giglio. A bordo, secondo gli esperti della guardia costiera, hanno già capito che non ce la faranno.

ore 21.45 – La nave Concordia incaglia sugli scogli delle Scole. E’ una brusca ‘frenata’: alle 21.46 viaggia a 8 nodi, alle 21.47 a 6,7, alle 21.49 a 5 nodi e alle 21.52 3,9. I locali motori sono invasi dall’acqua, sono inservibili, la nave è in balia delle correnti e va in ‘testacoda’.

ore 22.06 – I carabinieri di Prato telefonano alla Capitaneria di Livorno dopo che una donna del posto ha ricevuto una telefonata da qualcuno a bordo della nave, già al buio.

ore 22.14 – La Capitaneria, dopo averla cercata con il sistema Ais, rintraccia la Concordia e chiama a bordo: dalla plancia rispondono che è solo un black-out, in corso da circa 20 minuti. Aggiungono che ritengono di risolvere il problema. Dalla sala operativa insistono spiegando di sapere che i passeggeri hanno i giubbotti salvagente e che in sala da pranzo si è verificato il cedimento del ponte. Tuttavia la plancia ribadisce che si tratta solo di un blackout.

ore 22.26 – La Capitaneria richiama la Concordia, che ormai ha una velocità inferiore al nodo (meno di 2 km orari). Dalla nave spiegano che c’è una ‘via d’acqua’. “Ci sono feriti o deceduti?” chiedono dalla Capitaneria. Dalla nave rispondono che è tutto a posto. La guardia costiera domanda se hanno bisogno di assistenza, ma dalla Concordia dicono che è sufficiente l’assistenza di un rimorchiatore. La Capitaneria invece avvia la macchina dei soccorsi. I soccorsi, secondo le prime indagini, sono partiti prima di essere richiesti.

ore 22.34 – La Capitaneria di Livorno chiama di nuovo la nave Costa, chiedendo un aggiornamento sulla galleggiabilità dell’imbarcazione. In più viene chiesto se la plancia dichiara il ‘distress’, cioè in gergo la necessità di soccorso. La plancia della Concordia a quel punto accetta: “Va bene, dichiariamo distress”. Sul posto iniziano a portarsi motovedette e navi in zona che possono portare assistenza.

ore 22.48 – La Capitaneria chiede: “Avete già valutato l’abbandono nave?” Da bordo rispondono: “Stiamo valutando”.

ore 22.58 – La nave è già ferma dov’è ora. La Capitaneria chiede di nuovo al comando della Concordia se vogliono dichiarare l’abbandono nave. Da bordo rispondono ok: abbandono nave.

ore 23.10 – La motovedetta della guardia di finanza comunica che i primi passeggeri sono scesi dalla nave, sono a bordo delle scialuppe e stanno raggiungendo terra.

ore 23.15 – L’Ais, il sistema satellitare di identificazione delle navi, perde il segnale per il blackout, la nave a quel punto è ferma nel punto in cui si trova ora.

ore 00.30 ca – Il comandante viene visto da testimoni attendibili (è anche riconoscibile dall’abbigliamento) su uno scoglio a destra della nave.

ore 4.46 – La guardia di finanza comunica che la nave è evacuata e che a bordo ci sono solo soccorritori.

 
 

gennaio 16, 2012

COSTA CONCORDIA TRAGICA FINE!

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image

http://nonsolomaldiveforum.forumcommunity.net/?t=17561152

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costa-concordia-naufragio-infophoto.jpg

http://tempolibero.blogosfere.it/2012/01/naufragio-costa-crociere-il-disastro-della-costa-concordia-al-largo-delle-coste-toscane.html

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Concordia, Costa scarica il comandante
“Non possiamo dire quanti siano i dispersi”

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 16 gennaio 2012

Il presidente e amministrazione delegato del gruppo Pier Luigi Foschi ha tenuto la prima conferenza stampa dopo il disastro: “Il comandante ha fatto una manovra non approvata né autorizzata dall’azienda che ha portato a una tragedia di enormi proporzioni”. E su quanti ancora mancano all’appello: “Non possiamo fornire i dati”

Il comandante Francesco Schettino al suo posto di comando sulla Concordia
 
“La Costa Crociere si dissocia dalla condotta del comandante Schettino”. Con queste parole il presidente e amministrazione delegato del gruppo Pier Luigi Foschi conferma quanto anticipato ieri sera con una nota stampa del gruppo: Francesco Schettino, al comando di Costa Concordia, “entrato in Costa Crociere nel 2002 come ufficiale responsabile della sicurezza e promosso nel 2006, dopo essere stato comandante in seconda”, ha compiuto “errori di giudizio gravissimi” che hanno portato a “una tragedia di proporzioni importanti”: la nave, partita da Civitavecchia e diretta verso Savona, è andata a incagliarsi sugli scogli poco lontani dal litorale dell’Isola del Giglio causando la morte accertata di 6 persone e 16 dispersi (leggi la cronaca). “Dato che la situazione è in continua evoluzione, non ci è consentito fornire dati sui dispersi – ha però precisato Foschi essendo una “situazione ancora fluida”. Una dichiarazione che cozza contro quanto ormai si dà per scontato. E cioè che manchino all’appello ancora 10 passeggeri e sei membri dell’equipaggio di cui però Costa non ha ancora reso noti i nominativi.
 
“Non posso negare che ci sia stato un errore umano – ha esordito l’ad di Costa nella prima conferenza stampa dopo il disastro – Daremo assistenza legale al nostro comandante, ma l’azienda ha il dovere di tutelare anche i suoi 24 mila dipendenti”. Anche perché ”le procedure adottate da Schettino non hanno rispettato le rigide disposizioni documentate e di addestramento”. Una situazione ancor più grave se si pensa, ha spiegato l’amministratore delegato, che la rotta della Costa Concordia ”è stata impostata correttamente” alla partenza nel porto di Civitavecchia: quindi, se la nave è uscita di rotta, la responsabilità è tutta del comandante che ha eseguito una “manovra non approvata, né autorizzata da Costa Crociere”, effettuata “dal comando nave”. Anche se, precisa Foschi, l’evento è da dividere in due: la fase precedente all’incidente e la fase dei soccorsi. E per quanto riguarda questa seconda fase, “testimonianze interne indicherebbero che il comandante ha fatto quel che doveva”. Testimonianze che dovranno essere ascoltate dai magistrati che invece, nei confronti di Schettino sono stati da subito molto duri decidendone lo stato di fermo subito dopo il primo interrogatorio (leggi)temendone la fuga e l’inquinamento delle prove.Dal punto di vista economico Costa Crociere ha valutato in 93 milioni di dollari i danni “immediati” per il disastro della nave Concordia. Perché la cifra è destinata ad aumentare dopo la valutazione degli assicurativi.

Le accuse della stampa internazionale al comandante. Accuse al capitano della Costa Concordia e tanti interrogativi sulle cause dell’incidente che ha coinvolto la nave campeggiano sulle prime pagine delle principali testate internazionali. “L’incredibile leggerezza del comandante”, è il titolo richiamato in prima pagina di ‘Le Figaro’, che dedica al naufragio della Concordia l’intera pagina 10. “Dopo il naufragio della nave lungo le coste toscane, Francesco Schettino ha atteso un’ora per chiamare i soccorsi prima di lasciare prima del tempo la sua imbarcazione”. ‘Liberation’ dedica un articolo e grandi foto nelle ultime due pagine all’avvenimento, con il titolo “Sombre croisiere” (gioco di parole fra crociera “oscura” e “a picco”): “una scena degna del Titanic”, commenta il giornale. Le intere tre prime pagine sono invece dedicate da ‘Le Parisien’ alla nave Costa, con il titolo “Nel cuore del naufragio” e una grande foto del panico a bordo. Il quotidiano parigino pone “quattro domande” sul dramma: “Perché la nave era così vicina alle coste? Si può parlare di errore umano? Le operazioni di salvataggio si sono svolte normalmente? Perché questa confusione nel censimento delle vittime?”.
Grande attenzione anche in Germania: ben 566 i passeggeri tedeschi a bordo. “Un incubo”, titola ‘die Welt’. “Fine di una crociera”, si legge sul tabloid ‘Berliner Zeitung’. “L’evacuazione è inizata troppo tardi – continua il giornale – ed è proseguita in maniera caotica”. “Fine di un viaggio da sogno”, titola la ‘Sueddeutsche Zeitung’. E dell’incidente si occupano anche i quotidiani economici, come ‘Financial Times Deutschland’ e ‘Handelsblatt’, che in prima pagina, scrive: “L’avaria della nave da crociera minaccia gli affari della Carnival”.
Stessa atmosfera in Gran Bretagna: il popolare ‘Daily Mail’ si chiede se “il capitano si stava facendo bello”, tra “notizie che l’equipaggio si è imbarcato davanti a donne e bambini in una calca verso le scialuppe di salvataggio”. Il ‘Daily Telegraph’ riprende le voci secondo cui Francesco Schettino si sarebbe “deliberatamente” avvicinato agli scogli per “mandare un segnale di saluto a qualcuno a terra”. Sul ‘Guardian’ le critiche sono dirette agli “hotel galleggianti che possono essere affondati da uno scoglio”. Il ‘Times’ fa paralleli con il Titanic e sottolinea la popolarità delle crociere: oltre un milione e mezzo di britannici si sono imbarcati in crociere nel 2009.
Video

 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/16/concordia-costa-crociere-scarica-comandante-foschi-possiamo-dire-quanti-siano-dispersi/184117/

 

gennaio 14, 2012

I cattolici difendano Cristo da chi Lo offende

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I cattolici difendano Cristo da chi Lo offende

 
Di Federico Catani il 12 gennaio 2012
 

Cosa accadrebbe se qualcuno offendesse la sensibilità religiosa di un islamico o di un ebreo? Senza dubbio scoppierebbe il finimondo. Da ogni parte si griderebbe allo scandalo e si taccerebbe di razzismo o quant’altro il responsabile del vilipendio. E se invece ad essere bistrattato è il Cattolicesimo? Nulla. Niente di niente. Nessuno muoverà un dito.

Oggi infatti, in questo Occidente travolto da mille tipi di crisi, in nome della tolleranza e del dialogo è assolutamente proibito parlar male di Maometto, Allah o del Talmud, mentre, sempre in nome degli stessi principi, è caldamente raccomandata l’ingiuria nei confronti di Gesù Cristo, della Madonna o del Papa. Gli episodi di attacchi gratuiti alla Chiesa e a ciò che rappresenta sono talmente tanti, che stilarne un elenco diventerebbe impossibile. Possiamo però notare che chiunque si impegni a denigrare, infangare e deridere la fede cattolica viene costantemente applaudito.

Nei prossimi giorni, in Italia arriverà il vergognoso spettacolo teatrale di Romeo Castellucci. “Sul concetto del volto di Cristo”, questo il titolo della messinscena, inaugurerà il suo tour nel Bel Paese a Milano, martedì 24 gennaio. Dopo aver fatto il giro della Francia seguito da decine e decine di cattolici giustamente indignati per l’attacco a Gesù Cristo sferrato dal regista, ora tocca ai credenti italiani far sentire la propria voce di disapprovazione. L’opera teatrale è infatti tremendamente blasfema. Lo spettacolo, peraltro di un realismo davvero ributtante, si conclude con dei ragazzini che lanciano materiale fecale contro il volto di Nostro Signore, ritratto nella celebre immagine del “Salvator mundi” dipinta da Antonello da Messina. Un simile affronto non può essere tollerato con la scusa della libertà di espressione. La libertà è ben altra cosa rispetto all’offesa e all’oltraggio verso Dio. Ben venga dunque una grande, pacifica e fermissima protesta pubblica contro lo spettacolo.

Vari gruppi cattolici si stanno già mobilitando per esprimere il proprio dissenso, anche e soprattutto attraverso le armi spirituali del Rosario e delle Messe di riparazione. Sul web e sui social network hanno suonato la carica, senza aver paura di essere etichettati come fondamentalisti, dimostrando così un’immensa vitalità. Purtroppo però, bisogna notare ancora una volta il silenzio assordante della gerarchia ecclesiastica. In merito alla rappresentazione blasfema, nonostante siano stati sollecitati da più parti ad intervenire esprimendo un giudizio di condanna, i pastori della Chiesa cattolica non hanno aperto bocca. Ma si sa, in questo caso non sono l’Ici e l’Otto per mille ad essere messi in discussione, bensì Gesù. Probabilmente i nostri vescovi hanno smesso di credere alla divinità del Figlio di Dio.

Non importa. Quando i generali tradiscono, abbiamo più che mai bisogno della fedeltà dei soldati, come scriveva Guareschi. E grazie a Dio, nonostante il disfacimento generale, c’è ancora qualcuno disposto a lottare per Cristo, senza vergognarsi di appartenere a Lui. Chiunque voglia aggiungersi a questo gregge piccolo ma valoroso è il benvenuto.

 

 

http://www.dailyblog.it/i-cattolici-difendano-cristo-da-chi-lo-offende/12/01/2012/

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