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febbraio 4, 2016

ALESSANDRO DE ANGELIS: CONFUTAZIONE DI DANIELE SALAMONE

Filed under: Senza Categoria — mirabilissimo100 @ 7:56 am
CONFUTAZIONE SUI LIBRI DI ALESSANDRO DE ANGELIS
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 Gesù – Il Che Guevara dell’Anno Zero
Ecco come Alessandro De Angelis presenta il suo libro:

Un libro documentatissimo… un saggio che fa giustizia una volta per tutte delle bugie della Chiesa.

Tutto quello che crediamo di sapere su Gesù è falso.

Gesù e Giovanni detto Battista sono due personaggi inventati e costruiti sul rivoluzionario Giovanni, figlio di Giuda di Gamala. Gli apostoli? Costruiti sui fratelli di Giovanni ed anche loro figli di Giuda.

In questo libro troverete le prove che hanno permesso di svelare l’inganno dopo duemila anni, grazie alla comparazione dei vangeli con gli scritti di Giuseppe Flavio in russo antico, oltre che in greco, nei quali le pie mani censorie della chiesa si sono fatte sfuggire passi determinanti.

In base a queste nuove scoperte è stato possibile ricostruire il vero luogo e le modalità di cattura del personaggio che chiamarono Gesù: un rivoluzionario al quale fu tolta la spada di mano per sostituirla con un ramoscello d’ulivo, e a cui fu creato un alter-ego per ricopiare l’allegoria solare dei due dei egizi Seth ed Horus.

Gesù era un rivoluzionario palestinese: e come i rivoluzionari del tempo, venne crocifisso.

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__gesu-il-che-guevara-dell-anno-zero.php

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La confutazione di Daniele Salomone

Gesù il Che Guevara dell’anno zero.
Secondo il De Angelis, ciò che ci è stato raccontato su Gesù di Nazareth sarebbe una vera e propria eresia storica non rendendosi conto che ad una tale dichiarazione sta già formulando lui in primis un’eresia storica.
Attraverso un ambiguo linguaggio, l’autore cita dei passi biblici che andrebbero “contro” la morale stessa del Crstianesimo, illustrando questo Gesù come un rivoluzionario pronto a sguainare la spada contro i romani che in quell’epoca dominavano sul popolo ebraico. In tutta la lettura non solo l’autore travisa spudoratamente il messaggio biblico dei Vangeli e di tutto il Nuovo Testamento, ma anche il pensiero storico di Giuseppe Flavio in quanto lui stesso avrebbe introdotto il “Gesù detto il Cristo” nei suoi scritti per far combaciare l’esistenza di questo personaggio “inventato” con personaggi storici realmente esistiti, ad esempio Ponzio Pilato ed Erode il Grande (e flgli) solo per citarne un paio. Quindi, attraverso il travisamento stesso delle testimonianze storiche ormai conosciute da tutti, il De Angelis gioca tutte le sue carte dicendo che il Gesù Cristo biblico non corrisponde al “Gesù” storico in quanto il primo è stato ricostruto a dovere verso il II° secolo d.C. su di un personaggio storico (Giovanni di Gamala), protettore del popolo ebraico a motivo del dominio romano su tutta Israele.
In aggiunta, non solo Gesù Cristo sarebbe un personaggio inventato, ma anche gli apostoli (fratelli di sangue e non) non sarebbero mai esistiti.

La vera identità dei fratelli/apostoli di Gesù.
In questo capitlo l’autore dà il meglio di se riguardo ai nomi di determinati personaggi quali Giuda Iscariota: per il De Angelis questo personaggio era un sicario, pronto ad uccidere al comando di Giovanni di Gamala (alias Gesù), ma in una mia personale tesi che ho scritto nel mio ultimo saggio ho descritto quanto segue:

Riguardo a Giuda il traditore, per il saggista il termine Iscariota deriverebbe dall’aramaico [s-q-r-t] e dall’ebraico [ekariot], da cui derivano il greco sikariotes e il latino sicarius, che si possono rendere con l’italiano sicario. _A sua volta, il termine deriverebbe dalla ”’sica”’, un tipo di pugnale di piccole dimensioni usati dai sicari in mezzo alla confusione di gente in modo da sferrare l’attacco nella massina invisibilità dell’atto, di questo Giuseppe Flavio ne parla in Guerra Giudaica II 13; 3:254-255. Il De Angelis pone il lettore ad una disattenzione molto evidente poiché tale affermazione che fà circa l’origine del termine “Iscariota” non ha alcuna valenza in quanto non menziona nessuna fonte dalla quale se ne può evincere l’evidenza. Al contrario suo noi ci avvarremo di fonti valide, citate anche in bibliografia, che attestano la reale origine del termine “Iscariota”:

ENCICLOPEDIA TRECCACANI
Giuda Iscariota (raro G. Iscariòte, ant. G. Scariòtto; gr. Iouda Iscariotas, lat. Iuda Iscariotes). Apostolo e traditore di Gesù, “designato dal nome del villaggio sua patria” (Qeriyyot, nella Giudea meridionale) [tratto dal saggio Il Mezzosangue – Vita, Morte e Miracoli di un Rivoluzionario, reperibile su Lulu.com]

In questa mia citazione, di cui ne ho trascritto solo un estratto, ho dimostrato quanto sia fraudolento il pensiero del De Angelis, e non solo riguardo ad Iscariota. Anche in merito a Giuseppe di Arimatea l’autore tenta di fare il furbo affermando che la città di Arimatea non è mai esistita e mai nessun documento storico ne parla; tuttavia il sottoscritto è stato in grado di dimostrare il contrario in quanto la città di Arimatea (Ramataim-Sofim) è realmente esistita e persino il Libro dei Maccabei 11:34, 1Samuele 1:1, Matteo 27:57, Marco 15:43, Luca 23:51 e Giovanni 19:38 viene citato testualmente Yoseph min-ha-Ramataim, lett. Giuseppe da la Ramataim, di Arimatea.

Il De Angelis è anche molto bravo a confondere i nomi di molti personaggi DIVERSI che si ripetono nel Vangelo. Essendoci troppe donne di nome Maria, troppi uomini di nome Giuda, Giuseppe e Giovanni, ha condito una vera insalata così piccante da affermare che persino l’omicida Barabba non era un uomo qualunque, ma era Gesù stesso! Non vi dico la nauesa che ho provato verso la disonestà intellettuale dell’autore nel solo leggere queste scempiaggini!

Il depistaggio: la creazione dei nuovi apostoli
Questo capitolo non ha bisogno di essere spiagato, parla già da solo il titolo. Giocando sempre con i nomi dei vari personaggi, il De Angelis afferma che Gesù sarebbe sia Giovanni il Battista, sia Barabba. Detto questo, potrei anche fermarmi qui nell’esplicazione di questo inutile capitolo.

Dopo duemila anni sveliamo al vera identità di Gesù
Anche in questo caso non sono necessarie ulteriori parole sprecate. Il presuntuoso titolo si commenta da solo. Ecco a voi il paladino di giustizia ALESSANDRO DE ANGELIS!

La sintesi degli altri capitoli non li riporto, altrimenti non vi sarebbe più il (dis)gusto della lettura.

CONCLUSIONE PERSONALE
Il testo del De Angelis, come tutti i suoi testi, sono davvero deludenti. Questa visione negativa circa la figura di Gesù può offendere immediatamente il credente più semplice e devoto; chi invece è slegato dai dogmi imposti dalla chiesa può intravedere la probabile appartenenza dell’autore a quel mondo di quelle Forze Occulte antagoniste che da millenni si contrappongono alla chiesa cristiana.
Che la religione sia una mera invenzione del potere, come potrebbe essere vero, come potrebbe essere falso. PER ME E’ FALSO! Ad ognuno le proprie considerazione, ognuno è libero di pensarla come crede; ma ritengo sia sbagliato attaccare e offendere il popolo dei credenti. Così come nessuno vuole che i gay e gli obesi vengano discriminati, perchè ci si può avvalere della facoltà di prendersi gioco dei credenti, schernendoli, e deridendoli delle loro speranze?
Chi conosce davvero la storia e soprattutto è onesto dal punto di vista intellettuale, sà fin da subito che le dichiarazione di padre e figlio De Angelis sono delle vere e proprie falsità dedite ad un personale lucro monetario.
I De Angelis dicono “la verità è scritta nei nostri libri”, va benissimo, ma chi vi credete di essere? Il Messia?
Consiglio la lettura del libro solo per trascorrere qualche ora in abbondanza di risate, poichè la comicità delle affermazioni dello studioso vanno oltre che nel grottesto, anche nel comico e demenziale permettendosi pure di travisare le testimonianze storiche inconfutabili.

http://danielesalamone.altervista.org/recensione-gesu-il-che-guevara-dellanno-zero-alessandro-de-angelis/

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DANIELE SALOMONE

Secondo alcuni teorici, Gesù e Barabba erano lo stesso personaggio a motivo di un “gioco di parole” dell’assurda serie “tu sei Pietro e su questa pietra…”

Quindi ci sarebbe un (Gesù detto il) Barabba e un (Gesù detto il) Cristo.
La folla avrebbe scelto la scarcerazione di (Gesù detto il) Barabba e chiesta l’incarcerazione per (Gesù detto il) Cristo. Ma quindi, se questi due individui fossero stati davvero un solo personaggio, che motivo avrebbe avuto Pilato di chiedere “una scelta” se la possibilità era una sola?
O Pilato era un cretino o la folla era completamente mentecatta… oppure, entrambi erano rincitrulliti. Oppure peggio ancora, qualcuno cerca di fare il professorone di fronte a certe semplici evidenze letterali.

Punto primo: Pilato pose una netta differenza tra due personaggi per i quali, come si nota molto spesso, potevano essere soggetti a casi di omonimia visto che erano molto frequenti in quel tempo non esistendo ancora i cognomi. Le persone che avevano lo stesso nome venivano identificate sì con il loro nome, ma accompagnato con quello del proprio padre o con il paese di provenienza. Queste furono le prime forme di identificazione a mo’ di “cognome” o soprannome.

Punto secondo: Gesù non era “detto il Barabba” ma era “detto il Cristo”.

Punto terzo: Gesù veniva definito frequentemente “Figlio di Ypsistou”, che tradotto significa “figlio dell’Altssimo”. Questo possiamo leggerlo in Marco 5:7; Luca 1:32 e Luca 8:28.

Punto quarto: nella Bibbia non esiste da nessuna parte che Gesù “detto il Cristo” viene definito Gesù “detto il Barabba”. Nella Bibbia (in greco ovviamente) non esiste questa affermazione, in quanto si può leggere alla Seconda Epistola di Pietro versetto 3 (libro costituito da un solo capitolo) che Gesù era il “Figlio del PATROS” e non il “Bar-Abba”. Questo è l’unico verso in cui dei “terzi” (altre persone) lo identificano come Gesù il “Figlio del Patros”, mentre nelle altre circostanze era Gesù che di se stesso diceva apertamente che il Padre sarebbe il “πατρος μου” Patros Mou, “Padre mio”. Sebbene nella Bibbia troviamo scritto ABBA’, questo significa che nel testo greco emergono diversi casi di semitismi, vale a dire che diversi termini e parole aramaiche venivano scritte con le lettere greche. Questi sono i cosiddetti “semitismi letterali” che in pochi prendono in considerazione.
Quindi, che motivo avrebbe avuto Pilato nel citare un termine prettamente ARAMAICO (bar-abbà) se Gesù non si identificava MAI con quel termine aramaico (abbà) ma con il termine trascritto in greco “Patros Mou” che corrisponde all’ebraico “Avinu” (Av =padre; nu = mio/nostro)??? A parte che “Padre mio” o “Padre nostro” in aramaico è “Abùn”, sempre con la tessa radice id “AB/AV” che cambia pronuncia per questioni grammaticali ebraico/aramaiche che non sto qui a spiegarvi.

Punto quinto: il termine ABBA è aramaico, non ebraico. E significa PAPA’ e non “Padre”.

Seso e ultimo punto: sebbene Il termine BARABBA significhi letteralmente in aramaico “figlio di papà”, non ha niente a che vedere con Gesù Cristo che non era “il barabba” ma “il Cristo” Figlio dell’Ipsistou e Figlio del Patros.

Molti di voi si chiederanno sicuramente qual’è la differenza tra “papà” e “Padre” se in fin dei conti ci si riferisce sempre alla stessa figura di riferimento: Gesù si rivolgeva al Padre sia come uomo che come Dio. Così come a volte Gesù chiamava sua madre “mamma” e a volte “donna”. “Padre” era la forma di rispetto, “papà” era la forma “affettiva”, e Gesù si rivolgeva al Padre in entrambi i modi, in base alla manifestazione della sua personalità “umana” o “divina”.

http://danielesalamone.altervista.org/gesu-detto-barabba-gesu-detto-cristo/

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DANIELE SALAMONE

Lo pseudo-ricercatore e “Antropologo” Alessandro De Angelis insieme al figlio Alessio, nel loro libro – La fine del Cristianesimo – Gesù e gli Apostoli non sono esistiti, LE PROVE (UNO Editori, 2012), pag.38 – sostiene che nessuno storico tra Giuseppe Flavio, Strabone di Amasia e Plinio il Vecchio «dimostra di conoscere, neppur vagamente, l’esistenza, nel I° secolo CE (d.C.), di qualche setta ebraica dal nome “Cristianesimo”, né tantomeno di alcuno dei suoi seguaci e neppure, incredibile a dirsi, del suo presunto fondatore Gesù […]».
Il De Angelis ha continuato dicendo che nel capitolo successivo del libro in cui è scritto questo estratto è in grado di offrirne pure le prove che, per il momento, non ne parleremo in questo articolo.
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Adesso, io dico, senza entrare nel merito di Strabone di Amasia e di Plinio il Vecchio, al contario di quanto dice il De Angelis, lo stirico Giuseppe Flavio è pronto a smentire ogni accusa. Quando lo storico Giuseppe Flavio identifica la figura di “Gesù detto il Cristo”, per il De Angelis non andrebbe confuso con il “Gesù detto il Cristo” di cui parlano le Scritture. Sarebbe da ritenere uno strano caso di omonimia, secondo lui. Gesù era un nome molto comune nella sua epoca, come Giuda, Giuseppe, Maria e tanti altri nomi. All’epoca di Cristo, coevi a lui, ed anche prima, c’erano altri uomini di nome Gesù e per citarne qualcuno si legga quanto segue:

– Il mago e falso profeta Bar-Gesù (Atti 13:6-11);
– Gesù il sommo sacerdote (o gran sacerdote) vissuto nell’epoca della costruzione del secondo Tempio (Antichità Giudaiche 11:90);
– Gesù figlio di Gamaliel (Antichità Giudaiche 20:213).

Ma vediamo cos’ha da dirci più nello specifico il Flavio in merito alla figura di Gesù storico (non quello inteso dal De Angelis) che sembra rappresentare proprio il Gesù biblico:

«Verso questo tempo visse Gesù, uomo saggio, ammesso che lo si possa chiamare uomo. Egli infatti compiva opere straordinarie, ammaestrava gli uomini che con piacere accolgono la verità, e convinse molti giudei e greci […]».

Poi aggiunge:

«Egli era IL Cristo. E dopo che Pilato, dietro accusa dei maggiori responsabili del nostro popolo lo condannò alla croce, non vennero meno coloro che fin dall’inizio lo amarono. Infatti apparve loro il terzo giorno, di nuovo vivo, avendo i divini profeti detto queste cose su di lui e moltissime altre meraviglie. E ancor fino al giorno d’oggi continua a esistere la tribù dei cristiani che da lui prende il nome».

Adesso, vorrei porre alla vostra attenzione quanto segue: ammettendo senza vergogna alcuna che il Flavio non nomina i seguaci di Cristo per nome ma ne cita comuque l’esistenza, come fa a dire il De Angelis che Giuseppe Flavio non «dimostra di conoscere, neppur vagamente, l’esistenza, nel I° secolo CE (d.C.), di qualche setta ebraica dal nome “Cristianesimo”, né tantomeno di alcuno dei suoi seguaci e neppure, incredibile a dirsi, del suo presunto fondatore Gesù […]»?

Cosa significa secondo voi la frase scritta dallo Storico «Egli era il Cristo […] E ancor fino al giorno d’oggi continua a esistere la tribù dei cristiani che da lui prende il nome»?

In primo luogo sarebbe giusto dire che Gesù non è venuto per fondare un movimento religioso o un movimento rivoluzionario guerrafondaio, ma è venuto per fondare un movimento sì rivoluzionario, ma spirituale, vale a dire «per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo» (1Timoteo 1:15).
Gli ebrei convertiti non si autodefinivano “cristiani” e ciò è testimoniato dagli Atti degli Apostoli, da cui si desume che il termine “cristiani” venne coniato solo qualche decennio DOPO i fatti di Gesù e probabilmente in senso dispregiativo.

«[…] essi parteciparono per un anno intero alle riunioni della Chiesa e istruirono un gran numero di persone; ad Antiochia, per la prima volta, i discepoli furono chiamati cristiani».

Avete letto bene? I discepoli di Cristo «furono chiamati» Cristiani o si “autoproclamarono” Cristiani?

A voi le dovute analisi.
Alessandro De Angelis non smentisce la storia, ma se stesso.

(Per ulteriori approfondimenti si legga Il Mezzosangue – Vita, morte e miracoli di un Rivoluzionario).

http://danielesalamone.altervista.org/riflessioni-de-angelis-specula-sulla-bibbia-il-gesu-biblico-non-e-mai-esistito/

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OLTRE LA MENTE DI DIO

Ecco come Alessandro De Angelis  presenta il suo libro

Un percorso travolgente che ricostruisce la storia dell’umanità

 dal diluvio universale all’esodo biblico attraverso

nuove news scientifiche.

Si dimostra attraverso la paleografia e l’etimologia come Yahweh, il dio della bibbia, fosse un’evoluzione degli antichi dei sumeri Enki ed Enlil, che porterà all’aberrante conclusione che Dio avesse un padre e una madre, che poi prenderà come sposa.

Il calcolo degli omicidi di Dio nella Bibbia, pari a 34.682.212 persone.

Prove dell’inesistenza del peccato originale, attraverso un’attenta analisi filologica della Genesi, dove Dio si sbaglia di albero confondendo l’albero della Vita per quello della Conoscenza… La prima parte di una trilogia destinata a rivoluzionare la vera storia dell’umanità.

Il plagio della Bibbia dalle leggende sumere sulla creazione di Adamo ed Eva, sul diluvio universale, Sodoma e Gomorra e la torre di Babele, le guerre atomiche degli dèi dimostrate dal ritrovamento di antiche metropoli a Mohenjo Daro ed Harappa, con un livello di radioattività ancora oggi 50 volte superiore alla norma; la dimostrazione attraverso nuove prove di come il faraone Akhenaton fosse il Mosè della Bibbia e di come gli Ebrei non fossero un popolo ingiustamente scacciato dalle loro terre, ma i feroci conquistatori Hyksos, che dominarono l’Egitto per quasi 400 anni.

Il perché delle tante morti legate al ritrovamento della tomba del faraone Tutankhamon e di una scatola a di papiri scomparsa, che raccontava la vera storia degli invasori Hyksos e tanto altro ancora attraverso traduzioni interlineari dall’ebraico, dal sumero, dal greco e dal latino, che aprono nuove frontiere all’interpretazione storica della Bibbia e della figura fisica di Yahweh.

La prima parte di una trilogia destinata a rivoluzionare la vera storia dell’umanità.”

http://www.macrolibrarsi.it/libri/__oltre-la-mente-di-dio-nuova-edizione-libro.php#

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“Quando i De Angelis pretesero di essere Dio, senza sapere di non esserlo”

Confutazione di Daniele De Angelis

Con questa nuova recensione riapro le danze. Il libro di cui vi parlerò a breve è la solita delusione proposta da padre e figlio De Angelis, Alessandro e Alessio. Questo testo è una “pretesa” continua di essere in una ragione che va al di là della sana razionalità. Quest’opera si presenta presuntuosa già dal titolo stesso, come e il lettore potesse essere davvero in grado di andare “oltre” l’irraggiungibile. Una cosa di questa mi pare di averla sentita per sino in un cartone animato della Pixar “Toy Story”, dove il piccolo astronauta Bugs cita la famosa frase “verso l’infinito… e oltre!” Ebbene sì, probabilmente i due autori del libro, padre e figlio, credono che confutare delle verità bibliche e storiche sia una passeggiata assegnando al proprio libro il seguente sottotitolo: “quanto l’uomo creò Dio senza sapere di esserlo”.
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PARERE PERSONALE SULL’OPERA

È buona abitudine dei De Angelis esprimersi con tonalità di puro disprezzo nei confronti della fede, della chiesa, della Bibbia. Tonalità che non dovrebbero emergere da due (pseudo)studiosi, così per come si proclamano. Un saggista dovrebbe esporre le proprie idee e teorie in maniera imparziale e serena, senza pregiudizi, mentre i due autori di questa sottospecie di libro (anzi di trilogia di cui questo è il primo volume) non mostrano alcuna pietà nei confronti della cristianità, rendendo questa realtà avvolta nel pieno ridicolo offendendo così quella fede verso la quale miliardi di persone ancora oggi affidano la propria esistenza. Cosa c’è di male nell’avere fede? Perché i “senza-dio” pretendono di essere lasciati in pace dai credenti (per carità, ci mancherebbe) mentre i credenti non sono tenuti a difendere la propria posizione di “credente”? Questi critici della Bibbia vivono davvero in maniera serena anche “senza-dio”?
Secondo voi cos’è meglio, vivere in una presunta illusione dell’esistenza di Dio con la speranza di ricevere da Lui un “premio di condotta” alla fine della nostra vita e nel frattempo vivere nella gioia di questa speranza, oppure vivere nella più totale consapevolezza di una presunta non esistenza di Dio, assaporando una vita triste, abbattuta, delusa, senza alcuna speranza di un “dopo”, dopo la vita?
Ebbene, questo libro, come tutti gli altri testi della “De Angelis family”, lasciano un amaro in bocca, non tanto perché i due pretendano che la gente apra gli occhi sui loro scritti, ma perché si può costatare quanto è pazza e perversa la mente dell’uomo nel formulare certe affermazioni attraverso presunti parallelismi storico-mitologici che cercano di annullare la persona ed esistenza di Gesù Cristo. Sembra essere ormai un dato di fatto che la figura di Gesù sia stata ricostruita non solo sopra un personaggio storico realmente esistito (un rivoluzionario e sanguinario guerrafondaio) ma anche tramite racconti più antichi riguardanti le divinità mitologiche delle varie popolazioni del mondo antico: Mitra, Dionisio, Budda, Baal, Krishna… tutti personaggi che condividerebbero le stesse caratteristiche di Gesù: nati da una vergine il 25 Dicembre, furono visitati da tre saggi (re Magi) il giorno della loro nascita, predicarono l’amore che il Padre Celeste gli riferiva loro di predicare, furono condannati a morte per crocifissione insieme ad altri due malfattori, morirono, stettero tre giorni negli inferi e il terzo giorno risorsero. Dopo la loro risurrezione ascesero al Padre in carne ed ossa promettendo alle generazioni future che avranno avuto fede che un giorno sarebbero ritornati per essere “rapiti” in Cielo per l’eternità. Insomma, miti più antichi di 1000/1500 anni, se non di più, raccontavano la stessa storia che noi conosciamo sulla personalità di Gesù. Tuttavia gli storici, gli studiosi e gli esperti in generale hanno affermato che i miti antecedenti a Gesù Cristo restano dei miti che a dire il vero non sono mai esistiti, ma costruiti appositamente DOPO la morte di Cristo per speculare sopra questo personaggio e _“farlo valere niente”_. Documentari raccapriccianti come Zeitgeist raccontano come la figura di Cristo sia falsa, mentre in realtà così non è. Purtroppo se non si ha un’esperienza personale trascendente con il Cristo non si può avere la piena certezza che Egli Vive, e vi sono tantissimi passi biblici che da soli annienterebbero il lavoro blasfemo di questi presunti studiosi che non fanno altro che fomentare confusione, odio, rancore e tantissimi altri sentimenti negativi nei cuori delle persone.Un libro come questo chissà quale fine avrebbe potuto fare ai tempi dell’inquisizione, ma forse dovrò correggermi, non tanto il libro, ma i suoi autori! Mi chiedo se gli autori di questo libro avessero avuto lo stesso coraggio di oggi nello scrivere le proprie pubblicazioni ai tempi dell’inquisizione. Avrebbero svolto comunque il lavoro di “paladini di giustizia”? A parte che se un individuo come Alessandro De Angelis si mettesse a dire: “dopo 2000 anni svelata la vera identità di Gesù e degli Apostoli”, subito diremmo “ma chi ti credi di essere”?
Ebbene, gente come lui si sente “arrivata” solo perché avendo dichiarato di aver avuto una presunta esperienza pre-morte si è in diritto a dover dire cosa ci sia realmente nell’aldilà. Ma qui andrei troppo sul personale quindi non mi soffermo più di tanto.
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Ritornando al libro devo dire che la delusione della lettura nasce dal fatto che in primo luogo il testo è introdotto dal fenomeno del web attuale, Mauro Biglino, il quale ha egli stesso dichiarato in un video su Youtube che _“se non esistesse internet, io (Biglino) non esisterei”_. Nulla da dire su internet né alla persona di Biglino, che io rispetto quanto a persona, ma riguardo alle sue teorie e alle cose che insegna non faccio altro che maledire il giorno in cui è stato inventato internet. Per colpa delle sue affermazioni molta gente rimane confusa, frustrata. Questa gente crede di aprire gli occhi alla gente, ma non è così, la gente rimane amareggiata, delusa e anche offesa.
Poi, l’altra cosa che dispiace durante la lettura del libro è che la prima parte è uno spudorato copia/incolla delle opere di Mauro Biglino e di Zecharia Sitchin, troppo facile per un autore avvalorare teorie che già sono state scritte da altri. Nulla di nuovo insomma, pagando € 16,50 ci si ritrova ad avere dei riassunti di alcuni libri di Biglino e Sitchin, quindi chi ha letto queste opere può benissimo risparmiarsi la lettura di questo testo e andare “Oltre la mente dei De Angelis” che risulterà alquanto frustrata, triste e amareggiata da chissà quale pesante torto subito da qualche istituzione religiosa o altro che non saprei immaginare.
Inoltre il libro presenta un’esposizione sulla presunta “vera” nascita del popolo di Israele e delle parallelistiche che vedrebbero gli antichi Hyksos come il popolo ebraico che noi conosciamo, che Mosè era in realtà il faraone Akhenaton e che tanti personaggi biblici sono strettamente collegati al mondo egizio. Nel senso che in realtà non era il popolo egizio a perseguitare gli ebrei, ma al contrario erano gli ebrei, sanguinari, predoni saccheggiatori di tutto quello che incontravano. Infine si arriva ai famosi 400 anni di schiavitù degli ebrei/Hyksos” sotto il gioco degli egizi, che la loro uscita dal “Paese di Egitto” con a capo Mosè/Akhenaton non fu una vera uscita di libertà, ma una cacciata voluta proprio dal faraone Egizio. A differenza di come narra la Scrittura, ovvero che fu Yahwéh ad ordinare a Mosè di parlare con Faraone (suo fratellastro di adozione) affinché gli permettesse di lasciar andare il suo popolo.
Poi, attraverso delle acrobazie pseudo-intellettuali si arriva pure a dire che il simbolo della massoneria, squadra e compasso con la grande G al centro, sia in realtà il simbolo dei Giudei, contrassegnata appunto dalla “G”. Insomma, un libro che pretende di affermare che la Bibbia si un libro di favole, mentre questo è proprio il primo che racconta sì delle favole, ma non adatto ad un pubblico minore.
Come tutti i libri dell’allegra famiglia De Angelis, il testo si presenta con un linguaggio molto scolaresco, infatti è in gran parte scritto dal figlio, Alessio, un ragazzino di appena vent’anni che il padre elogia come l’essere _“il più giovane scrittore italiano di tutti i tempi!!!”_. BOOOOM. Qui ci stava proprio il botto, oppure una sigla in stile 20th Century Fox.
Devo dire comunque che il libro è un buon strumento di intrattenimento che va dal trash al blasfemo, che mischia falsità su falsità non documentate a dovere, ma solo superficialmente. Specialmente quando gli autori dicono _“molti esperti affermano che…”_ , bene… i nomi di questi “esperti”? È facile menzionare nomi e cognomi di personaggi esistenti, ma quando questi non esistono cosa ci si può inventare? “Molti esperti dicono che…”. Troppo facile. Quando bisogna confutare qualcosa bisogna farlo con serietà, a costo di pubblicare non una trilogia, ma una caterba di materiale invidiabile per sino alla collana enciclopedica della Treccani. Negare l’esistenza di personaggi storici non è semplice, specialmente quando sono realmente esistiti!!!
Bene cari amici, detto questo credo che basti. Anche perché i lavori di Alessio e Alessandro De Angelis è un continuo copia/incolla da altri testi. Basti leggere la recensione che ho scritto su un altro libro di cui sempre loro sono gli autori “Gesù il Che Guevara dell’anno zero”. Basta leggere un libro da loro pubblicato per capire la tipologia di personaggi che sono. Giusto per farvi un esempio, e poi concludo: ultimamente padre e figlio avrebbero pubblicato un ennesimo libro dove si dice che Gesù sarebbe stato gay, sposato con la Maddalena dalla quale avrebbe avuto più di due figli, e che soprattutto NON SIA MAI ESISTITO. Che strano… attribuire così tante peripezie di omosessualità ed eterosessualità ad un personaggio che secondo loro non è mai esistito.

Vi lascio in attesa della recensione al prossimo libro, il secondo volume della trilogia a cui appartiene questa specie di coso… ah sì… libro intitolato “Oltre la mente di Dio – quando l’uomo creò Dio senza sapere di esserlo”

http://danielesalamone.altervista.org/recensione-quando-de-angelis-pretesero-di-essere-dio-senza-sapere-di-non-esserlo/

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